Si conclude con questi ultimi sei episodi la seconda ed ultima stagione di The Sandman. Serie di Netflix ispirata all’omonimo fumetto della DC Comics. Sarà riuscita questa conclusione a dare un degno addio a Sogno e alle sue storie? Scopriamolo.

The SandmanMorfeo (Tom Sturridge) ha appena violato una delle sacre regole: ha versato sangue di famiglia. Il Re dei sogni si troverà così giudicato dalle Tre Benevole: Dinita Gohil, Nina Wadia e Souad Faress che reclamano la sua vita. La profezia di Destino (Adrian Lester) si sta compiendo e il tutto sembra inevitabile. Lucienne (Vivienne Acheampong) cercherà in tutti i modi di farlo ragionare, ma forse, solamente con l’aiuto di un vecchio nemico, Il Corinzio (Boyd Holbrook) e Johanna Constantine (Jenna Coleman), Morfeo può sperare di salvarsi la vita e preservare il proprio regno.

È doloroso dire addio. È un momento che arriva per tutti, persino per un Eterno come Morfeo, il Signore dei Sogni. E così, come lui si avvicina al suo destino, anche noi spettatori ci ritroviamo a fare i conti con una conclusione. Una chiusura che non si presenta con caos o cliffhanger, ma con la grazia amara delle grandi storie che sanno quando devono finire. Se la prima parte della stagione era un puzzle narrativo – un intreccio di storie che seguivano i personaggi in cerca di Distruzione (Barry Sloane), l’unico Eterno ad aver abbandonato il proprio regno – questa seconda parte sceglie un approccio diverso: più contenuto, più coeso, più concentrato. La trama principale prende il sopravvento, con Morfeo che cerca di evitare l’inevitabile. Non solo la sua personale fine, ma quella di un intero sistema, quello degli Eterni, delle loro dinamiche e dei loro mondi. Eppure, come spesso accade nel mondo di Sandman, l’inevitabile è proprio ciò che definisce il percorso dei protagonisti.

The SandmanUno degli aspetti più toccanti di questa seconda parte è il cambiamento del protagonista. Morfeo non è più il Re dei Sogni distante, freddo, inaccessibile, che abbiamo conosciuto all’inizio della serie. Qui, affronta qualcosa che va oltre la guerra o la perdita: affronta se stesso. E, come spesso accade nei racconti più profondi, è nel momento della sua fine che il personaggio si umanizza davvero.

Morfeo piange. Piange il figlio, Orfeo, che ha perso per mano sua. Piange le scelte fatte, i legami recisi, le occasioni perdute. E soprattutto, dice addio. Non lo fa con eroismo o platealità, ma con dignità, a volte persino con silenziosa accettazione. Saluta amici e alleati uno a uno, preparando ognuno di loro all’inevitabile. Questi momenti sono toccanti non tanto per ciò che viene detto, ma per ciò che viene lasciato intendere: Morfeo è cambiato. Non è più soltanto un Eterno, è diventato, lentamente ma inesorabilmente, qualcosa di più fragile e potente allo stesso tempo: è diventato umano.

Una delle sequenze più potenti della stagione è il confronto tra Morfeo e i suoi genitori. Un momento che ha il sapore dell’introspezione più profonda e del riconoscimento doloroso. Il padre Tempo (Rufus Sewell) – un’entità impersonale, remota, glaciale – guarda il figlio con un misto di disprezzo e delusione. Perché Morfeo non è più il perfetto, distaccato rappresentante del potere cosmico. È diventato qualcosa che il padre non comprende: un essere che ama, soffre, si pente.

Nel riflesso del padre, Morfeo vede ciò che era. Ma, ironicamente, quel che è diventato – e che dispiace al genitore – è proprio ciò che lo rende grande. È questo cambio di prospettiva che offre una delle chiavi di lettura più interessanti dell’intera serie: anche gli Eterni, per quanto siano archetipi, possono cambiare. E nel farlo, lasciano un’eredità che trascende il loro potere iniziale.

The SandmanTra le gradite sorprese di questa parte finale c’è il ritorno di personaggi amati. In particolare, il Corinzio di Boyd Holbrook e la Johanna Constantine di Jenna Coleman rubano la scena ogni volta che compaiono. Il Corinzio, con il suo cinismo affilato e la sua inquietante ironia, si conferma una presenza magnetica, mentre Johanna si muove con la sua solita dose di sarcasmo e pragmatismo. Insieme, formano un duo sorprendente, in grado di equilibrare momenti di tensione investigativa con un’inattesa (ma ben costruita) tensione sessuale. È un dinamismo che regala leggerezza, ma non superficialità, al racconto. La loro sottotrama, anche se non centrale, contribuisce a mantenere alto il ritmo della narrazione, evitando che la cupezza del tema principale renda il tutto troppo serioso. Eppure, ogni loro azione, ogni scoperta, ha una conseguenza sulla trama principale, confermando come in The Sandman tutto sia interconnesso: anche le digressioni hanno uno scopo.

L’azione non manca in questa seconda parte, ma, come è nello stile della serie, non è mai esplosiva o gratuita. È sempre al servizio della narrazione. I conflitti, quando arrivano, sono intensi e carichi di significato. La tensione non nasce dal rischio fisico, ma da ciò che quei momenti rappresentano a livello simbolico e emotivo. È in questi istanti che la posta in gioco si rivela in tutta la sua gravità: non è solo una battaglia tra forze ultraterrene, ma uno scontro tra visioni del mondo, tra passato e futuro, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.

Visivamente, The Sandman continua ad essere un piccolo gioiello. I mondi onirici, gli effetti speciali, la composizione delle inquadrature: tutto contribuisce a creare un universo coerente, affascinante, capace di restituire quella sensazione di sogno (e incubo) che permea l’opera originale. Ci sono momenti in cui lo spettatore si ritrova immerso in paesaggi impossibili, mondi sospesi tra realtà e immaginazione, con un’estetica che richiama il surrealismo pittorico tanto quanto il graphic novel da cui la serie prende ispirazione. Tuttavia, alcuni difetti visivi non sono scomparsi. Alcuni effetti risultano ancora datati, certe scelte di messa in scena sembrano facili e non coraggiose. Nulla che rovini l’esperienza complessiva, ma un dettaglio che ricorda come The Sandman, nonostante la sua ambizione, debba fare i conti con i limiti di una produzione non sempre all’altezza della sua visione. Il difetto principale, tuttavia, rimane la fretta. Un limite già evidente nella prima parte, che qui si presenta sotto forma di passaggi narrativi compressi, saluti affrettati e sviluppi potenzialmente interessanti abbandonati troppo presto. I momenti di addio tra Morfeo e i suoi alleati, per esempio, avrebbero meritato più spazio. Allo stesso modo, le sottotrame di Loki e Puck, pur affascinanti, vengono trattate con una sintesi che lascia un certo amaro in bocca.

Non è una mancanza strutturale, ma una questione di respiro. Un ulteriore episodio, anche solo per dilatare i tempi emotivi, avrebbe forse reso questa conclusione ancora più potente. In una serie che ha fatto della narrazione uno dei suoi temi centrali, la gestione del tempo rimane un tallone d’Achille.

Ma se c’è un merito che non può essere negato a The Sandman, è la sua capacità di riflettere su se stessa. È una serie che parla di storie, sogni ed eredità. Lo ha fatto sin dal primo episodio, e lo continua a fare anche nell’ultima scena. Le parole della Bibliotecaria, che invita tutti a continuare a raccontare la storia di Morfeo per non dimenticarlo, suonano come una dichiarazione d’intenti: finché si narra, nulla muore davvero. E così, Morfeo non è solo un personaggio che ci lascia, ma un simbolo che sopravvive nel racconto stesso.

The SandmanIl finale non chiude tutto. Non offre una spiegazione per ogni cosa, non risponde a tutte le domande. Ma restituisce un senso. E in una serie che ha sempre preferito la poesia alla prosa, questo è forse il miglior finale possibile.

The Sandman – Stagione 2 Parte 2 è una conclusione elegante, malinconica, coerente con tutto ciò che la serie ha rappresentato finora. Non perfetta, certo. Ma profondamente umana. Morfeo ci lascia, e con lui finisce una delle serie fantasy più ambiziose e coraggiose dell’ultimo decennio. Ma le storie – come ci insegna The Sandman – non muoiono. Vivono in chi le racconta. E finché continueremo a sognare, Morfeo sarà sempre lì, a vegliare su di noi.


La seconda parte della seconda stagione di The Sandman è su Netflix. Ecco il trailer italiano: 

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