Daybreak – Recensione dei primi 5 episodi | Anteprima

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Daybreak

Arriva oggi su Netflix la prima stagione di Daybreak, serie comedy post-apocalittica creata da Brad Peyton (Rampage) e Aron Eli Coleite e tratta dall’omonimo fumetto di Brian Ralph. Grazie a Netflix abbiamo avuto il piacere di visionare in anteprima i primi 5 episodi della serie così da potervi dare il nostro parere in anteprima. Ovviamente la recensione che segue non continente spoiler sulla nuova serie targata Netflix.

In seguito ad una misteriosa esplosione nucleare tutti gli adulti sono stati trasformati in dei esseri chiamati “Ghoulie”, dei simil-zombi che ripetono l’ultima cosa che avevano in mente prima dell’esplosione. Nella città di Glendale in California, abitata da agguerrite bande di atleti, gamer, il 4-H Club e altre tribù spaventose, seguiamo la storia di Josh, non il Josh del tennis, ne il piccolo Josh con il camioncione, ne tanto meno il Josh gay o l’altro Josh gay (cit.), ma Josh Wheeler, ragazzo che tenta di sopravvive in solitaria a questo mondo alla Mad Max, in cerca della sua amata Sam. Ma nessuno sopravvive da solo ad un mondo post-apocalittico, così presto a Josh si aggiungeranno la piromane Angelica e il Ronin Wesley. Seguendo questo eclettico gruppo di sopravvissuti alle prese con questa strana e pericolosa realtà, Daybreak è in parte saga con samurai, in parte tenera storia di formazione e in parte un sanguinoso Battle Royale.

Daybreak è sicuramente una serie che colpisce nel segno al primo colpo, sin dai primi minuti prende lo spettatore e lo getta nella mischia, grazie soprattutto al simpatico protagonista interpretato da Colin Ford, che funge da narratore principale della storia. Nel farlo Josh comunica direttamente con lo spettatore, rompendo per buona parte del tempo la quarta parete. Le prime 5 puntate scorrono molto fluidamente, tra un colpo di scena e l’altro, riuscendo perfettamente ad intrattenere lo spettatore. La narrazione viaggia su due binari, da una parte abbiamo il presente, un feroce ed esageratissimo mondo post-apocalittico caratterizzato da una fotografia con una forte predominanza del colore giallo (uno dei tanti rimandi a film del genere come il già citato Mad Max), dall’altra invece il passato, ciò che è avvenuto prima dell’esplosione, introdotto tramite flashback che vanno ad approfondire i personaggi, scene caratterizzate da una fotografia molto più naturale, con tonalità tendenti al pastello.

Il ritmo della narrazione non diventa mai noioso, grazia anche al fatto che viene dato spazio anche ai compagni di Josh, Angelica e Wesley, di avere il loro momento narrativo stilisticamente molto differente da quello del protagonista, che permette anche a loro di rivelare i propri segreti. Ad esempio la tenera Angelica nel raccontare alla telecamera la sua storia da “gangster super-intelligente piromane”, utilizzerà una voce fuori campo simile a quella del film di Martin Scorsese “Quei Bravi Ragazzi”. D’altra parte invece, la storia del samurai di strada pacifista Wesley verrà narrata tramite la voce del fondatore del Wu-Tang Club, il rapper e regista RZA, mentre visivamente sarà basata sull’animazioni in stile kung-fu. È proprio questo tipo di storytelling innovativo e particolarmente brillante che distingue Daybreak dagli altri ibridi che uniscono comedy e fantascienza.

Tuttavia, la serie a anche dei difetti, piccoli ma ne ha. Il primo riguarda il personaggio di cui Josh è innamorato, Sam Dean (Sophie Simnett), una ragazza che trova del bene in tutti e che è apprezzata praticamente da tutta la scuola, che però viene poi raffigurata (almeno nei primi episodi) come un personaggio piuttosto artificioso e dalla bellezza stereotipata. L’amore di Josh per Sam sembra più una cotta adolescenziale che vero e proprio amore, un sentimento che si basa sul nulla praticamente, visto che la loro relazione non ha mai avuto modo di iniziare a svilupparsi. Sicuramente questa ingenuità narrativa va a cozzare in una serie che tratta molte tematiche, come ad esempio l’omosessualità, in modo originale e per nulla scontato. Ma questo aspetto potremo valutarlo più nel complesso a fine stagione, potrebbe benissimo risultare il setup per qualche stravolgimento narrativo. L’altro difetto risiede invece nel modo in cui viene rivelata l’identità del misterioso cattivo noto come Barone Trionfante, fin troppo scontato per il modo in cui viene messa in scena la puntata a lui dedicata.

Nonostante questi piccoli difetti, Daybreak è una boccata (comica) d’aria fresca nella distesa di serie post-apocalittiche fin troppo ripetitive e banali. Con dialoghi intelligenti, tanta autoreferenzialità e personaggi a tutto tondo, questa serie alquanto fuori di testa potrebbe far breccia nei cuori di molti spettatori.