Dal momento in cui Sony ha annunciato la trasposizione cinematografica del noto videogioco Until Dawn, i fan si sono scatenati. Finalmente, grazie a Sony Pictures Italia, il film è da oggi in sala. Non fatevi ingannare, però, la pellicola cambia molto di ciò che si vede nel videogioco per poterlo adattare al nuovo mezzo di comunicazione. Se cercate fedeltà piena non è questo il caso, molti aspetti di trama e personaggi sono stati modificati, ma rimane un buon esempio di survival horror.
Un anno dopo la misteriosa sparizione di sua sorella Melanie, Clover e i suoi amici si recano nella remota valle in cui è scomparsa, in cerca di risposte. Esplorando un centro visitatori abbandonato, i ragazzi sono inseguiti da un assassino mascherato e orribilmente uccisi uno dopo l’altro… per poi svegliarsi e ritrovarsi all’inizio della stessa notte. Intrappolati nella valle, sono costretti a rivivere l’incubo ripetutamente ma ogni volta la minaccia dell’assassino è diversa, ciascuna più terrificante della precedente. La speranza diminuisce quando il gruppo si rende conto di poter morire per un numero limitato di volte e che l’unico modo per fuggire è sopravvivere fino all’alba.

Come già accennato da Sony stessa, Until Dawn risulta quasi più un film liberamente tratto dal videogioco, che una trasposizione fedele. Infatti, sono pochissimi gli aspetti che riconducono al survival horror per Playstation che ha incantato numerosi giocatori in tutto il mondo. Mettendo le mani avanti Sony ha, dunque, ristabilito le aspettative e cercato di far arrivare il messaggio che, se pur diverso, il cuore di Until Dawn vive in questo film. E in effetti allo spettatore arriva esattamente questa sensazione. Le atmosfere, le ambientazioni, il sangue che viene gettato in ogni dove, rimanda in maniera chiara e sincera a quello che Supermassive Games ha creato nel 2015. La pellicola rispetta le prerogative del survival horror, aumentando la difficoltà dei mostri e delle situazioni mano a mano che la storia avanza. Il pubblico rimane incastrato, come il gruppo di amici, in quella casa ed entra magistralmente nella storia, sentendo la tensione, la paura e la frustrazione che provano i personaggi.
Il massiccio utilizzo di sangue e budella, unitamente ad una spiccata ironia, sono sicuramente i punti di forza di Until Dawn. Un survival horror, certo, che non dimentica il sarcasmo e che sottolinea costantemente quanto la situazione sia assurda, in primis, e secondariamente quanto il film stesso non si prenda sul serio. David F. Sandberg si pone l’obiettivo di intrattenere, divertire e terrorizzare, esattamente in quest’ordine e ci riesce splendidamente. La fotografia cupa e scura, che sfrutta a pieno ombre e luci, rincara la dose sull’aspetto ansiogeno e terrificante, insieme agli effetti speciali che risultano decisamente di qualità. Senza dimenticare l’ambientazione tetra e desolata, una scenografia curata nei minimi dettagli per impressionare e creare l’illusione di trovarsi all’interno della narrazione.

Le creature rappresentate, i Wendigo, sono un altro aspetto che viene preso direttamente dal videogioco ed è necessario riconoscere che lo studio e la cura nella progettazione dei mostri li rendono assolutamente credibili e terrificanti. Lo spazio claustrofobico aumenta la tensione e, in generale, lo spettatore si troverà partecipe di un’esperienza che è si un film, ma dal sapore videoludico. In questo aspetto Sony ha fatto decisamente centro, mettendo insieme ciò che funziona in un film e ciò che funziona in un videogioco. Il mistero, le “missioni” da compiere, l’obiettivo, sono tutti aspetti che sottintendono tanto alla narrazione cinematografica quanto a quella videoludica. Negli ultimi anni, infatti, numerosi giochi hanno preso sempre più spunto dal cinema e viceversa, in un connubio vincente che racconta una storia e rende lo spettatore, o il giocatore, partecipe.
Un lato positivo di Until Dawn è che non preme eccessivamente sull’aspetto patetico della storia. Abbiamo una donna scomparsa, Melanie, e una sorella che ha più e più volte tentato il suicidio, per liberarsi da questo enorme dolore. Tuttavia, Sandberg decide sapientemente di inserire queste informazioni all’interno della storia senza sottolinearle in maniera pedante, così da informare lo spettatore, ma da non permettergli di distrarsi dall’orrore che avviene davanti ai suoi occhi. Non si tratta di una dramma, ma di un horror e, anche se spesso i due generi vanno a braccetto, qui la drammaticità non è il fulcro. La sceneggiatura, però, non è priva di difetti. Ci sono diversi tasselli mancanti che emergono dai dialoghi trai personaggi, informazioni posticce e atte ad assecondare la trama, senza fornire ulteriori spiegazioni, lasciando un pò appeso il tutto. Anche un happy ending altamente forzato contribuiscono a storcere un po’ il naso, ma non rovinano in toto il lavoro.

Until Dawn, per quanto distante dal prodotto videoludico, si rivela essere un buon film survival horror, dall’ottimo comparto tecnico che costruisce personaggi e ambientazioni verosimili ed inquietanti. Tuttavia non è esente da difetti, che si riscontrano principalmente a livello di trama e sceneggiatura e che, se pur creeranno un leggero senso di confusione, non distruggeranno in toto il lavoro di David F. Sandberg. Un film che intrattiene e diverte, grazia al connubio tra horror e ironia sottile, il tutto immerso in un mare di sangue, cadaveri e creature mostruose.
Until Dawn, diretto da David F. Sandberg, è al cinema dal 24 Aprile grazie a Sony Pictures Italia. Ecco il trailer italiano del film:















