Send Help, in arrivo al cinema il il 29 gennaio e distribuito da 20th Century Studios, segna il ritorno di Sam Raimi a un cinema crudele, lontano dai grandi universi produttivi ma perfettamente coerente con la sua poetica. A guidare il film sono Rachel McAdams e Dylan O’Brien. Con Send Help, Raimi costruisce un thriller di sopravvivenza che intreccia suspense, dramma e umorismo nero, mettendo al centro non tanto l’evento catastrofico quanto le conseguenze emotive e morali che esso innesca. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Dopo un incidente aereo, due colleghi d’ufficio si ritrovano unici superstiti su un’isola apparentemente disabitata. Costretti a collaborare per sopravvivere, i due iniziano un percorso fatto di alleanze forzate, diffidenze reciproche e rivelazioni inattese. L’isolamento e la scarsità di risorse diventano presto il catalizzatore di un conflitto più profondo, in cui la lotta per la sopravvivenza si intreccia con dinamiche di potere, sensi di colpa e verità taciute.
Sam Raimi è uno dei registi più iconici del cinema horror moderno, capace di fondere suspense, comicità grottesca e violenza in un linguaggio assolutamente riconoscibile. La sua carriera è iniziata con l’indipendente The Evil Dead (1981), film che ha ridefinito il concetto di horror low-budget, introducendo effetti visivi innovativi e un humor nero che diventerà suo marchio di fabbrica. Con Evil Dead II e Army of Darkness, Raimi ha consolidato poi la sua cifra stilistica. Dopo il grande successo commerciale della trilogia di Spider-Man, Raimi si era allontanato dal genere horror puro, tornando in forma più vicina alle origini solo con Drag Me to Hell (2009). In quel film, il regista combinava ancora una volta suspense, umorismo nero e momenti gore, ricordando al pubblico la sua capacità di rendere il soprannaturale spaventoso e divertente.
A 17 anni di distanza, Send Help rappresenta un ritorno al cinema che lo ha consacrato. Pur essendo definito un comedy-horror, il film conserva i tratti distintivi del Raimi più classico: la critica sociale, che emerge attraverso i personaggi e le dinamiche di sopravvivenza; lo splatter e il gore, utilizzati per intrattenere senza mai risultare fine a sé stessi; il tono ironico e grottesco, che alleggerisce la tensione e crea equilibrio tra paura e comicità. Il film affronta con intelligenza e leggerezza apparente, tematiche molto concrete: le dinamiche del lavoro, le gerarchie tra uomini e donne, le disparità di potere e di riconoscimento sul posto di lavoro. L’isolamento dei due protagonisti su un’isola deserta diventa così una metafora delle tensioni quotidiane, un microcosmo in cui le regole sociali vengono messe in discussione, stravolte e, talvolta, ridicolizzate.
Un elemento particolarmente interessante è il filtro della narrazione dal punto di vista femminile. La protagonista Linda, interpretata da Rachel McAdams, appare all’inizio come una donna “normale”, ordinaria e credibile nel suo ruolo di collega, ma la situazione estrema in cui si trova rivela una capacità di adattamento, ironia e persino sadismo comico che diventa centrale. Raimi mette in scena una donna forte e complessa, capace di ribaltare situazioni assurde con decisione. Questa scelta narrativa consente al film di essere più di un semplice thriller di sopravvivenza: diventa una riflessione sulla resilienza femminile, sulla capacità di affrontare conflitti e ostacoli, e al contempo uno specchio ironico e feroce delle ingiustizie sociali e lavorative. Il personaggio interpretato da Dylan O’Brien rappresenta invece una lettura del concetto di “uomo alpha”. All’inizio del film, lo vediamo incarnare tutti i tratti del successo convenzionale: carriera ben definita, immagine curata, sicurezza apparente. La sua vita sembra perfetta sulla carta, coerente con gli standard sociali del self-made man, eppure Raimi sottolinea fin da subito che questa perfezione è solo apparente.
Il film rivela rapidamente che il personaggio di O’Brien è, in realtà, un uomo che vive all’ombra dei successi del padre, incapace di definirsi autonomamente o di affrontare le avversità più crude. La sua figura di “maschio alpha” è quindi una maschera, costruita sul riflesso delle aspettative altrui e su un’idea di sé che non regge al contatto con la realtà. L’incidente e la successiva sopravvivenza sull’isola lo costringono a confrontarsi con le sue insicurezze, i limiti e l’assenza di resilienza, portandolo a un percorso di crescita personale che è sia comico che drammatico. Un elemento cruciale della narrazione è il fatto che O’Brien dovrà imparare da colei che mai avrebbe considerato una guida o una “spalla”: la collega. È attraverso il confronto con lei, che il personaggio maschile impara a collaborare. Questa dinamica non solo ribalta gli stereotipi classici del genere horror/comedy — in cui spesso l’uomo assume il ruolo di salvatore — ma diventa un commento ironico e tagliente sulla costruzione della mascolinità moderna.
Send Help è un classico film di Sam Raimi, riconoscibile da subito per la sua estetica unica. Il regista utilizza effetti speciali volutamente plastici, momenti estremi e situazioni apparentemente prive di senso logico, che possono stupire o divertire lo spettatore. La violenza è spesso iperbolica, grottesca, quasi teatrale e lo splatter raggiunge livelli che, sebbene non realistici, non risultano mai gratuiti. Questa apparente “impossibilità” del realismo non impedisce al film di essere attuale e intelligente.
Send Help conferma Sam Raimi come uno dei registi più originali e capaci nel combinare humor nero, tensione e splatter grottesco con una profonda capacità di osservazione sociale. Il film è divertente, estremo e a tratti irriverente, ma al contempo sorprendentemente attuale, riuscendo a mettere in luce questioni complesse come le dinamiche di genere, le gerarchie lavorative e le contraddizioni della mascolinità contemporanea. La chimica tra i due protagonisti è uno degli elementi più riusciti del film, capace di sostenere con naturalezza sia i momenti comici sia quelli più drammatici. Con effetti speciali plastici, scene estreme e situazioni a tratti surreali, Send Help non punta alla verosimiglianza, ma alla potenza al messaggio, riuscendo a intrattenere e allo stesso tempo a far riflettere.
Send Help di Sam Raimi sarà al cinema a partire dal 29 gennaio. Ecco il trailer del film:















