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Good Omens

Good Omens – L’Ineffabile piano di Azraphel e Crowley | Recensione

  • di Luca Brindani
  • Giugno 7, 2019
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Dopo il successo della serie di Starz, American Gods, anch’essa adattamento di un romanzo di Neil Gaiman, BBC e Amazon Prime Video ci portano l’adattamento di Good Omens, di Gaiman e del compianto Terry Pratchett.

Innanzitutto, una precisazione: il romanzo, nonostante in parte sia nato dalla mente di Gaiman e sia di genere apparentemente fantasy con tinte epiche, si differenzia fin subito dal titolo come un prodotto umoristico di stampo fantasy che irrimediabilmente viene reso ancora più divertente dalle battute erudite dei due personaggi principali, soprattutto quelle scaturite dalla bocca dell’angelo Azraphel. La natura umoristica del libro umoristico è definita a partire dal titolo, Good Omens, che gioca sul significato della parola Omen, Presagio, con un riferimento alla pellicola classica del genere horror, Omen – Il Presagio, che raccontava proprio dell’avvenuta dell’anticristo. La natura umoristica delle vicende e dei personaggi è sicuramente in buona parte farina del sacco del geniale e compianto Terry Pratchett, autore della saga di Mondo Disco, romanzi fantasy ricchi di parodie dei classici cliché della letteratura fantastica.

Good Omens, nel suo adattamento televisivo, è curato quasi totalmente dallo stesso Neil Gaiman, che non solo ha ricoperto il ruolo di produttore, ma ha fatto anche da sceneggiatore, con un ruolo importante nella scelta degli attori protagonisti: una scelta decisamente azzeccata, che dona alla miniserie un’identità molto british, ma con un grande potenziale anche per il successo al di fuori del suolo britannico. Il cast è infatti pieno di nomi altisonanti e amati dal pubblico internazionale, ma la parte del leone la svolgono attori noti grazie alla tv inglese, come Michael Sheen, David Tennant, Jon Hamm e Michael McKean.

La serie segue Azraphel (Michael Sheen) e Crowley (David Tennant), rispettivamente un angelo ed un demone, incaricati dalle rispettive parti di tenere sotto controllo l’anticristo ed assicurarsi che il grande piano si compia; quello di cui Paradiso e Inferno non hanno tenuto conto è il legame tra i due, amici di lunghissima data e fin troppo affezionati alla vita umana per volerla vedere distruggere. Nel frattempo Anathema Device (Adria Arjona), erede di Agnus Nutter, si mette alla ricerca dell’anticristo cercando di portare a compimento il proprio destino. In mezzo a tutto questo ci si metterà anche Newton Pulsifer (Jack Whitehall) un ingegnere informatico non molto fortunato, che casualmente finirà anch’egli per essere parte di un altro grande piano. Sarà quindi compito di un angelo ed un demone, per quanto estremamente umani, mettere in atto un piano per fermare la fine del mondo.

La serie, per quanto possa quasi essere considerata blasfema, in certi punti con la scrittura di Gaiman assume dei toni incredibilmente ironici, sopratutto perché viene arricchita dalle battute di Azraphel, che in quanto angelo si dimostra sempre affabile, quasi ingenuo, ma molto erudito, al punto che la maggior parte delle battute, irriverenti e forse eccessive per un determinato pubblico, assumono una rilevanza quasi insita nella stessa fonte di origine della caratterizzazione di molti personaggi biblici come Gabriele (Jon Hamm) o Michele (Doon Mackichan). Il lavoro nella caratterizzazione del personaggio viene in gran parte svolto non solo dalla sceneggiatura, ma anche dall’interpretazione di Michael Sheen che risulta decisamente l’attore perfetto per il ruolo.

Crowley, interpretato da David Tennant, diventa così il contraltare perfetto per l’Azraphel di Sheen: un irriverente, pazzo demone, che trova la gioia negli elementi futili della vita terrestre, ma che riesce a trovare un’ancora nell’amicizia con l’angelo, un motivo per continuare a vivere nonostante il suo non aver ancora trovato un rapporto stabile oltre a quello che ha proprio con l’umanità. Tennant e la sua alchimia con Sheen sono veramente uno dei punti cardine della serie e proprio ai due personaggi sono lasciate le migliori battute, oltre alla conduzione delle danze negli ultimi giorni del mondo prima dell’Apocalisse.

La scelta di Gaiman di dare più spazio anche al lato tecnico della struttura dei due eserciti del “bene ” e del “male”, a fronte dei continui tentativi di Azraphel e Crowley di evitare l’Armaggedon, ci ha permesso appunto di avere grandi performance anche da attori come Jon Hamm, che in certi punti sembra davvero divertirsi ad interpretare questo essere incapace di capire cosa sia la vita sulla terra e perché sia da apprezzare e rispettare. In aggiunta al cast di grandi nomi che accompagna le schiere dell’Inferno e del Paradiso è piacevole rivedere Michael McKean come Sergente Shadwell : i fan di Better Call Saul sicuramente avranno modo di apprezzarlo in questa veste, anche simile a quella del fratello di Saul Goodman per i suoi modi sbrigativi, e con dei lati da truffatore degno del fratello Jimmy nella suddetta serie.

La regia della serie è decisamente funzionale al tipo di prodotto, non si perde in virtuosismi non necessari e segue il dipanarsi degli eventi con un uso della macchina classico e sterile, che non giudica gli avvenimenti, lasciandone il compito allo spettatore e, in parte, alla voce narrante di Frances McDormand che, seppur all’inizio risulti un po’ invadente, riapparirà solo in alcuni momenti realmente necessari. Completano il lavoro le musiche dei Queen arrangiate per la serie ed inserite nei punti salienti come invito agli spettatori a caricarsi di aspettative per quello che verrà dopo, riuscendo nel proprio scopo.

In definitiva, quello che rende Good Omens un ottimo prodotto televisivo è proprio il libro dal quale è tratta la serie, sempre attuale ora come nel 1990; ma non va assolutamente sottovalutato il lavoro di adattamento effettuato da Gaiman in particolare su alcuni dialoghi, che venivano effettivamente da un’altra epoca ma che, pur con una situazione geopolitica diversa, riescono comunque a lanciare stoccate e critiche all’attuale situazione del mondo, esattamente come trent’anni fa.

Tutto l’affresco che continua a dipingersi davanti ai nostri occhi nella realtà trova uno spazio di discussione nella serie, che ha decisamente modo di dimostrare quanto non sempre la frase “quello che succede in un libro non può essere adattato perfettamente al cinema” sia valida: non si tratta di cinema ma di televisione, è vero, ma il lavoro sembra veramente sentito da tutti, dalla produzione al cast. Good Omens ci mostra un Gaiman diverso da quello di American Gods, ma che merita comunque di essere goduto da chi ama la buona televisione.

Good Omens

In definitiva quello che rende Good Omens effettivamente un ottimo prodotto televisivo lo si ha sia dalla base, ossia il libro, sempre attuale ora come quando fu pubblicato nel 1990, ma anche grazie al lavoro di taglia e cuci effettuato da Gaiman su certi dialoghi che venivano effettivamente da un'altra epoca ma che con una situazione geopolitica diversa, hanno comunque uno sfondo socio culturale solo ancora più sbroccato di quello di 30 anni prima, tutto l'affresco che continua a dipingersi davanti ai nostri occhi nella realtà trova uno spazio di discussione nella serie, che ha decisamente modo di dimostrare quanto non sempre la frase "quello che succede in un libro non può essere adattato perfettamente al cinema", non si tratta di cinema ma televisione, ma il lavoro sembra veramente sentito da tutti, dalla crew al cast. Un Gaiman diverso da quello di American Gods, ma che merita comunque di essere goduto da chi ama la buona televisione.
8
Ottimo adattamento
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