Rorschach

Tom King e Jorge Fornes – Panini Comics

Tom King ormai da qualche anno è diventato il riferimento in DC Comics per i personaggi problematici o di difficile comprensione da parte del pubblico, tanto che, nel 2020, DC Comics aveva annunciato e pubblicato i primi numeri di Rorschach, maxiserie dedicata al vigilante di Watchmen, affidata proprio allo scrittore di una recente run di Batman. Insomma, un lavoro di approfondimento che poteva essere interessante o un’arma a doppio taglio e proprio per questo la scelta di affidarlo a King risulta forse la più corretta, lui che con i personaggi divisivi ci va a nozze, lui che da prima si è fatto notare con una serie che proprio non parla di eroi quanto persone danneggiate come Sheriff of Babylon e poi Mister Miracle.

Nella serie siamo nel 2020, le elezioni presidenziali si stanno avvicinando e, proprio in questo clima, viene sventato un attentato al candidato repubblicano, Turley, che sta affrontando il candidato democratico, Robert Redford. Il caso viene affidato ad un detective che si troverà a dover sbrogliare una complicato matassa, ossia chi erano i due attentatori, e perché quello vestito da Rorschach possiede le stesse impronte dell’originale vigilante, Walter Kovacs, morto più di 30 anni prima. King però non decide di scrivere una storia semplice e lineare sull’uomo dietro la maschera, ma proprio sulla maschera che dà il nome al fumetto. Di fatto, Rorschach è un mistery thriller che ci porta in un mondo radicalmente diverso dal nostro ma anche molto simile, mentre un mistero più grande ci trascina al suo interno. King, con l’aiuto di un maestro come Jorge Fornes, ci trascina in una storia fuori dal tempo e dal mondo, molto debitrice di opere cinematografiche come “Tutti gli uomini del presidente”, “The Manchurian Candidate” e così via. La serie ha molto meno a che fare con il Watchmen fumetto e molto di più con la serie tv, ponendosi come una sorta di intermezzo. Eppure, per quanto strano, funziona e porta il lettore a farsi molte domande, alcune scomode, altre doverose e questa maxi serie cerca di rispondere a tutte per poi formularne di nuove. Se amate i thriller politici ed i misteri questa storia fa per voi.


Showa – Una storia dal Giappone

Shigeru Mizuki – J-Pop

Arriva finalmente in Italia, grazie a J-Pop, una delle opere più importanti del compianto maestro Shigeru Mizuki, che ci racconta l’epoca Showa, conosciuta anche con il nome di “periodo di armonia illuminata”, ovvero i 63 anni che vanno dal 1926 al 1989 in cui ha governato sul Giappone l’Imperatore Hirohito.

Mizuki racconta, con tre stili grafici diversi, un misto tra racconto autobiografico e resoconto storico di un periodo, quello che ha visto il Giappone diventare una grande potenza militare per poi essere sconfitto rovinosamente durante la Seconda Guerra Mondiale ed il successivo boom economico e industriale che ha risollevato le sorti del Paese del Sol Levante trasformandolo, di fatto, in quello che conosciamo oggi. Mizuki affronta con coraggio e onestà un periodo decisamente controverso, soprattutto in materia di politica estera, senza nascondersi dietro a facili nazionalismi e mostrandoci l’incapacità del Giappone dell’epoca di riconoscere le brutalità delle azioni compiute in Asia prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.


Stillwater Vol.1

Chip Zdarsky e Ramón K. Pérez – SaldaPress

Nel primo volume di Stillwater, nuova serie Skybound portata in Italia da SaldaPress, troviamo un incipit che non brilla certo per innovazione, anzi, ma che, nelle sapienti mani di Chip Zdarsky, riesce a catturare l’attenzione del lettore, grazie anche al perfetto lavoro di Ramon K. Pérez, che senza strafare, ma affidandosi ad uno storytelling solido e che cattura i particolari più importanti, riesce a dare un ritmo perfetto alla narrazione di Zdarsky. Lo scrittore riesce a tratteggiare, come suo solito, situazioni e personaggi senza dover abusare di didascalie o dialoghi prolissi, anzi, spesso saranno le azioni e le espressioni a mostrarci molto di più, soprattutto per alcuni abitanti dell’inquietante cittadina americana.

Pérez sceglie di adottare uno stile che si sdoppia in maniera eccellente: da un lato uno stile pop e accattivante, con colori che ricordano a volte la pop-art anni ’60, per rappresentare la (finta) normalità della piccola cittadina; dall’altro tira autentici pugni nello stomaco del lettore nelle scene più splatter e horror: un lavoro di contrapposizione che, come tutta la storia e la narrazione imbastita da Zdarsky, ci da un perfetto quadro di quello che è Stillwater, una sorta di paradiso ostile.

Lascia un commento