Dopo il successo di Barbarian del 2022, Zach Cregger torna alla regia di un film horror, ovvero Weapons, uscito in Italia il 6 agosto scorso distribuito dalla Warner Bros. Pictures Italia. Non si tratta di una semplice pellicola orrorifica, l’opera racchiude al suo interno anche diversi stilemi del film di mistero e del thriller investigativo e vede tra i protagonisti Julia Garner e Josh Brolin.

Una tranquilla cittadina viene sconvolta quando un’intera classe di bambini scompare misteriosamente nella notte, esattamente alle 2:17 ognuno di loro si alza dal letto, esce di casa e svanisce nel buio. Tutti, tranne un solo bambino, Alex. La rabbia e l’agitazione dei genitori ricade inizialmente sull’insegnante, una giovane donna che inizia a farsi carico privatamente delle indagini. La sua ricerca di risposte incrocerà la strada di altri abitanti, tra cui un padre preoccupato per le sorti di suo figlio.

L’incipit di Weapons riesce a creare una tensione palpabile, coadiuvato da movimenti di camera lenti e statici, che si uniscono ad una fotografia cupa e spenta a rendere ancora più tangibile la drammaticità della situazione. Un gruppo numeroso di bambini ha volontariamente lasciato la propria casa e non ha lasciato nessuna traccia di sè alle spalle, se non qualche breve filmato registrato dai videocitofoni di sorveglianza di alcune case. Un mistero avvolge l’intera comunità e comincia una vera e propria caccia alle streghe che finisce per puntare il dito contro l’insegnante Justine Gandy, interpretata da Julia Garner. Justine si rivela essere una figura estremamente empatica quanto problematica, visto il suo rapporto conflittuale con l’alcool accentuato dagli eventi in corso. Cregger riesce a creare un’atmosfera estremamente ricca di pathos, dove la tensione è alta e costante e dove il pubblico è chiamato a contribuire alla risoluzione del caso.

Interessante la scelta di scrittura che divide il film in capitoli i quali seguono ognuno un personaggio, andando poi inevitabilmente a convogliare l’uno nell’altro. Una scelta narrativa che dà ritmo e movimento alla storia, prendendola da diversi punti di vista che insieme, alla fine, mettono al loro posto ogni singolo pezzo del puzzle e risolvono il mistero. Ogni personaggio analizzato e su cui il regista ha scelto di focalizzarsi ha un ruolo ben preciso nell’universo di Weapons e la storia si muove sapientemente tra flashback e flashforward causati appunto dal continuo intrecciarsi delle linee narrative. Un espediente ben sfruttato qui da Cregger che non solo svela allo spettatore i retroscena a mano a mano, ma che fa in modo che la tensione aumenti in un climax ascendente di terrore e investigazioni.

Dopo una prima parte interessante e coinvolgente, Weapons perde tragicamente mordente. Nella seconda parte la narrazione prende una piega decisamente simbolica, accennata anche all’inizio, ma qui il regista decide di inserire numerose sottotrame e sottotesti che creano non poca confusione. Sono diversi i punti che tocca la pellicola, a cominciare dal titolo che significa “armi”, dove però non si intende le classiche armi come fucili, pistole o coltelli. Qui, invece, si fa riferimento alle persone. La paura e l’ossessione che colpiscono la cittadina diventano una fonte di violenza incontrollata nei confronti di Justine Gandy. Si affronta poi il tema del lutto, del senso di colpa e dell’identità spezzata. Sono strazianti le immagini del personaggio di Josh Brolin che dorme nel letto del figlio scomparso, come non riuscisse a darsi pace per ciò che è accaduto. 

Le buone intenzioni della regia e della sceneggiatura, però, si scontrano con una tipica situazione di “troppa carne al fuoco”. Una miriade di elementi, simboli e significati nascosti che riempiono ogni singolo frame, dalle visioni profetiche alla stregoneria, portando un calderone pieno di confusione che non si risolve del tutto, con un finale che lascia decisamente l’amaro in bocca. L’intento del regista di costruire una svolta e un cambio di registro nella seconda parte fallisce. Dove egli voleva portare comicità, ha portato semplicemente uno straniamento privo di eccitazione, a causa di tempi comici mal calcolati e una gestione del grottesco in sè davvero elementare e mal articolata. A questo contribuiscono diversi buchi di sceneggiatura, probabilmente causati dalla voglia di inserire più tematiche esterne possibili, a scapito della narrazione generale.

Weapons è un film che unisce le caratteristiche horror a quelle del mistero e dell’indagine e che parte da ottime premesse di tensione e inquietudine, per poi cadere completamente nella sua trappola. Inserendo diversi sottotemi, infatti, la sensazione che si ha come pubblico è di una confusione generale e di una mancanza di spiegazioni a ciò che si vede che non permette di gustare a pieno la storia. Nonostante una tecnica sublime, che comprende un comparto audio e fotografico immersivi, la pellicola non riesce a dare piena soddisfazione una volta arrivati alla parte finale, che vuole essere comica e grottesca, ma in maniera goffa e mal articolata.


Weapons è al cinema dal 6 Agosto con Warner Bros. Pictures Italia. Ecco il trailer italiano:

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