Andrea Arnold torna al cinema con Bird, un film drammatico con protagonisti Barry Keoghan, Franz Rogowski e una talentuosa e giovanissima Nykiya Adams. Si tratta di un racconto di formazione ambientato nella periferia inglese del Kent, in sala dall’8 Maggio grazie a Lucky Red e presentato allo scorso Festival di Cannes.

Bird racconta la storia di Bailey, una dodicenne che vive con suo fratello Hunter e suo padre Bug in una casa occupata abusivamente nel nord del Kent, in Inghilterra. La sua vita è segnata dal caos e dall’incertezza. Sua madre è una figura problematica, sempre circondata da tossici e uomini violenti. Bug è un padre assente e distratto che ha poco tempo per lei e sta per sposarsi con una donna conosciuta appena tre mesi prima. Hunter lascia che Bailey risolva da sola le difficoltà quotidiane, come se fosse molto più grande della sua età. La ragazzina è costretta a crescere troppo in fretta, affrontando da sola la confusione tipica della sua età. Mentre si avvicina alla pubertà, cerca altrove le attenzioni che non riceve dalla sua famiglia disfunzionale. Nonostante tutto, Bailey trova una certa serenità nei piccoli piaceri della vita, come il contatto con gli animali, cani, cavalli, gabbiani, corvi, farfalle e in un incontro inaspettato con un giovane uomo soprannominato Bird. Questo strano ragazzo, che si rifugia sui tetti del quartiere, cerca la sua famiglia, un tempo vicina a quella di Bailey. Il loro incontro diventa un simbolo di speranza e di ricerca di appartenenza, in un mondo che sembra sempre più lontano dalla normalità. Con Bird, Bailey sperimenta un legame che potrebbe offrirle una via d’uscita dal caos della sua vita, ma anche un modo per comprendere meglio se stessa e il suo posto nel mondo.

Bailey è una ragazza che vive un’età estremamente complessa e impegnativa, il tutto mentre vive in un’ambiente e in una società estremamente degradata, composta da povertà, alcool e droga. Vive con il padre la cui figura, però, sembra essere una figura aleatoria che non partecipa attivamente alla vita dei suoi figli. Per questo motivo la ragazza è costretta a crescere velocemente e a far fronte a tutte le dinamiche tipiche adolescenziali contando solo su se stessa. Questo, almeno, fino a quando non incontra Bird, un bizzarro personaggio che le cambierà la vita. Come spesso accadde, i due individui affronteranno un’avventura che li porterà, in qualche modo, a salvarsi a vicenda. Mentre Bird chiede aiuto a Bailey per ritrovare la sua famiglia di origine, la ragazza verrà tratta in salvo dall’uomo che la proteggerà da una minaccia incombente. Entrambi si sentono soli in un mondo troppo più grande di loro. Una riflessione, quella della Arnold, su una comunità che, nonostante viva in condizioni degradate e di povertà pressoché assoluta, cerca in ogni modo di fare gruppo e di tutelarsi a vicenda. Si assiste, durante la visione, a numerose scene semplici, ma commoventi, dove Bug e la sua famiglia si divertono con ciò che possiedono. L’indifferenza da cui si sente oppressa Bailey svanisce nel momento in cui riesce ad essere parte di un qualcosa, a sentirsi in qualche modo utile e a trovare finalmente un amico che le stia vicino.

Bug, interpretato da un bravissimo Barry Keoghan, è un padre immaturo e incostante, che sembra mettere i suoi interessi di fronte a quelli dei figli. Nonostante ciò, però, traspare tutto l’affetto che questa giovane figura genitoriale prova per la sua famiglia. Al meglio delle sue possibilità, infatti, tenta di esserci sia fisicamente che moralmente, ad esempio nel momento in cui una ragazza spezza il cuore di suo figlio, lui accorre, preoccupato, con il suo fare un po’ ingenuo, ma pur sempre amorevole. La società dipinta da Arnold è estremamente verosimile e catastrofica, dura e cruda, immersa in uno slang inglese strettissimo che dona ritmo e dinamicità ai dialoghi. La violenza fa da padrone, in un mondo in cui i soprusi non sono accettati e, anzi, puniti. La legge della strada prevale, una controversia, anche se minima o priva di valore, va risolta con le mani. Mentre da un lato abbiamo la carnalità delle punizioni, dall’altro si riscontra una comunità unita e pronta a difendersi l’uno con l’altro. Una dualità profondamente controversa che risulta tipica di quei quartieri poveri e malfamati, dove emerge una difficoltà nel relazionarsi al prossimo.

Andrea Arnold utilizza la camera a mano per far entrare pienamente lo spettatore nella storia, per permettergli di essere guidato non solo nella vicenda, ma anche all’interno della mente di Bailey. La confusione tipica adolescenziale, unitamente alle difficoltà intrinseche della comunità, si riflettono nei movimenti di camera rapidi e veloci e nel montaggio a tratti lento, con inquadrature prolungate, e a tratti dinamico. Una fotografia brillante illumina la campagna del Kent, andando in contrasto con i palazzi abbandonati e mal ridotti occupati dai protagonisti. Una prima parte del film più placida lascia in seguito il posto ad una narrazione più ritmata, che segue esattamente lo sviluppo mentale e sentimentale di Bailey. La musica, infine, unisce il tutto, andando a creare legami profondi tra i personaggi.

Bird è un racconto travagliato e toccante di cambiamento personale e sociale, che riesce a imprimere nella mente dello spettatore le sensazioni che Bailey prova nei confronti della sua famiglia e del mondo, in un momento estremamente delicato come quello dell’adolescenza, aggravato da una situazione sociale e culturale degradata. Andrea Arnold regala una pellicola profonda e leggera, delicata e cruda allo stesso tempo, in un equilibrio armonioso di luci ed ombre.


Bird, il nuovo film di Andrea Arnold con protagonista Barry Keoghan, è al cinema dall’8 Maggio con Lucky Red. Ecco il trailer italiano del film:

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