September 20, 2019
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Gloria Mundi

Gloria Mundi di Robert Guédiguian | Recensione | Speciale Venezia 76

  • di Riccardo Cozzari
  • Settembre 8, 2019
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A due anni dall’ultimo film, “La villa (la casa sul mare)”, presentato proprio a Venezia, Robert Guèdiguian torna al Festival con Gloria Mundi. Il sessantacinquenne, iconico regista francese, con all’attivo un quantitativo enorme di lavori, ma in Italia è, purtroppo, poco conosciuto. Appunto per questo, ciò che produce è sempre una scoperta per il mondo cinematografico italiano. Da Gloria Mundi traspaiono tutte le caratteristiche tipiche delle sue corde. È una pellicola decisamente borghese, con tanti personaggi che vivono ed intersecano le proprie vicende. Fa riferimento ad argomenti attuali, con tematiche anche molto socialiste.

La trama segue la storia di Daniel (Gérard Meylan) che dopo aver scontato una lunga condanna, esce di prigione e torna a Marsiglia. La sua ex moglie Sylvie (Ariane Ascaride), gli comunica che Mathilda (Anaïs Demoustier), la loro figlia, ha dato alla luce Gloria e che Daniel è perciò diventato nonno. Durante la sua assenza ognuno si è fatto o rifatto una vita. Daniel va a conoscere sua nipote e trova una famiglia che lotta in ogni modo per restare in piedi e farà di tutto per aiutarla.

L’inizio riguarda proprio la nascita della bambina, con una scena, in particolare, nella quale viene lavata ed asciugata (girata in maniera davvero pregiata), che, visivamente ricorda quasi uno spot pubblicitario. Ciò che dovrebbe venir raccontato dovrebbe riguardare la piccola e le vicissitudini a lei legate. Il problema è che Gloria, se non per l’apparizione nelle prime inquadrature e qualche menzione, non è che abbia così tanta importanza. Certo, non per forza doveva essere il fulcro, ma è innegabile che il soggetto di base venga cambiato per mettere in tavola le vicende degli adulti: genitori, nonni e la sorella della madre e il compagno, che vivono una relazione conflittuale, costellata di tradimenti.

Il personaggio di Daniel è, invece, particolare. Uscito, come detto, dal carcere, cerca in ogni modo di tornarci, perché ha vissuto tanto tempo lì e fuori si sente quasi scomodo, addossandosi perennemente le colpe di ogni cosa, risultando decisamente divertente. E l’attore ha un volto così triste e stanco che rende ancora meglio il concetto.

A livello di sceneggiatura non c’è granché di nuovo rispetto a quanto già visto in altri film francesi o italiani del genere. A differenza di altre sue opere, però, questa sembra quasi una dei fratelli Dardenne. È viva la tematica del lavoro, della difficoltà nel trovarlo ma nell’essere costretti a farlo per vivere si percepisce la sofferenza. Ma il tutto viene inquadrato nell’ottica della bambina, del padre ex-galeotto, di ripetuti tradimenti, che creano un effetto straniante e confusionario.

 

Tra i pregi ha un cast attoriale di rispetto. Sono tutti molto convincenti, nell’interpretazione e nel saper reggere le sequenze. In più sa essere scorrevole grazie a regia e messa in scena, la pellicola dura un’ora e quaranta, assolutamente non percepita dallo spettatore. Il ché non è per forza indice di bellezza, anzi, ma vuol dire che riesce a farsi guardare, e non essere pesante, da chiunque, anche dal pubblico “meno colto”.

Benché sia drammatico, comunque, il finale in sé è piuttosto comico, oltre che scialbo. Peraltro, ha una scena girata a super rallentatore, che rende il prodotto ancora peggio di quanto in realtà non sia. Si basa su situazioni un po’ banali che, mescolate ad altre, diventano ancora più banali e scontate. Non è definibile “brutto” si lascia guardare, una sufficienza piena la merita. Ma, anche qui: è un film da concorso? Probabilmente no. Forse sarebbe stato meglio inserire film come Adults in The Room, di Costa-Gravas, che, in qualità, è decisamente una spanna sopra.

Gloria Mundi

Gloria Mundi è un film molto interessante che però non riesce a portare portare una ventata d’aria fresca al cinema di genere. Il cast è molto buono, su cui spicca la performance di Ariane Ascaride.
6.5
Interessante
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