A quattro anni dal debutto della serie che ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo, Heartstopper giunge alla sua conclusione con Heartstopper Forever, film diretto da Wash Westmoreland e disponibile in esclusiva su Netflix dal 17 luglio. Tratto dall’omonima saga a fumetti di Alice Oseman, che firma anche la sceneggiatura, il lungometraggio riporta sullo schermo Kit Connor e Joe Locke nei ruoli di Nick Nelson e Charlie Spring, affiancati da Yasmin Finney, William Gao, Corinna Brown, Kizzy Edgell, Tobie Donovan, Jenny Walser e dal resto del cast che ha accompagnato la crescita della serie sin dalla prima stagione. Grazie a Netflix abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Nick e Charlie sono finalmente riusciti a trovare un equilibrio nella loro relazione, ma l’arrivo di un nuovo capitolo della loro vita mette il loro legame davanti alla sfida più difficile. Con l’università ormai alle porte e la prospettiva di vivere lontani per la prima volta, entrambi sono costretti a confrontarsi con paure, aspettative e cambiamenti che accompagnano il passaggio all’età adulta. Mentre anche gli amici affrontano nuove scelte e nuovi percorsi, il gruppo si ritrova a fare i conti con un futuro che appare tanto emozionante quanto incerto.

Quella di Nick Nelson e Charlie Spring è una storia che, nel corso di tre stagioni, ha raccontato molto più di una semplice relazione adolescenziale. Charlie, studente introverso e sensibile, segnato dalle conseguenze del bullismo e del coming out forzato, incontra Nick, il ragazzo più popolare della scuola, convinto di conoscere perfettamente sé stesso. Da quell’amicizia nata quasi per caso prende forma un percorso di crescita reciproca, fatto di scoperte, paure e fragilità, in cui l’amore diventa soprattutto uno spazio sicuro nel quale imparare ad accettarsi. Un approccio che riflette perfettamente la sensibilità narrativa di Alice Oseman, autrice delle graphic novel da cui la serie è tratta e sceneggiatrice dell’intero adattamento televisivo. Fin dalle prime pagine del fumetto, Oseman ha scelto di raccontare personaggi LGBTQ+ senza costruire la loro identità esclusivamente attorno al dolore o alla discriminazione, ma inserendola in un contesto dove l’amore, l’amicizia e la scoperta di sé hanno lo stesso peso di qualsiasi altra storia di formazione. È probabilmente questa la ragione che ha trasformato Heartstopper in un autentico fenomeno culturale, capace di superare i confini del target young adult e diventare un punto di riferimento per un’intera generazione di lettori e spettatori.

Proprio questa scelta, tuttavia, è stata anche al centro di numerose critiche. Da una parte, Heartstopper è stato celebrato per la sua straordinaria dolcezza, per la capacità di costruire un universo rassicurante e per il modo in cui normalizza le relazioni queer senza trasformarle costantemente in un terreno di sofferenza. Dall’altra, c’è chi ha accusato la serie di dipingere una realtà eccessivamente ideale, quasi utopica, popolata da adulti comprensivi, amicizie sincere e conflitti spesso risolti con sensibilità. Eppure è proprio qui che sta uno degli aspetti più interessanti dell’opera di Oseman. Negli ultimi anni il cinema e la televisione hanno raccontato moltissime storie queer attraverso il trauma, il rifiuto, la violenza o la tragedia, questo però non può e non deve essere l’unico modo possibile di raccontare queste vite, esiste spazio anche per storie che scelgono la speranza anziché il dolore, la serenità invece della sofferenza continua. Soprattutto quando ci si rivolge a un pubblico giovane, offrire un modello positivo non significa negare la realtà, bensì ricordare che anche chi cresce oggi ha il diritto di sognare relazioni sane, famiglie accoglienti e un mondo capace di accettare la diversità senza trasformarla inevitabilmente in un dramma.

L’arrivo di Heartstopper Forever su Netflix coincide con la pubblicazione nelle librerie in Italia dell’ultimo volume della graphic novel di Alice Oseman, chiudendo così, quasi in contemporanea, il percorso editoriale e quello audiovisivo di Nick e Charlie. Una conclusione che, almeno per quanto riguarda la loro storia principale, rappresenta il punto d’arrivo di un viaggio iniziato tra i corridoi della Truham Grammar School e cresciuto insieme ai suoi protagonisti. Eppure, parlare di una vera fine sarebbe improprio. Lo stesso universo narrativo creato da Oseman ha già lasciato intravedere come la vita dei due ragazzi continui oltre l’ultima pagina, grazie alle novelle dedicate ai personaggi, che aprono uno spiraglio sul loro futuro e dimostrano come l’autrice non abbia mai considerato questo racconto un semplice romanzo di formazione, ma un percorso destinato a proseguire anche oltre il lieto fine.

Con Heartstopper Forever per la prima volta si abbandona, almeno in parte, quella dimensione quasi sospesa che aveva caratterizzato le prime stagioni per confrontarsi con un passaggio inevitabile: l’ingresso nell’età adulta. Nick e Charlie non sono più soltanto due ragazzi che stanno imparando ad amarsi, ma due giovani adulti chiamati a interrogarsi sul significato di costruire una relazione quando la vita inizia a portarli in direzioni diverse. L’università, la distanza, il desiderio di salvaguardare un equilibrio conquistato con fatica, la paura che crescere significhi inevitabilmente cambiare: Heartstopper Forever affronta tutti questi temi con una maturità inedita per la saga, senza però tradire la propria identità. È un cambiamento di prospettiva quasi inevitabile, che segna l’evoluzione dei personaggi e, allo stesso tempo, quella del pubblico che li ha seguiti per anni, cresciuto insieme a loro e pronto ad affrontare interrogativi diversi rispetto a quelli che avevano accompagnato l’inizio del loro viaggio.

Non è un caso, quindi, che Heartstopper Forever scelga di affrontare argomenti che fino a questo momento erano rimasti sullo sfondo. La scoperta della sessualità all’interno di una relazione stabile, l’ansia per il futuro, gli attacchi di panico, le dipendenze, i disturbi alimentari e, più in generale, la salute mentale diventano il centro del racconto. Tematiche che Alice Oseman aveva già esplorato nei suoi fumetti con grande sensibilità. Il film, però, è proprio in questo passaggio che mostra i suoi limiti. Da una parte dimostra la volontà di portare la saga verso orizzonti più maturi; dall’altra, finisce spesso per affrontare questi argomenti con poco coraggio. Il confronto con la graphic novel è quindi inevitabile. Pur mantenendo lo stesso tono delicato che ha sempre contraddistinto l’opera di Alice Oseman, il fumetto riusciva a concedere maggiore spazio ai momenti di crisi e alle conseguenze delle scelte dei personaggi. Non aveva paura di rallentare il ritmo per lasciare che il disagio, la paura o l’incertezza respirassero insieme ai protagonisti, permettendo al lettore di comprenderne davvero il peso. Heartstopper Forever, invece, sembra avere costantemente il timore di incrinare quell’atmosfera rassicurante che ha reso celebre la serie, preferendo accompagnare lo spettatore verso una risoluzione più semplice.

Una sensazione che si riflette anche nella gestione del cast corale. Fin dalla prima stagione, Heartstopper non è mai stato soltanto il racconto di Nick e Charlie, ma quello di un gruppo di ragazzi che, ciascuno con il proprio vissuto, contribuiva a costruire un mosaico di esperienze diverse. Tao, Elle, Tara, Darcy, Isaac e gli altri non erano solo comprimari ma tasselli fondamentali di un racconto sull’amicizia, sull’identità e sul senso di appartenenza. Nel film, invece, questa dimensione collettiva si riduce. La scelta di concentrare quasi tutto il tempo a disposizione sulla relazione tra Nick e Charlie è comprensibile, trattandosi del loro capitolo conclusivo, ma finisce per impoverire quella coralità che era stata una delle qualità più autentiche della serie. I personaggi secondari continuano a essere presenti, ma spesso assumono il ruolo di semplici comparse narrative, entrando e uscendo di scena senza che venga realmente dato spazio ai loro percorsi.

Con Heartstopper Forever, Netflix chiude uno dei racconti sentimentali più importanti degli ultimi anni con un film che rimane fedele all’identità costruita dalla serie: delicato e sincero. Pur senza trovare il coraggio di spingersi fino in fondo nell’esplorazione delle tematiche più adulte e sacrificando parte della coralità che aveva reso speciale il percorso dei protagonisti, il lungometraggio riesce comunque a salutare Nick e Charlie con la sensibilità che ha sempre contraddistinto l’universo di Alice Oseman. Rimane però il valore di un’opera che, fin dal primo episodio, ha dimostrato come le storie queer possano essere raccontate anche attraverso la speranza, la tenerezza e la possibilità di immaginare un futuro sereno. In un panorama audiovisivo che troppo spesso ha associato queste narrazioni esclusivamente al dolore, è forse questa l’eredità più importante che Heartstopper lascia al suo pubblico.


Heartstopper Forever è disponibile su Netflix. Ecco il trailer del film:

RASSEGNA PANORAMICA
Heartstopper Forever
7
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Alessandro Pallotta
Classe 1995, laureato in critica cinematografica, trascorro il tempo tra un film, una episodio di una serie tv e le pagine di un romanzo. Datemi un playlist anni '80, una storia di Stephen King e un film di Wes Anderson e sarò felice.

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