Dopo il successo di Spider-Man: Un Nuovo Universo, con conseguente vittoria del premio Oscar per il miglior film d’animazione durante la cerimonia del 2019, lo status di Sony Pictures Animation, lo studio di produzione che ha realizzato la pellicola con protagonista Miles Morales, è diventato sinonimo di freschezza, originalità e, soprattutto, volontà di osare e sconvolgere un mondo, quello dell’animazione, che sempre più, soprattutto dal punto di vista visuale, si sta(va) conformando a canoni Disney. Con I Mitchell contro le macchine, prodotto dunque da Sony Pictures Animation e distribuito in esclusiva da Netflix, questa voglia di innovazione si, e si chiede scusa per il gioco di parole, rinnova, portando nuovamente una ventata di aria fresca, anche grazie all’apporto in fase di produzione di Phil Lord e Chris Miller, che quando c’è da scardinare determinati stilemi sono sempre in prima linea.

Katie Mitchell è una ragazza amante del cinema che, finalmente, potrà frequentare la scuola dei suoi sogni per ritrovarsi in mezzo a suoi coetanei sulla stessa lunghezza d’onda. Alle spalle si lascerà il fratellino Aaron, l’unica persona della sua famiglia con la quale va d’accordo, sua madre Linda, una donna che cerca sempre di essere ottimista, il cane Monchi e, soprattutto, suo padre Rick, grande amante della natura con il quale, però, il rapporto sembra essere impantanato da un bel po’, a causa di una serie di incomprensioni. Desideroso di non essere più una semplice comparsa nella vita della figlia, Rick deciderà di organizzare un viaggio di famiglia per accompagnare Katie al campus. Durante il viaggio, però, la nuova tecnologia dei Pal Labs, una linea di personal robot, si ribella al genere umano, cercando dunque di conquistare la Terra catturando chiunque capiti a tiro. La famiglia Mitchell, composta dalle uniche persone ancora in libertà, dovrà cercare di salvare le sorti dell’umanità, imbarcandosi in un viaggio che permetterà loro di ri-scoprirsi, dialogare e, probabilmente, far rinascere il rapporto tra Katie e Rick.

Innanzitutto, va specificato che I Mitchell contro le macchine è un gran bel film. Per tutta la sua durata di poco meno di due ore, la pellicola intrattiene e non ha praticamente mai dei cali di ritmo, se non funzionali a preparare il climax d’azione frenetica e condita di gag che arriverà di lì a poco. La regia è incredibilmente ispirata e le tecniche di animazione mixano un impianto basato totalmente sulla CGI ad alcuni elementi inseriti “sulla pellicola” in tecnica tradizionale, come se fossero degli scarabocchi o dei disegni su delle diapositive o su un diario, che in più frangenti hanno richiamato ciò che si era soliti vedere durante una puntata di Lizzie McGuire. A tutto questo va aggiunto un incredibile montaggio, molto moderno e in alcuni momenti letteralmente fuori di testa, che addirittura inserisce immagini o clip live-action in un film di animazione. Al montaggio del titolo va aggiunto il montaggio dei film nel film, ossia i cortometraggi realizzati da Katie, anche questi estremamente curati e messi a punto in modo tale da rendere effettivamente il loro essere amatoriali, un po’ come si era visto nell’introduzione di Spider-Man: Homecoming, con il vlog realizzato da Peter Parker in stile Windows Movie Maker. Il risultato è un film assolutamente d’impatto a livello visivo, anche grazie al character design dei Mitchell, molto curato e grazie al quale è possibile capire che tipo di personaggi ci si ritrova davanti anche solo guardandoli.

Va specificato, comunque, che le dinamiche tra i componenti della famiglia non sono niente di troppo innovativo in un contesto cinematografico in cui il nucleo familiare viene messo al centro e, viste le premesse dei rapporti, è anche facile capire dove il film andrà a parare, anche a causa di una trama non originalissima e con pochi colpi di scena. Nonostante sia un peccato che la pellicola non affondi il colpo anche sotto questo punto di vista, si tratta di un difetto per il quale si può chiudere benissimo un occhio, proprio perché la trama è più che altro funzionale alla scoperta dei personaggi e dei loro cambiamenti proprio durante lo svolgimento del plot. In più di un frangente, inoltre, i Mitchell avranno molti punti in comune con i Parr, la famiglia de Gli Incredibili: secondo chi scrive, questo è un pregio, proprio perché i due film Disney/Pixar sono probabilmente uno dei prodotti più geniali per quanto riguarda le avventure familiari destinate ad un pubblico decisamente giovane.

Passando a quelle che sono le tematiche de I Mitchell contro le macchine, prima della più palese, ossia quella del rapporto uomo-tecnologia, forse è più utile affrontare quella che fa proprio da introduzione al film, con anche una riflessione su altri titoli Sony Pictures Animation: il concetto di outsider. Se è vero che i Mitchell sono i protagonisti della pellicola, è anche vero che è Katie quella ad avere più spazio di tutti quanti gli altri componenti della famiglia, ed è lei sin da subito a presentarsi come una vera e propria outsider. Katie è una ragazza incompresa dalla famiglia e, ampliando la cosa, è lei in primis a non sentirsi capita dal mondo intero e non vede l’ora di iniziare a frequentare la scuola di cinema perché in quel luogo riconosce delle persone, come detto in precedenza, sulla sua stessa lunghezza d’onda. Ma qualche riga sopra è stato detto che sono i Mitchell i protagonisti della pellicola, ebbene, analizzando alcune delle gag del film è possibile accorgersi come si tratti di un gruppo totalmente “atipico”: Aaron è un ragazzino con la passione dei dinosauri che però non riesce a condividere con nessuno (vedasi scena dell’elenco telefonico); Linda è una madre ottimista e iperattiva che per sua stessa indole è portata a cercare di tirare il meglio da chi le è attorno ma, al tempo stesso, guarda con parziale invidia a chi ha una vita perfetta e priva di stranezze; Rick è un padre di famiglia “vecchia scuola”, con un pessimo rapporto con la tecnologia e che non riesce a trovare il suo posto in un mondo ormai permeato in ogni anfratto da smartphone, tablet, computer e Internet e, per rifuggire da tutto questo, è fermamente convinto che lo stile di vita “analogico” sia quello giusto da adottare; persino il cane Monchi non è il classico cane che si è soliti vedere nei prodotti americani, anzi viene spesso confuso dai robot, che non riescono a capire cos’hanno di fronte a loro, a causa della fisionomia e dal particolare sguardo del cane. Dunque, se in questo film, dopo una attenta, seppur piccola, riflessione appare chiaro questo riferimento al concetto dell’outsider, andando a ripercorrere la filmografia della divisione d’animazione di Sony è possibile accorgersi quanto questo sia un tema estremamente caro allo studio: basti pensare innanzitutto a Miles Morales, un ragazzo afroamericano (con madre latina) che deve ereditare il ruolo del supereroe più amato di New York (che, guarda caso, in quella circostanza era un americano del Queens con occhi azzurri e capelli biondi); ma anche in Emoji – Accendi le emozioni, Gene è una emoji definita difettosa; ancora, in Hotel Transylvania, Mavis è una ragazza-vampiro che, contro il volere del padre, si innamora di un ragazzo umano; infine, andando sempre più indietro, Flint, il protagonista di Piovono Polpette, è un inventore considerato fallimentare dai più. In tutti questi film le dinamiche familiari sono importanti e, soprattutto, i personaggi riescono a invertire la propria condizione di reietti alla fine degli eventi. A completare, e confermare, questo quadro, c’è anche The LEGO Movie, film diretto da Phil Lord e Chris Miller, il cui protagonista, Emmet è forse l’outsider per eccellenza, che diventa poi Lo Speciale.

Ovviamente, visto il titolo, è impossibile che questo I Mitchell contro le macchine non si soffermi anche sulla sempre più invadente tecnologia del mondo moderno. I device elettronici nel mondo narrativo del film sono in costante aggiornamento, riferimento al sempre più rapido evolversi del mondo tech oggigiorno, fino ad arrivare alla creazione dei robot personali, che però si ribelleranno ben presto al loro creatore, escluderanno il kill code creato proprio per evitare situazioni del genere e inizieranno il loro piano di conquista della Terra. Anche qui, non si assiste a nulla di veramente rivoluzionario, ma il modo in cui viene affrontata questa tematica nel film è molto interessante. Se in prodotti basati sulle stesse tematiche la tecnologia è vista in modo quasi univocamente negativo, nel film Netflix viene palesemente spiegato come la soluzione sia effettivamente la tecnologia stessa e anzi, chiudersi completamente ad essa non è mai la soluzione giusta, come dimostrerà il film. Il mondo tech ne esce, dunque, un po’ come la croce e la delizia dei tempi moderni, concetto che si può iper-semplificare con un classico “il troppo stroppia”, che però è estremamente calzante, soprattutto in questo caso.

I Mitchell contro le macchine è un gran bel film d’animazione, che unisce un ottimo ritmo ad una serie di tecniche d’animazione che confermano ancora una volta la volontà di innovare e la freschezza di Sony Pictures Animation. Se da un lato la trama e le dinamiche tra i personaggi non sono niente che non sia già stato visto più volte in altri titoli, dall’altro lato è anche vero che il contesto generale del film funziona in maniera più che eccellente, facendo affezionare lo spettatore ai personaggi e facendolo appassionare alla storia, nonostante questa non riservi grossi colpi di scena. L’azione è frenetica e condita da un buon numero di gag attraverso le quali il film strapperà abbastanza facilmente più di un sorriso al pubblico. Con I Mitchell contro le macchine, Netflix fa ancora una volta centro per quel che riguarda i film d’animazione, confermando la volontà di voler portare qualità nel proprio catalogo anche attraverso il mondo dell’animazione, come era già successo nel caso di Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria.


I Mitchell contro le macchine è disponibile a partire da domani 30 aprile su Netflix. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

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