A nove anni dal primo capitolo, Zootropolis 2 arriva nelle sale italiane a partire dal 26 novembre, riportando il pubblico nella metropoli animale più colorata che ci sia. Affidato nuovamente alla regia di Jared Bush e Byron Howard, il sequel punta a espandere l’universo costruito nel 2016, portando avanti un racconto che non rinuncia alle radici da buddy–cop comedy, ma amplia l’indagine verso tematiche più mature e socialmente sensibili. Tornano le voci che hanno reso iconici i personaggi: Ginnifer Goodwin è Judy Hopps mentre Jason Bateman è Nick Wilde con l’ingresso di Ke Huy Quan come nuovo antagonista nei panni di Gary De’Snake. La versione italiana, come da tradizione Disney, punta su un mix di professionisti del doppiaggio e figure provenienti dal mondo dello spettacolo. Questa volta con: Michela Giraud, Max Angioni, Matteo Martari, insieme ai cammei vocali di Marchisio e Del Piero. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Il film riprende poco tempo dopo gli eventi del primo capitolo. Judy Hopps e Nick Wilde formano ormai una coppia professionale rodata, anche se non immune da attriti e differenze di approccio. L’equilibrio della città viene però scosso dall’arrivo di Gary De’Snake, un rettile carismatico e sfuggente la cui presenza porta a galla vecchie tensioni tra specie. Quando una serie di incidenti mette in crisi la fiducia collettiva, Judy e Nick sono costretti ad affrontare un’indagine che non riguarda solo la città, ma anche il loro rapporto professionale, emotivo e ideale.

Prima di addentrarsi nelle novità del sequel, vale la pena ricordare l’impatto che Zootropolis (2016) ebbe sulla cultura di massa. Il film non fu soltanto un successo commerciale con oltre un miliardo di dollari incassati al box office mondiale, ma divenne rapidamente un punto di riferimento nel cinema d’animazione contemporaneo. La storia di Judy Hopps e Nick Wilde, immersa in una metropoli allegorica capace di affrontare temi come pregiudizio e convivenza sociale, conquistò pubblico e critica grazie alla sua capacità di parlare a spettatori di tutte le età senza mai semplificare. Il primo capitolo vinse numerosi riconoscimenti, tra cui l’Oscar come Miglior Film d’Animazione, consolidando la reputazione di Disney come studio capace di unire spettacolarità visiva a racconti profondamente radicati nella realtà contemporanea. Zootropolis divenne anche un fenomeno culturale grazie alla sua satira intelligente, ai personaggi iconici e alla straordinaria costruzione di un mondo complesso, vivido e sociologicamente affascinante.

Arrivare con un sequel dopo quasi un decennio significava raccogliere un’eredità imponente. Il pubblico aspettava non solo un ritorno all’universo narrativo originale, ma un’evoluzione capace di renderlo necessario. Zootropolis 2 arriva dunque con un carico di aspettative altissimo e sorprende scoprire come il film scelga non solo di raccogliere la sfida, ma di superarla. Dal punto di vista narrativo, la storia si rivela più attuale che mai, affrontando nuove dinamiche sociali che dialogano direttamente con il mondo reale. Sul fronte della messa in scena, tutto è portato all’ennesima potenza: la regia è più dinamica, l’animazione più ricca, il world–building più stratificato. È evidente che Disney abbia investito risorse, cura e una volontà forte di far compiere alla saga un salto qualitativo importante anche dopo la bellissima serie animata del 2022.

Uno degli elementi più interessanti di Zootropolis 2 è la sua capacità di farsi metafora del presente senza mai risultare didascalico. Il film affronta infatti un tema quanto mai attuale: quello delle popolazioni costrette ad abbandonare la propria terra d’origine, allontanate o escluse dai luoghi che definivano “casa”. È un riferimento che può risuonare tanto con le tensioni israelo-palestinesi, quanto con dinamiche interne alla società statunitense, ma che in realtà si estende a qualsiasi comunità che oggi viva una condizione di sradicamento. L’arrivo di Gary De’Snake e il suo passato sospeso tra esilio, emarginazione e ricerca di un nuovo posto nel mondo trasformano il film in una riflessione ampia sulla perdita della casa e sul bisogno di sentirsi parte di qualcosa. La forza del sequel sta proprio nel modo in cui questa cornice politica e sociale non viene mai dichiarata in maniera sfacciata ma integrata nel racconto con naturalezza

Il film affronta anche diversi temi profondamente contemporanei come la terapia e la crescente normalizzazione del prendersi cura di sé; la salute mentale come parte integrante del percorso dei personaggi (e non come semplice espediente comico); la diversità, non più intesa come coppia predatore/prede; la crescita emotiva di Judy e Nick, che devono rivalutare ciò che significa fidarsi e lasciarsi aiutare; la famiglia, l’amore e l’amicizia. In modo quasi paradossale, è un film d’animazione a risultare più incisivo, più onesto e più coraggioso di molti prodotti “per adulti”, proprio perché usa la potenza della metafora per parlare di ciò che spesso il cinema in live–action evita o semplifica.

Se il primo Zootropolis aveva già mostrato una metropoli sorprendentemente viva, Zootropolis 2 compie un ulteriore salto in avanti: amplia il suo universo narrativo fino a trasformarlo in un vero mondo, ricco di sottotesti e micro-storie che prendono vita sullo sfondo. Il lavoro di regia e animazione punta su un approccio quasi “totalizzante”: ogni angolo dell’inquadratura racconta qualcosa. Che si tratti di cartelloni pubblicitari, notiziari che scorrono in lontananza, reazioni di personaggi secondari o piccoli frammenti di vita urbana, tutto concorre a creare la sensazione di trovarsi in una città costantemente in movimento. Molte di queste micro-narrazioni restano sullo sfondo, invisibili a uno sguardo superficiale, ma perfettamente percepibili a chi ama esplorare ogni dettaglio visivo.

Il sequel è anche, in modo dichiarato e gioioso, un film nerd. Costellato di riferimenti al mondo del cinema, della televisione, della cultura pop, dello spettacolo e della musica, Zootropolis 2 gioca con i linguaggi dell’intrattenimento con intelligenza. Non si tratta di citazionismo fine a sé stesso, ma di rimandi che arricchiscono il testo, rafforzano la dimensione metanarrativa e contribuiscono a creare un ponte diretto con il pubblico adulto senza mai allontanare quello più giovane. Si passa da riferimenti a film cult a strizzate d’occhio alla comunicazione politica contemporanea fino a gag visive che richiedono una seconda visione per essere colte appieno. In questo contesto, il calo di attenzione è praticamente impossibile. Il film procede con un ritmo serrato, alternando momenti di introspezione a sequenze d’azione vertiginose, mantenendo costante il flusso di immagini, stimoli e informazioni che non risultano mai caotici, bensì orchestrati con notevole precisione.

Zootropolis 2 è quindi un sequel ambizioso e all’altezza dell’eredità del suo predecessore. Espande l’universo narrativo con una cura quasi maniacale per il dettaglio, costruendo un mondo vivo, stratificato e ricchissimo di micro–storie che scorrono sullo sfondo. La trama, che parte da un’idea semplice per sviluppare un pensiero più complesso, affronta temi attuali e universali, dallo sradicamento delle popolazioni alla salute mentale, dalla diversità al bisogno di appartenenza, integrandoli con naturalezza e senza forzature. Un sequel che non soltanto soddisfa le aspettative, ma le supera, confermando la saga di Zootropolis come una delle più intelligenti, contemporanee e culturalmente rilevanti dell’animazione moderna.


Zootropolis 2 arriva al cinema con Disney a partire dal 26 novembre. Ecco il trailer del film: 

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