Alyssa è finalmente tornata, la seconda stagione di “The End of the F***ing World” è dal 5 novembre online su Netflix. La teen drama con sfumature dark, tratta dall’omonima graphic novel di Charles Forsman, ha elaborato una nuova trama, lo sceneggiatore Charlie Covell si è discostato completamente dal prodotto fumettistico, ormai finito, ed ha creato una nuova visione della serie. La tragica storia d’amore tra i due era rimasta in balia del destino, Alyssa (Jessica Barden) e James (Alex Lawther) scovati dalla polizia su una spiaggia dopo aver ucciso Clive Koch (Jonathan Aris) , un professore che si rivelò stupratore e serial killer di ragazzine. La nuova stagione sembra voler trasmettere la stessa visione di fanciullezza macabra ed insolente ma con un lato molto più conscio di ciò che i le figure rilevanti sono realmente.

Alyssa sta ancora subendo le ripercussioni degli eventi della prima stagione. Nei nuovi episodi debutta il personaggio di Bonnie, interpretato dalla vincitrice del premio BIFA Naomi Ackie (Lady Macbeth, Star Wars: Episodio IX), una outsider con un passato complicato e un misterioso legame con Alyssa.

Pur vedendo i personaggi sotto un aspetto più conscio e maturo rispetto alla scorsa stagione, lo sceneggiatore riesce a creare degli attimi di psichiatria tetra e di infantilità inconscia che va a rivoltarsi nell’odierno assetto societario.
A riportare “l’equilibrio distorto”, ormai perso per via di una coscienza improvvisa, ci pensa un nuovo personaggio, Bonnie (Naomi Ackie), una ragazza disturbata con crisi di vendetta improvvisa per i due protagonisti. La recitazione dei tre personaggi principali non hanno scadenza, riescono ad integrare ed indossare alla perfezione la visione psicologica che, essendo così ben costruita non sembra un “seguito Netflix”. Barden con la sua conscia consapevolezza di cinicità da letteralmente i brividi, il suo sguardo così fermo d’intangibilità è il passe-partout della serie che, abbinato ad un’ottima color correction tendente alla cromatura calda della pasta cinematografica,  trasmette in modo invasivo l’emozione noir tanto attesa. Lawther e Ackie, ad un primo impatto, sembrano esser da contorno ma, nel momento in cui il ritmo incalza è tutt’altro che così. Il personaggio di Bonnie, interpretato dalla ormai nota Naomi Ackie, si rivela una riserva illimitata di freschezza astrale, un toccasana, che con tante concordanze visive e facciali, va a ricordare il personaggio di Crazy Eyes nella serie tv “Orange is the New Black” interpretato da Uzo Aduba, attrice pluripremiata.

La regia, associata alla fotografia, è ben elaborata; i totali e le inquadrature “on the road”, le dinamiche strade e le carrellate fanno subito pensare alla serie tv “Twin Peaks”  commistionato con “ Wayward Pines” che, insieme all’habitat naturalistico inglese, restano le parti più goliardiche di tutto il prodotto audio-visivo.
Il tempo nella serie è ben strutturato, ha una linea guida che non fa perdere l’attenzione e tutto sembra esser ingranato bene. Le tempistiche d’intrattenimento sono le stesse della prima stagione, 20 minuti (in media) ad episodio per un totale di 3 ore circa; questo non risulta certo esser un punto a sfavore ma anzi, l’immediatezza è proprio quello che si va a cercare, la sfacciataggine e la prepotenza con la quale ti impone di finire l’episodio è ciò che visivamente si cerca.

The End of The F***ing World 2 è una medaglia d’oro alle olimpiadi di Netflix, è riuscito a vincere egregiamente tutto e finalmente, dopo due stagioni, il quadro si è concluso come una normale e addolorante serie tv.