A quasi vent’anni dal suo ultimo approccio alla fantascienza, Steven Spielberg torna al genere che più di ogni altro ha contribuito a definire con Disclosure Day, nelle sale a partire dal 10 giugno distribuito da Universal Pictures. Un ritorno attesissimo che riporta il regista statunitense al centro di un immaginario che ha attraversato tutta la sua carriera, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T. l’extra-terrestre, passando per La guerra dei mondi, sceneggiato dallo storico sceneggiatore David Koepp. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura: Emily Blunt, Josh O’Connor, Colman Domingo, Colin Firth ed Eve Hewson. Abbiamo visto il film anteprima e di seguito vi ripotiamo il nostro parere.
Al centro della vicenda c’è una meteorologa che, dopo essere stata testimone di un’anomalia, si ritrova coinvolta in una rete di segreti governativi, rivelazioni inattese e interrogativi destinati a mettere in discussione tutto ciò che l’umanità crede di sapere sul proprio posto nell’universo. Quella che sembra inizialmente una storia di contatto extraterrestre si trasforma presto in qualcosa di più complesso: una riflessione sulla verità, sulla paura dell’ignoto e sulla capacità dell’uomo di confrontarsi con ciò che supera la propria comprensione.
“I Want to Believe” recitava il celebre poster appeso nell’ufficio di Fox Mulder in X-Files. Una frase diventata simbolo di un immaginario fatto di misteri e cospirazioni. Eppure, guardando Disclosure Day, viene spontaneo pensare che Steven Spielberg abbia deciso di riscrive la frase. Qui non si tratta più di voler credere, si tratta di dover credere. Il mondo raccontato dal regista non è infatti un mondo che si trova per la prima volta davanti all’esistenza di un’intelligenza extraterrestre, quel contatto è già avvenuto. La scoperta è stata fatta, la verità esiste. Il problema è che, come spesso accade con le grandi verità, non appartiene a tutti, rimane confinata nelle stanze del potere, custodita da chi ha gli strumenti e l’autorità per decidere cosa possa essere rivelato e cosa invece debba restare nell’ombra. Un presupposto che potrebbe facilmente scivolare verso territori complottisti ma che Spielberg affronta con sorprendente maturità. Più che interrogarsi sull’esistenza degli extraterrestri, il film riflette sul controllo dell’informazione e sul rapporto tra conoscenza e potere. Chi possiede la verità? E soprattutto, chi decide quando il mondo è pronto per conoscerla?
Un legame quindi stretto tra il film e i tempi recenti. Negli ultimi anni il tema degli UAP e dei fenomeni aerei non identificati è uscito dai margini della cultura pop per entrare nel dibattito pubblico, tra discorsi al Congresso statunitense, documenti rivelati e dichiarazioni ufficiali che hanno riportato l’argomento al centro dell’attenzione mediatica. Spielberg intercetta questa fascinazione contemporanea e la utilizza come punto di partenza per raccontare qualcosa di universale. Perché Disclosure Day non è davvero un film sugli alieni, o almeno non soltanto. È un film su come reagiamo davanti a una verità troppo grande per essere ignorata, su quanto sia rassicurante vivere nell’incertezza e quanto possa essere destabilizzante, invece, trovarsi improvvisamente davanti a una risposta. Se c’è un autore che ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper utilizzare la fantascienza per parlare dell’essere umano, quello è proprio Steven Spielberg. Da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., passando per A.I. – Intelligenza Artificiale, gli alieni, i mondi lontani e l’ignoto sono sempre stati strumenti attraverso cui interrogare paure, desideri e contraddizioni umane. Disclosure Day non fa eccezione, anzi, forse rappresenta una delle espressioni più mature di questa poetica.
Non è un caso che i custodi della verità al centro del racconto siano due figure apparentemente lontanissime tra loro ma accomunate dalla stessa missione. Margaret (Blunt) e Daniel (O’Connor), sono messaggeri, nel senso più puro del termine. Persone chiamate non tanto a conservare un segreto, quanto a rivelarlo, a portare alla luce ciò che per troppo tempo è stato nascosto, celato dietro interessi politici e convenienze istituzionali. Un peso enorme è quindi assunto dalla battuta pronunciata da una delle protagoniste, Sister Maura (Elizabeth Marvel): “La Genesi dice che non siamo soli sulla Terra” sottolineando proprio “sulla Terra“. Con poche parole Spielberg spalanca infatti uno dei più antichi e complessi interrogativi della storia dell’umanità. Lo fa senza provocazione e senza alcuna volontà di demolire la fede o le credenze religiose al contrario, le mette in dialogo con l’ignoto, suggerendo che forse la ricerca della verità e la spiritualità non siano necessariamente azioni opposte.
Disclosure Day finisce quindi per parlare molto meno degli alieni di quanto il suo genere cinematografico di appartenenza possa far pensare. Parla della necessità di conoscere, tema enorme che Spielberg affronta con cura, lasciando che siano i personaggi e le domande a guidare lo spettatore verso riflessioni che continuano anche dopo i titoli di coda. Guardando Disclosure Day è difficile non pensare a La guerra dei mondi. Non perché i due film condividano la stessa struttura narrativa, ma perché sembrano parlare della stessa cosa da due prospettive completamente diverse. Nel film del 2005 Spielberg, basandosi sul racconto di Wells, raccontava una razza extraterrestre tecnologicamente superiore, capace di mettere in ginocchio l’umanità nel giro di poche ore. Eppure, quella stessa civiltà finiva per essere sconfitta da ciò che aveva sottovalutato: la fragilità del pianeta che stava invadendo: virus, batteri, malattie. Tutto ciò con cui gli esseri umani convivono da sempre e che, nel corso dei secoli, hanno imparato a conoscere e combattere. In Disclosure Day il ragionamento è sorprendentemente simile, ma si sposta dal piano fisico a quello emotivo. Questa volta gli alieni non commettono l’errore di sottovalutare l’umanità, al contrario, la comprendono forse meglio di quanto gli uomini comprendano sé stessi. La loro intuizione più grande è che la vera debolezza dell’essere umano non si trovi nel corpo, ma nei sentimenti. Sono le emozioni a guidare le nostre scelte, a condizionare le nostre convinzioni, a spingerci verso la verità o ad allontanarcene.
La grande forza di Disclosure Day sta nella capacità di Spielberg di far convivere anime diverse all’interno dello stesso film senza che nessuna prevalga sulle altre. È un thriller in stile Minority Report, con il quale condivide più di un dettaglio, ma anche un thriller politico, un dramma familiare, una storia d’amore, un film di fantascienza e, soprattutto, una riflessione sul mondo contemporaneo. Eppure nulla appare forzato. Disclosure Day conferma una cosa che spesso tendiamo a dimenticare: Spielberg è ancora uno dei pochi registi capaci di generare autentico stupore. Non attraverso l’accumulo di effetti speciali o immagini sempre più spettacolari, ma attraverso il linguaggio cinematografico. Attraverso uno sguardo, una luce nel cielo, un volto che osserva qualcosa di impossibile. Quel senso di meraviglia quasi infantile che attraversava Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. è ancora lì, intatto.
Dal punto di vista visivo il film è impeccabile. La fotografia, con le sue tonalità acide e desaturate, richiama a tratti l’atmosfera de La guerra dei mondi. Ma è impossibile parlare di Disclosure Day senza soffermarsi sulla colonna sonora di John Williams. A novantaquattro anni il compositore continua a scrivere musica con una sensibilità e una lucidità che hanno qualcosa di straordinario. Le sue composizioni accompagnano il racconto senza mai imporsi, alternando momenti di meraviglia, malinconia e tensione con quella riconoscibile eleganza che ha reso leggendario il sodalizio con Spielberg. Emily Blunt offre una delle migliori prove attoriali della sua carriera. Alcune delle sequenze più lunghe e complesse del film vivono interamente sulla forza della sua interpretazione. Al suo fianco, Josh O’Connor conferma il momento straordinario della sua carriera. Il suo personaggio è costruito attraverso le fragilità che l’attore britannico rende con grande precisione.
Con Disclosure Day, Steven Spielberg firma un film che guarda agli extraterrestri per interrogarsi sugli esseri umani, utilizzando il mistero per parlare di verità riuscendo ancora a restituire quel senso di meraviglia che da sempre caratterizza il cinema del regista. Intelligente, emozionante e sorprendentemente attuale, Disclosure Day conferma come Spielberg continui a essere uno degli ultimi grandi narratori capaci di trasformare l’ignoto in qualcosa di profondamente universale.
Disclosure Day arriva al cinema a partire dal 10 giugno con Universal Pictures. Ecco il trailer del film:














