Arriva nelle sale italiane il 19 novembre Wicked: For Good, seconda parte della trasposizione cinematografica del celebre musical di Broadway e seguito diretto del film uscito nel 2024. Diretto da Jon M. Chu, il film vede nuovamente protagoniste Cynthia Erivo nei panni di Elphaba e Ariana Grande in quelli di Glinda. Prodotto e distribuito da Universal Pictures, il film sarà disponibile in Italia in tre versioni: in lingua originale, completamente doppiata, e in una particolare edizione ibrida con canzoni in originale e dialoghi in italiano, pensata per valorizzare al meglio le performance vocali delle due artiste. Grazie a Universal Pictures Italia abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Elphaba, ormai etichettata come la “strega cattiva”, è costretta alla fuga mentre il regime del Mago stringe sempre di più la sua presa su Oz. Glinda, divenuta una figura pubblica acclamata, cerca di mantenere l’ordine e rassicurare un popolo scosso, pur sentendo il peso della distanza dalla sua vecchia amica. L’arrivo di nuovi personaggi e l’inasprirsi dei conflitti portano le due protagoniste a interrogarsi su cosa significhi davvero “fare del bene”, mentre il destino di Oz prende forma definitiva.
Il film del 2024 racconta la nascita dell’improbabile amicizia tra Elphaba e Glinda, due giovani streghe che si incontrano alla Shiz University. Da rivali inconciliabili, le due ragazze imparano a conoscersi e a rispettarsi, scoprendo di avere molto più in comune di quanto avessero immaginato. La prima parte mostrava la presa di coscienza di Elphaba nei confronti del mondo che la circondava, determinata a smascherare le manipolazioni del Mago e il trattamento disumano riservato agli Animali parlanti di Oz, mentre Glinda iniziava il suo percorso verso il successo pubblico e la popolarità. Il film culminava con l’ormai iconico momento della “trasformazione” di Elphaba, diventando la figura temuta e fraintesa che Oz avrebbe poi chiamato la “Strega Malvagia dell’Ovest”.
Il film è basato sul musical di Broadway Wicked, uno dei più grandi successi teatrali contemporanei. Debuttato nel 2003 con le interpretazioni di Idina Menzel e Kristin Chenoweth, lo spettacolo è stato acclamato per la sua capacità di rielaborare l’universo de Il mago di Oz da un punto di vista nuovo: quello delle streghe. Le canzoni di Stephen Schwartz e il libretto teatrale di Winnie Holzman hanno contribuito a creare un fenomeno pop culturale, capace di attirare milioni di spettatori e di generare un fandom globale. Il musical a sua volta è tratto dal romanzo del 1995 “Wicked: The Life and Times of the Wicked Witch of the West”dello scrittore Gregory Maguire, che reinterpretava l’immaginario di L. Frank Baum con un taglio più adulto, politico e complesso. Maguire trasformò la figura della “strega cattiva” in un personaggio tridimensionale, segnato da traumi, ideali e contraddizioni, costruendo una storia che indaga il confine tra bene e male, potere e propaganda.
Wicked: For Good riprende e amplia i principali temi della storia, spostando l’attenzione su nuovi livelli sia emotivi che politici. Se la prima parte era fortemente incentrata sulla nascita del dissenso di Elphaba e sul progressivo smascheramento delle manipolazioni del potere a Oz, questa seconda parte della storia si interroga sull’eredità delle scelte e su cosa significhi davvero essere “buoni” in un mondo costruito su narrazioni distorte. Uno degli aspetti più interessanti è il maggiore approfondimento del personaggio di Glinda. Pur mantenendo Elphaba come centro narrativo del racconto, questa seconda parte concede a Glinda una dimensione più complessa. La sua immagine pubblica, scintillante, apparentemente perfetta, inizia a incrinarsi, lasciando emergere dubbi e fragilità che la avvicinano allo spettatore.
Il film segue fedelmente la struttura del musical teatrale e questo significa che gli spettatori che conoscono l’opera non troveranno sorprese nella trama. Tuttavia, la trasposizione su schermo, permette di approfondire avvenimenti e dinamiche che, sul palco, si svolgono con ritmo necessariamente più serrato. Le svolte narrative, pur identiche a quelle del musical, risultano meno repentine e più contestualizzate. È proprio questa aderenza approfondita al materiale originale a rendere l’esperienza cinematografica più appagante.
Un elemento fondamentale nella riuscita complessiva di Wicked: For Good è il fatto che la prima e la seconda parte siano state girate contemporaneamente. Questa scelta produttiva dona alla storia una continuità recitativa e visiva solida: il cast mantiene la stessa energia, la stessa intesa, evitando quelle dissonanze che talvolta emergono quando due capitoli vengono realizzati a distanza di mesi o anni. Il passaggio tra i due film è così fluido che si percepisce una naturale prosecuzione del racconto. È come se l’intera saga fosse stata concepita come un’unica, lunga esperienza cinematografica suddivisa solo per necessità distributive.
È giusto però ricordare che, anche nel musical teatrale, la seconda parte è tradizionalmente considerata la più “debole” dal punto di vista strutturale. Non perché manchi di contenuti o di momenti significativi — anzi, è proprio qui che la storia trova la sua chiusura emotiva e simbolica — ma perché concentra la maggior parte delle rivelazioni e degli snodi drammatici, sacrificando a volte il ritmo brillante della prima metà. La pellicola eredita inevitabilmente questa caratteristica, risultando forse meno d’impatto in termini di sorpresa, ma decisamente più emozionante nel modo in cui accompagna i personaggi verso la loro conclusione.
La regia di Jon M. Chu mantiene la linea estetica e narrativa già definita nella prima parte, offrendo una continuità visiva che rinsalda l’unità del progetto. Tuttavia, Wicked: For Good riesce a distinguersi per alcune sequenze particolarmente evocative, soprattutto nel finale, dove Chu sfrutta appieno lo spazio cinematografico per amplificare l’impatto emotivo di momenti già iconici nella loro versione teatrale. Alcune scelte di messa in scena si discostano infatti dal palco di Broadway, permettendo al racconto di respirare in modo più ampio: la regia gioca con ambientazioni e movimenti di macchina che ricordano un tornado, offrendo allo spettatore una prospettiva sia intima che spettacolare.
Sul fronte delle interpretazioni, Ariana Grande e Cynthia Erivo confermano quanto già mostrato nel primo film. Grande, spesso percepita come la “principessa bionda” dall’immaginario pop, dimostra invece una sorprendente maturità attoriale. La sua Glinda non è più solo un’icona di leggerezza e brillantezza, ma un personaggio attraversato da dubbi, ferite e conflitti. Ariana Grande riesce a restituire questo spessore con sensibilità, regalando una performance che valorizza il lato drammatico di un ruolo troppo spesso semplificato.
Cynthia Erivo, accompagna Elphaba verso la piena trasformazione nella figura leggendaria che tutti conoscono. La sua interpretazione è costruita con una cura: alla potenza vocale, già nota e impressionante, affianca una crescita emotiva che rende il personaggio ancora più tridimensionale rispetto alla sua controparte teatrale. Il film introduce inoltre due brani originali, assenti nel musical di Broadway: uno affidato a Erivo e uno a Grande. La canzone interpretata da Ariana Grande emerge come la più intensa e memorabile, capace di catturare un momento chiave con grande efficacia. Il brano di Cynthia Erivo, pur portando con sé un messaggio significativo, risulta purtroppo meno incisivo sul piano melodico e narrativo. Insomma, non quel brano da Oscar che tanto si era immaginato.
Wicked: For Good conferma l’ambizione estetica del primo film elevandola ulteriormente. Le scenografie risultano, dettagliate e cinematograficamente suggestive, grazie a un uso scenografico dello spazio che enfatizza sia la grandezza di Oz sia la solitudine dei suoi personaggi il tutto con un sapore squisitamente retrò. I costumi, curatissimi e ricchi di personalità, rendono ogni personaggio immediatamente riconoscibile. Gli abiti di Glinda si evolvono insieme al suo stato d’animo, passando da creazioni più fiabesche a soluzioni più sobrie e mature; quelli di Elphaba consolidano la metamorfosi che accompagna il suo personaggio, preparandola al mito che il mondo costruirà su di lei.
Il ritmo della seconda parte è più misurato rispetto al primo film, e ciò non rappresenta un limite ma una scelta con la natura del racconto. Qui non si tratta più di scoprire Oz, ma di comprenderlo, affrontarlo e chiudere un cerchio. Il film preferisce dare respiro alle emozioni e ai dialoghi, potenziando l’introspezione dei personaggi rispetto all’avanzamento puro della trama. Le canzoni, scandiscono le varie fasi narrative senza mai rallentare eccessivamente la tensione.
Wicked: For Good rappresenta una chiusura solida ed emozionante per una storia che, nell’arco di due film, riesce a unire spettacolo, sentimento e un messaggio più attuale che mai. Pur ereditando dal musical teatrale una seconda parte meno sorprendente dal punto di vista strutturale, la pellicola compensa con un approfondimento umano più ricco, un’interpretazione magnetica delle sue protagoniste e una cura scenica che valorizza ogni momento. Il risultato è un capitolo che non punta tanto sull’effetto sorpresa, quanto sulla maturità narrativa e sulla forza universale del legame tra Elphaba e Glinda. Una conclusione che sa commuovere, riflettere e lasciare lo spettatore con la sensazione di aver assistito non soltanto alla fine di una storia, ma all’evoluzione completa di due personaggi divenuti ormai iconici.
Wicked: For Good arriva al cinema con Universal Pictures a partire dal 19 novembre. Ecco il trailer del film:















