Ad Alice nella Città è arrivato Flow: Un mondo da salvare, lungometraggio animato di Gints Zibalodis già presentato a maggio a Cannes nella sezione Un Certain Regard riscontrando il plauso della critica internazionale. Il film fa parte della selezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata al cinema per ragazzi.
Il mondo sembra volgere al termine. Un piccolo gatto nero conduce la sua vita solitaria ma, poiché la sua casa è devastata da una grande alluvione, trova rifugio su una barca popolata da varie specie, con le quali dovrà fare squadra nonostante le differenze. Nella barca solitaria che naviga attraverso paesaggi mistici, affrontano le sfide e i pericoli dell’adattamento a questo nuovo mondo.
Già regista di diversi cortometraggi d’impatto, Zibalodis si è fatto conoscere al grande pubblico con lo straordinario lungometraggio d’esordio Away, un’opera delicata realizzata quasi in completa autonomia. Flow, grazie alla co-produzione con la Francia e ad un budget decisamente più alto innalza l’asticella del cinema del regista mantenendo però intatta quella vena delicata e poetica che caratterizza le sue opere. Come in Away anche in Flow la dimensione narrativa è quella mistica e questa volta il protagonista a guidare gli spettatori in questo rocambolesco viaggio è un gatto nero unito ad un gruppo di stravaganti animali che mai potrebbero andare d’accordo se non nella fantasia.
La pellicola, completamente priva di dialoghi e di figure umane, mette in scena un mondo post apocalittico in cui l’uso della parola e la presenza degli umani è ormai dimenticata da tempo, dove regna sovrana la forza della natura e il legame tra le specie. I protagonisti, seppur animali, incarnano comportamenti facilmente ricollegabili al mondo umano pur rappresentando le classiche “lotte” tra le specie. Non è un caso che all’inizio ci sia il secolare scontro tra cane e gatto e che con il procedere del film si inizi a creare un equilibrio tra le specie. Gli animali protagonisti insieme al gatto nero e al golden retriver sono svariati: un capibara, un lemure, una balena azzurra, una cicogna, ognuno di loro con delle caratteristiche che effettivamente rispecchiano il carattere dell’animale in natura pur mostrando dei comportamenti facilmente riconducibili all’animo umano. Con l’arrivo di una enorme inondazione che spazzerà via la casa del gattino, e la convivenza obbligata tra gli animali di specie diverse su una zattera quasi come una sorta di Arca di Noè, gli animali impareranno a conoscersi e a rispettarsi.
Se il film potrebbe sembrare una “animalesca” trasposizione delle vicende bibliche di Noè, in realtà quello è solo un appiglio per raccontare una storia completamente nuova, priva di qualsiasi appiglio che sfrutta l’economicità dell’animazione a suo favore. Zibalodis realizza un film lontano dalla maestria tecnica dei moderni film d’animazione, anzi punta a giocare con il “difetto” trasformandolo nel sui punto di forza. I disegni in CGI di Flow ricordano i videogiochi degli anno 2000, con pixel e sfocature in bella mostra che però si sposano perfettamente con la dimensione onirica e metafisica della pellicola. Un film che gioca in sottrazione dal punto di vista sia tecnico che della scrittura ma che riesce allo stesso tempo ad e essere un enorme scrigno di significati espressi attraverso le immagini.
Flow: Un mondo da salvare di Gints Zibalodis insieme a Il Robot Selvaggio è il secondo film dell’anno che utilizza la natura come concetto per analizzare la condizione umana. Se il secondo film si focalizza sulla maternità e sul rapporto genitoriale, il primo è strettamente legato al mondo dei sogni e del metafisico in un mondo non più abitato dagli stessi umani che l’hanno distrutto, lasciando la palla a chi è sopravvissuto: gli animali.
Flow: Un mondo da salvare di Gints Zibalodis arriva in Italia a partire dal 7 novembre con Teodora Film. Ecco il trailer del film:















