Il momento del ritorno del dottor Strange è finalmente arrivato. A distanza di ben sei anni dall’uscita del primo capitolo, Doctor Strange nel Multiverso della Follia è la nuova avventura dedicata al Maestro delle Arti Mistiche interpretato da Benedict Cumberbatch, per l’occasione diretto da Sam Raimi. Il regista, infatti, torna dietro la macchina da presa di un film per la prima volta dal 2013. In quell’occasione fu Il grande e potente Oz, questa volta è il Marvel Cinematic Universe, che tra l’altro riporta Raimi a dirigere un cinecomic dopo la trilogia dedicata Spider-Man, chiudendo così una sorta di cerchio iniziato nel 2002. Lo Stregone della Casa delle Idee per questa nuova avventura è costretto a compiere un vero e proprio viaggio nel Multiverso al fianco di America Chavez, nuovo personaggio introdotto nel franchise, ragazza che con i suoi poteri può saltare da un universo all’altro.

Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) vive i suoi giorni da Guardiano del Sanctum Santorum in relativa tranquillità. Thanos non c’è più e anche il problema con Spider-Man è risolto definitivamente. Durante il matrimonio di Christine Palmer (Rachel McAdams) la situazione però precipita: un mostro ha attaccato New York e Strange è costretto a intervenire, conoscendo così America Chavez (Xhochitl Gomez), una ragazza che può viaggiare a piacimento nel Multiverso ma che è inseguita da un demone che vuole appropriarsi del suo potere. Per proteggerla, lo Stregone deciderà di rivolgersi a Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen), riponendo la sua fiducia in Scarlet Witch.

doctor strange

Ogni tipo di discorso diventa superfluo se prima non si specifica un concetto estremamente importante: Doctor Strange nel Multiverso della Follia è sopra ogni cosa un film di Sam Raimi. Il regista che ha dato sostanzialmente il via al genere del cinecomic, inteso come film ad alto budget, torna su questa tipologia di film con una garanzia che a suoi altri colleghi non era stata riconosciuta in passato: la totale libertà creativa nel confezionamento della pellicola.

Con l’uscita di scena di Scott Derrickson ai tempi della pre-produzione, i fan da subito invocarono il nome di Raimi come regista perfetto per un prodotto del genere, visto in particolar modo l’elemento psichedelico del primo Doctor Strange. Kevin Feige, da sempre molto attento ai desideri del suo pubblico ma anche al risultato finale, ha capito immediatamente che l’apporto di Raimi sarebbe potuto essere speciale e così effettivamente è stato. Questo perché Doctor Strange nel Multiverso della Follia è, sostanzialmente, il primo film horror del Marvel Cinematic Universe e come tale è una ventata di incredibile aria fresca per l’MCU e tutto il genere cinecomic, che aveva provato una strada del genere con il decisamente non-riuscito New Mutants (qui la recensione).

Il lavoro di Sam Raimi per questa pellicola, invece, è ineccepibile. Lo si era capito già da quando il regista aveva accettato l’incarico: qualcosa di grosso bolliva in pentola e quello che è questo nuovo capitolo dedicato a Strange ne è la conferma più semplice ma anche più importante. In sala ci si ritroverà davanti ad una sorta di best-of di Raimi. Tutta la sua poetica, la sua visione registica, le sue particolarità stilistiche e artistiche sono presenti all’interno di Multiverse of Madness. Il rischio che tutto diventasse solo un mero esercizio di stile era alto, ma ogni elemento, ogni decisione in cabina di regia ha un suo perché e dà effettivamente qualcosa alla pellicola. L’elemento horror è ben dosato e – soprattutto – funzionante, perché si sposa benissimo con quello che la storia va a raccontare.

A proposito della storia, vien quasi da restare a bocca aperta se si pensa a quanto sia semplice ma funzionante la trama di questo film. Una trama così tanto nelle corde del Marvel Cinematic Universe ma al tempo stesso qualcosa di tanto diverso da quanto si era già visto dal 2008 a oggi. La sceneggiatura funziona molto bene e non ci sono particolari intoppi in una narrazione che fila liscia e riesce a coinvolgere lo spettatore scena dopo scena, con il pubblico che nemmeno si accorgerà di essere inchiodato alla poltroncina del cinema per capire come Strange risolverà la situazione davanti a sé. Non è tutto oro quello che luccica perché in un paio di frangenti ci sono dei momenti non chiarissimi e il film manca del dare la giusta enfasi – ma lo si potrà capire solo in futuro – su alcuni momenti in particolare e ci sono anche delle piccole incongruenze con quanto successo in Spider-Man: No Way Home (qui la recensione), però nulla che vada a pregiudicare la visione totale del film.

E visto che è stato nominato Spider-Man: No Way Home, questo Doctor Strange nel Multiverso della Follia prende quello che aveva fatto la pellicola con Tom Holland in termini di fan service e lo stravolge, facendolo diventare un fattore utile alla trama. Se il film di Spider-Man costruisce tutta la sua narrazione per arrivare al momento dell’ingresso in scena di Andrew Garfield e Tobey Maguire, Multiverse of Madness decide di utilizzare la sua dose di fan service nel modo più inaspettato, regalando ai fan del Marvel Cinematic Universe uno dei momenti più alti: il pubblico non è semplicemente pronto agli Illuminati. Nella maniera più assoluta.

Per concludere il discorso a livello tecnico, il lavoro di Danny Elfman con le musiche è incredibile: il main theme del film è sempre riconoscibile e utilizzato e riarrangiato in maniera interessante e tutte le musiche sono estremamente azzeccate. Lo stile di Elfman si combina alla perfezione con questa aura horror e per certi versi anche “tamarra” di Raimi, con risultati altissimi. In particolare, in una scena di combattimento in cui è coinvolto Strange, il compositore ha letteralmente carta bianca per fare quello che vuole e determinare – nel vero senso della parola – l’andamento dello scontro.

Non sempre perfetta, invece, la computer grafica. Se in alcuni momenti, soprattutto in quelli più votati alle tinte horror, la resa della pellicola è perfetta e la CGI si miscela benissimo a tutto il resto, in altri il risultato è abbastanza discutibile e si ha uno stacco che, purtroppo, va un po’ a spezzare l’immersione del pubblico.

Sul cast c’è veramente poco da dire, più che altro per non incorrere in spoiler, visto che la campagna marketing per una volta è riuscita non rivelare più di tanto. Benedict Cumberbatch è come al solito ottimo e riesce non solo a interpretare magistralmente un dottor Strange in stato di felicità solo apparente, ma riesce anche a dare sfumature diverse e incredibilmente azzeccate a ogni variante che interpreta. Sicuramente, sotto questo punto di vista, la direzione di Sam Raimi sarà stata fondamentale. Xhochitl Gomez come America Chavez funziona e si è davanti ad un personaggio che con ogni probabilità sarà molto presente nel futuro dell’MCU. Ci sarebbe un discorso lunghissimo da fare invece su Elizabeth Olsen, che nei panni di Wanda Maximoff è come al solito molto a suo agio, ma diventa incredibile in quelli di Scarlet Witch. Per il discorso degli spoiler non si dirà nulla sul suo ruolo, ma l’attrice ruba così tanto la scena e si trova così splendidamente bene all’interno di un contesto horror, che questo Doctor Strange nel Multiverso della Follia può benissimo esser descritto come un sequel di WandaVision. A margine, infine, veramente in parte Rachel McAdams con la sua Christine Palmer: il personaggio è abbastanza centrale nella narrazione, acquisisce molto interesse rispetto al primo film – pur restando poco più che una spalla – e l’attrice fa molto bene il suo lavoro. Nessuna parola sugli Illuminati, pur essendo la maggior parte di essi già stati rivelati al pubblico: parlarne non sarebbe corretto, perché il loro ingresso in scena merita tutto lo stupore che ne deriverà in sala.

Sono due le scene dopo i titoli di coda presenti nel film, di cui la prima lascia potenzialmente indizi molto importanti sul futuro del personaggio e dell’MCU in generale.

La speranza è che Doctor Strange nel Multiverso della Follia diventi un esempio per il genere dei cinefumetti. Un po’ come accaduto per The Batman (qui la recensione), il lasciare carta bianca a determinati registi visionari paga in maniera estremamente soddisfacente. Sam Raimi firma un film incredibile dal punto di vista visivo, nel quale sarà impossibile non immergersi grazie alle sue zoomate, ai suoi pov in stile La Casa e alla sua assoluta maestria nel saper costruire atmosfera e tensione. Continue sono le citazioni e i rimandi alle sue pellicole, basti pensare a sequenze che ricordano moltissimo la messa in scena di L’Armata delle Tenebre, o ancora un occhio più attento non potrà non notare alcune affinità (registiche) con Spider-Man 2. Non mancano dei punti in comune con l’horror Drag Me To Hell, essendo Doctor Strange nel Multiverso della Follia un film che tratta anche – e in maniera piuttosto esplicita – di possessione. Questo film è Sam Raimi alla massima potenza e i fan non potrebbero chiedere di meglio, perché tutto funziona alla grande, anche grazie ad una sceneggiatura semplice ma che riesce ad affascinare il pubblico. In una Fase 4 del Marvel Cinematic Universe ancora senza una direzione precisa, Doctor Strange nel Multiverso della Follia è una ventata di aria spaventosamente fresca.


Doctor Strange nel Multiverso della Follia è al cinema. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

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