Che dire di Batman sul grande schermo. La storia recente del personaggio al cinema dice sette film stand-alone, dal 1989 al 2012; cinque attori, da Michael Keaton con Batman di Tim Burton a Ben Affleck, privo di un film completamente dedicato all’Uomo Pipistrello ma per la prima volta il vigilante era calato in un universo condiviso, il DC Extended Universe. Ovviamente, tutto questo passando per la popolare, amata e di qualità trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, nei cui film il personaggio di Bruce Wayne è entrato prepotentemente nei cuori del grande pubblico più generalista grazie ad uno strepitoso Christian Bale. Nonostante la versione di Affleck non abbia acceso la stessa scintilla negli spettatori, Warner Bros. aveva avviato la produzione di un film solista su questa versione del personaggio, con l’attore anche in cabina di regia e al tavolo degli sceneggiatori. Tra contrattazioni, cambiamenti di rotta e uscite di scena – complice anche il lento naufragare del progetto DCEU – la produzione è arrivata ad un risultato totalmente diverso rispetto alle intenzioni originali: Warner si è ritrovata tra le mani un film con un Batman più giovane, interpretato da Robert Pattinson, e Matt Reeves in regia, fresco dal successo delle sue pellicole su Il Pianeta delle Scimmie, titoli sempre troppo sottovalutati. Gli ingredienti per qualcosa di interessante ci sono tutti e, nel corso degli anni fino a questi giorni, gli indizi hanno puntato tutti nella stessa direzione: verso l’alto. Perché le aspettative per questo The Batman erano e sono altissime. Il cinema ha spesso vissuto momenti di hype clamoroso per film che poi non si sono rivelati all’altezza. Ma sì sa, l’Uomo Pipistrello fa della paura e del timore le sue armi migliori.

Gotham City. Il tasso di criminalità è alle stelle, nonostante da due anni, nel corso della notte, il vigilante mascherato noto come Vendetta (Robert Pattinson) fa la sua ronda per arginare come meglio può le situazioni più critiche, dovendo scegliere dove intervenire e dove invece lasciar andare. Quando però l’Enigmista (Paul Dano), un misterioso serial killer, avvierà la sua spirale di omicidi, Batman inizierà ad investigare per aiutare il detective Jim Gordon (Jeffrey Wright). Nel suo percorso, Bruce incrocerà la strada con Selina Kyle (Zoë Kravitz), ragazza ladra abituata a girare per i bassifondi di Gotham. Le indagini porteranno l’Uomo Pipistrello a scavare nella storia della città, svelando diversi segreti e portando alla luce la corruzione che affligge Gotham.

Senza troppi giri di parole, The Batman potrebbe essere tranquillamente considerato il film definitivo sul personaggio. Per tutta le tre ore che sono la sua durata – un minutaggio che, effettivamente, agli occhi di molti risulterà proibitivo – la pellicola tiene incollati gli spettatori alla poltrona della sala. Gli ingredienti di quello che sarà quasi certamente uno dei film dell’anno sono decisamente semplici: una storia lineare, un cast di personaggi decisamente ben dosati e, soprattutto, un gusto per l’estetica che rende tutte le inquadrature delle opere d’arte in movimento.

Va detto, passato il momento di hype che si vive appena dopo la proiezione, ci si rende conto come la narrazione di The Batman non sia nient’altro che una storia assolutamente lineare, da un punto A ad un punto B, senza neanche troppi colpi di scena spacca-mascella. Ciò che funziona è il ritmo della pellicola. Un ritmo che sostanzialmente è un mosaico al quale la sceneggiatura aggiunge via via dei tasselli che vanno a modificare la resa finale, rendendola però più entusiasmante. Detto in parole povere, per un paio di volte il film sembrerà essere sul punto di concludersi, salvo poi inserire nuovi elementi con una naturalezza tale che al pubblico sembrerà logico continuare ad assistere ad una narrazione che, di fatto, si può definire in un solo modo: viva. Se a tutto questo ci aggiungiamo che il pool di personaggi principali, quasi una decina, riesce ad essere perfettamente equilibrato, allora è facile capire perché Matt Reeves con questo film ha fatto tombola: ogni personaggio ha il suo momento, ha la possibilità di mettere in scena – come a teatro – le sue peculiarità, i suoi tratti principali e il suo modo di vivere il mondo del film. Esattamente, del resto, come succede nelle pagine a fumetti, in cui gli autori si prendono il loro tempo anche all’interno della frenesia narrativa per inserire magari un paio di vignette o magari una tavola intera per caratterizzare determinati personaggi. In The Batman succede la stessa identica cosa e ognuno dei protagonisti vien messo al centro del palco per il tempo necessario.

Alla sceneggiatura semplice ma forte va aggiunto poi il lavoro tecnico maestoso fatto da Matt Reeves e la sua crew. Registicamente il film è una di quelle piacevoli mosche bianche all’interno del cinecomic. In tutta onestà, va detto che questa è da sempre la chiave di lettura che Warner Bros. ha sempre voluto dare ai film targati DC Comics. Con risultati sui quali si può discutere, certo, ma la scelta di affidarsi a registi come Zack Snyder o James Gunn combacia effettivamente con questa voglia di innovare rispetto al “modello Marvel”. Ecco, forse da Matt Reeves, all’annuncio, ci si poteva aspettare un film più su quelle corde. Niente di più sbagliato, perché l’estetica di The Batman è uno dei due punti forti assoluti della pellicola. La forza delle immagini andrà a pervadere lo spettatore, che si ritroverà avvolto in una Gotham City a metà tra la modernità e il rétro, in un connubio che per la città del Cavaliere Oscuro non può che funzionare. Le tonalità del rosso, sbavato e al neon, mischiate ad un’incessante nebbia e umidità che dominano per le strade della città faranno il resto. E si potrebbe poi stare ore a parlare dei singoli dettagli di design del film, nelle scenografie ma anche per quanto riguarda i personaggi, ma la verità è solo una: ogni minimo elemento della pellicola è studiato a tavolino e niente è messo lì a caso. Il film poi è consapevole di questo e non perde mai occasione per mostrare i muscoli, che sia anche una toppa nei pantaloni tattici di Bruce nella quale è possibile fare un’iniezione di adrenalina.

Se sul gusto per l’estetica il film viaggia su livelli stellari, lo stesso si può dire per l’aspetto più tecnico. Parlando di movimenti di macchina, Matt Reeves dà l’impressione di essersi divertito nello sperimentare in maniera funzionale alla narrazione. Sequenze altamente coreografiche sono solo la punta dell’iceberg in un progetto che fa della messa in scena forse il suo punto di forza. Anche laddove sembrerebbe esserci la svista o il difetto, la narrazione nel suo complesso riesce a correggere il tiro costruendo scene dall’alto impatto emotivo.

Questo discorso sulla tecnica e sulla qualità delle immagini, trattandosi comunque di un film su di un supereroe, si riversa in automatico anche nei momenti action, altro fiore all’occhiello di The Batman. Le scene d’azione sono crude, sporche, dure, violente e cattive, in perfetta coerenza con il mondo che si sta raccontando. Gli scontri fisici hanno un feeling incredibile ed è quasi possibile percepire ogni colpo, anche perché in tal senso il film osa senza mai strafare. Stesso discorso, poi, per le scene, o meglio la scena dell’inseguimento, momento altissimo della pellicola. Senza fare spoiler e scendere nei dettagli, si parla sicuramente di uno dei momenti più adrenalinici e importanti del film e per far sì che sia tale, la regia è curata nei minimi dettagli, oltre che essere pulitissima, nonostante si tratti di un momento ad alta velocità e nel quale era facile perdersi nel marasma generale.

Tutta quest’impalcatura va poi ad appoggiarsi sulle spalle di un cast a dir poco perfetto in ogni sua declinazione. Partendo da personaggi con meno – che non vuol dire poco – spazio, sicuramente non si può non citare Andy Serkis, che regala un Alfred profondamente diverso dalle precedenti incarnazioni cinematografiche: quasi lontano suo malgrado dalla figura di Bruce a livello emotivo, Serkis riesce con poche battute a mettere in scena quella tenacia e quella forza che il maggiordomo di casa Wayne ha sempre avuto nei fumetti ma spesso oscurate dall’eccessiva ampollosità dei suoi modi. Assolutamente di livello anche le prove di John Turturro e Jeffrey Wright. I due attori interpretano rispettivamente Carmine Falcone e il detective James Gordon, i due volti opposti della città ed entrambi riescono a trovare l’essenza perfetta per i loro personaggi, con performance tranquille ma con picchi che portano i personaggi sopra le righe in maniera improvvisa e decisamente funzionante. Chi invece sopra le righe ci sta sempre, splendidamente per altro, è il Pinguino di Colin Farrell. Sul lavoro di make-up fatto dal reparto trucchi sull’attore se n’è già parlato abbondantemente si è già parlato e si è lodato l’incredibile risultato, ma sarebbe un elemento inutile se non fosse accompagnato da una grande prova attoriale. Fortunatamente questa c’è, perché Farrell è ottimo in ogni sua mossa, in ogni sua frase pronunciata in maniera solenne – e questo è un concetto che tocca tutti gli attori in realtà, come a dare ancora più enfasi alla narrazione tramite l’utilizzo delle parole – e ciò che arriva al pubblico è una macchietta in perfetto stile Gotham City. Una piacevole conferma delle aspettative la Selina Kyle di Zoë Kravitz: c’erano pochi dubbi che l’attrice fosse azzeccata per il ruolo e infatti così è stato, anche perché lei riesce a dare diverse sfumature interessanti al personaggio, unendole ad un fascino, più che bellezza, magnetico. Si è di fronte certamente ad una versione diversa del personaggio rispetto a quella di Michelle Pfeiffer e Anne Hathaway, perché la Kravitz riesce a dare una sua lettura a Catwoman, che è una donna fortemente indipendente e in grado di cavarsela, ma anche fatta di paure tangibili, nonostante abbia “nove vite” come dice lei stessa.

E poi, loro due. Protagonista e antagonista. Vigilante e giustiziere. Buono e cattivo. Cattivo e buono. Batman e l’Enigmista. Entrambi in missione. Entrambe le missioni riguardanti la città. Riguardanti Gotham. I due personaggi sono quasi la faccia della stessa medaglia e due prospettive diverse rispetto certi eventi. Paul Dano è pazzesco perché riesce ad incutere timore con il solo utilizzo della voce, è vero, ma nelle pochissime scene in cui è senza maschera – una maschera che dal punto di vista del character design è un centro assoluto – l’attore è ancor più bravo, perché dà sfoggio di tutte le sue abilità nella mimica facciale e nella recitazione con tutto il proprio corpo. L’antagonista perfetto del Batman di Robert Pattinson. Su questa scelta di casting in molti, sin dall’annuncio, hanno avuto da ridire. Probabilmente perché si è parlato tanto del passato dell’attore nella saga di Twilight e del suo chiacchierato – ma mai confermato – presunto rifiuto a metter su massa muscolare per il film. Ebbene, Pattinson ha dimostrato come tutte queste persone si sono sbagliate sul suo conto, regalando quello che, ad oggi, è probabilmente il Batman più iconico di tutti. Che sia in un voice over, o in una scena d’azione, o in un momento in cui si sta vedendo Bruce Wayne, Robert Pattinson dà il 100%, trasmettendo effettivamente l’idea di star vedendo quasi un animale notturno, spinto dall’istinto e dalla voglia di sopravvivenza che, nel caso del giovane Wayne, si può traslare sulla voglia di salvare la città. In ogni istante, con e senza maschera, l’attore è pressoché perfetto e non dà mai l’idea di star improvvisando la battuta. Come per tutto il resto del film, la cura nei dettagli è maniacale, anche in un singolo sguardo.

Un (bel) po’ di righe fa si è parlato di come l’estetica fosse uno dei due punti di forza del film. Ecco, il secondo è certamente la colonna sonora. Michael Giacchino ha fatto un lavoro semplicemente fuori di testa, componendo delle vere e proprie suite per orchestra che già nell’ascolto “semplice” sono incredibili, ma a questo va aggiunto il modo in cui la pellicola gioca con queste tracce, utilizzandole per pompare sempre più adrenalina nel pubblico, che continuerà ad aggrapparsi in maniera sempre più forte alla poltroncina della sala. In tal senso, la già citata scena dell’inseguimento è qualcosa di spettacolare se si pensa anche all’utilizzo della colonna sonora.

Sì. The Batman è un grande capolavoro di genere. Il film decide di non tener conto di quelli che potrebbero – potrebbero – essere i canoni dei cinecomic e tramuta la sua natura in quella di una sorta di thriller quasi psicologico a tinte noir. Matt Reeves fa letteralmente ciò che vuole nella pellicola, sia da un punto di vista tecnico che narrativo, regalando al pubblico una storia assolutamente semplice ma che funziona al 100%. Questa versione di Gotham City è una città veramente sull’orlo del precipizio, molto simile come status a quella vista nei videogiochi della serie Arkham, e i personaggi che la abitano sono tutti estremamente vivi. Robert Pattinson dà l’impressione di esser nato per interpretare questo Bruce Wayne e il personaggio gli calza a pennello, con e senza mantello. Che siate amanti del personaggio o se semplicemente vi piacciono i film action molto cupi, date assolutamente una possibilità a The Batman, il film definitivo sul Crociato Incappucciato.


The Batman arriva al cinema il 3 marzo. Di seguito il trailer ufficiale del film:

RASSEGNA PANORAMICA
The Batman
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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