In arrivo nelle sale italiane il 13 novembre, distribuito da Eagle Pictures Paramount Pictures, The Running Man è il ritorno dietro la macchina da presa di Edgar Wright, regista britannico noto per il suo stile frenetico e brillante (Baby Driver, Last Night in Soho, Scott Pilgrim vs. The World). Il film, interpretato da Glen Powell, Lee Pace, Emilia Jones, Colman Domingo, Josh Brolin e William H. Macy, è una nuova trasposizione del romanzo “L’Uomo in Fuga” di Stephen King, pubblicato nel 1982 sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. Wright non si limita a rifare il cult “L’Implacabile” del 1987 con Arnold Schwarzenegger: ne rielabora completamente tono, scegliendo di riavvicinarsi al cupo universo letterario di King ma con la sua tipica impronta visiva. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

In un futuro non troppo lontano, la società è dominata da un reality show brutale chiamato The Running Man, in cui i concorrenti devono sopravvivere a una caccia all’uomo trasmessa in diretta mondiale. Quando Ben Richards (Glen Powell), ex pilota militare accusato ingiustamente di un crimine, accetta di partecipare al gioco per riconquistare la libertà, scopre di essere diventato il simbolo di una ribellione contro un sistema che usa lo spettacolo come strumento di controllo. Tra città illuminate da neon, droni, presentatori carismatici e spettatori affamati di sangue, Richards dovrà correre non solo per salvarsi, ma per smascherare la verità dietro il programma.

Edgar Wright è noto per un cinema frenetico e adrenalinico, capace di combinare humor, azione e ritmo serrato. Dai montaggi dinamici di Baby Driver, dove la musica diventa parte integrante della narrazione, alle sequenze coreografate di Scott Pilgrim vs. The World, passando per la tensione di Last Night in Soho, il regista britannico sa come mantenere lo spettatore costantemente coinvolto. In The Running Man questo talento si eleva e viene messo al servizio di una storia di sopravvivenza e critica sociale, dove la velocità e la tensione, si fondono con l’ironia. Il romanzo di Stephen King, pubblicato sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, esplora una società distopica dominata dai media, dove il controllo politico e sociale si intreccia con l’intrattenimento violento. King riflette sul potere manipolatore dei mass media e sul degrado morale della società, usando la cornice del reality show come metafora critica.

La prima trasposizione cinematografica del 1987, con Arnold Schwarzenegger, “L’Implacabile“, scelse una strada puramente action. Il film tralasciava quasi del tutto la dimensione politica e sociale presente nel romanzo. Il risultato fu un action movie spettacolare, ma che modificava profondamente il messaggio originale, riducendo il romanzo a un “gioco della sopravvivenza”. Il film del 2025, pur prendendo delle libertà artistiche e narrative, cerca di restituire lo spirito del romanzo: mantenere la critica sociale e politica, integrare il tema del controllo mediatico e della manipolazione dei cittadini e allo stesso tempo costruire sequenze d’azione spettacolari.

The Running Man si distingue anche per essere un perfetto mix di generi: commedia, dramma, thriller politico e commedia nera. La metafora della corsa e della fuga attraversa tutto il film, trasformando l’esperienza in un viaggio sia fisico sia simbolico. Pur partendo da un’idea concepita negli anni ’80, il film risulta estremamente attuale, inserito in un contesto visivo che fa da ponte tra gli action anni ’80 (con riferimenti chiari e omaggi al primo film) e le scenografie distopiche moderne. La storia mette in mostra la spettacolarizzazione del dolore, un tema che ricorda anche saghe più recenti come Hunger Games, dove la sofferenza dei concorrenti viene trasformata in spettacolo mediatico e strumento narrativo. Wright mostra così come la cultura contemporanea tenda a consumare il dramma come intrattenimento, trasformando la violenza e la paura in un’esperienza condivisa e seducente.

Glen Powell conferma ancora una volta la sua versatilità: attore noto per la commedia, ha recentemente esplorato ruoli più stratificati senza mai rinunciare al suo lato naturalmente comico. In The Running Man, Powell trova l’occasione di sperimentare un equilibrio tra fisicità, tensione emotiva e comicità. Il risultato è un protagonista credibile, capace di emozionare e intrattenere allo stesso tempo. A completare il quadro, il film vanta: Lee Pace, glaciale e che si contrappone perfettamente alla spontaneità di Powell, Emilia Jones che seppur arrivando a film inoltrato offre un’interpretazione intensa e divertita in un ruolo tutt’altro che scontato. Colman Domingo, Josh Brolin e William H. Macy arricchiscono il cast, rendendo credibile il mondo distopico in cui la storia si svolge.

Dal punto di vista tecnico, il film è elettrizzante: la colonna sonora incalzante accompagna un montaggio serrato e sequenze action coreografate con precisione, con stunt incredibili. Le scenografie distopiche, i giochi di luce e i colori al neon conferiscono al film una estetica moderna ma con chiari richiami agli action anni ’80

The Running Man è un film che funziona su più livelli: intrattiene con azione e adrenalina, diverte grazie al talento comico di Glen Powell e stimola riflessioni sulla spettacolarizzazione del dolore e il controllo mediatico. Edgar Wright dimostra ancora una volta la capacità di fondere estetica, ritmo e contenuti, offrendo un prodotto che è allo stesso tempo un omaggio al passato e una visione moderna di un classico distopico.


The Running Man di Edgar Wright arriva al cinema a partire dal 13 novembre. Ecco il trailer del film:

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