Presentato un po’ in sordina alla Mostra del Cinema di Venezia, Il Mago del Cremlino porta sul grande schermo l’intreccio tra potere e strategia politica nella Russia post-sovietica, tra realtà e licenze narrative. Diretto da Oliver Assayas, il film adatta l’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, avvalendosi di un cast internazionale che vede protagonisti: Jude Law nel ruolo di Vladimir Putin e Paul Dano nei panni del misterioso e manipolatore Vadim Baranov, insieme a loro: Alicia Vikander, Tom Sturridge e Jeffrey Wright. In arrivo al cinema con 01 Distribution il 12 febbraio. Di seguito il nostro parere sul film.
Il film segue la carriera politica di Vadim Baranov, consigliere e stratega del Cremlino, che diventa l’artefice dietro la figura pubblica di Vladimir Putin. Attraverso intrighi, manovre mediatiche e sotterfugi politici, la narrazione esplora la trasformazione della Russia dagli anni ’90 fino ai giorni più recenti, svelando il lato oscuro e calcolatore del potere, tra alleanze strategiche e conflitti personali.
Il Mago del Cremlino è basato sull’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, un’opera che mescola rigore giornalistico e libertà narrativa, trasformando vicende reali in racconto romanzesco. L’adattamento cinematografico mantiene questa duplice natura: da un lato, ricostruisce eventi storici e dinamiche politiche, dall’altro, inserisce elementi di finzione per delineare meglio i personaggi e le tensioni interne al Cremlino. La struttura narrativa del film, così come nel romanzo, è costruita su una prospettiva interna: vediamo la politica russa attraverso gli occhi di Vadim Baranov, stratega e “mago” dietro le quinte, figura ispirata a Vladislav Surkov. Questo punto di vista permette allo spettatore di immergersi in una storia poco nota, fatta di segreti, manipolazioni e giochi di potere che difficilmente emergono dalle cronache pubbliche.
Nonostante Il Mago del Cremlino abbia ricevuto un’accoglienza critica complessivamente tiepida, il film si distingue per la capacità di rendere avvincente una materia complessa e di per sé “pesante”, come la politica russa contemporanea. Oliver Assayas riesce a combinare ritmo e tensione, evitando che il racconto diventi didascalico o eccessivamente accademico. La storia scorre grazie a sequenze ben costruite, alternando momenti di introspezione politica a passaggi più dinamici. Merito indiscusso va alla scrittura, fedele allo spirito del romanzo di Giuliano da Empoli, che riesce a condensare decenni di intrighi e strategie in una narrazione chiara e sfaccettata. Tuttavia, ciò che davvero eleva il film è il cast: Paul Dano, nel ruolo di Vadim Baranov, regala una performance magnetica, capace di trasmettere la tensione, l’intelligenza e l’ambiguità morale del personaggio. Jude Law, pur non essendo il protagonista, interpreta Vladimir Putin con convinzione. La sua rappresentazione evita la macchietta o il caricaturale, restituendo invece un personaggio enigmatico e insieme minaccioso.
Uno degli aspetti più significativi de Il Mago del Cremlino è il coraggio con cui affronta la politica russa, esplorandone i meccanismi interni e i lati oscuri senza timori. Pur romanzando alcune vicende e personaggi — come spesso accade nel passaggio dal romanzo al cinema — il film riesce a mantenere una straordinaria sensazione di realtà. Le manovre politiche, le strategie di comunicazione e gli intrighi di potere sono resi con coerenza cinematografica, e allo stesso tempo appaiono credibili e profondamente radicati nel contesto storico e sociale che rappresentano. Il film si distingue in particolare perché mette in scena ciò che raramente viene raccontato nei media o al cinema: il funzionamento interno del potere russo, le relazioni tra leader e consiglieri, le manipolazioni sottili e i giochi di influenza che operano dietro le quinte. Questo approccio non solo arricchisce la narrazione dal punto di vista drammatico, ma offre anche allo spettatore una chiave di lettura stimolante della realtà politica contemporanea.
Il Mago del Cremlino rappresenta un passo audace nel cinema contemporaneo: uno dei primi film a trattare in modo così diretto e sofisticato il potere russo, combinando l’approccio investigativo del romanzo con le possibilità espressive del cinema. La visione che ne emerge è coerente, cinematograficamente solida e, al tempo stesso, affascinante.
Il Mago del Cremlino si conferma come un’opera ambiziosa, capace di coniugare realtà storica e narrazione romanzesca con grande efficacia. Pur non avendo riscosso un’accoglienza unanime, il film merita attenzione per la sua capacità di rendere dinamica e coinvolgente una materia complessa come la politica russa contemporanea. La scrittura fedele allo spirito del romanzo di Giuliano da Empoli, la regia calibrata di Oliver Assayas e le interpretazioni magistrali, su tutte quella di Paul Dano, supportata dalla convincente prova di Jude Law nei panni di Putin, trasformano il racconto in un’esperienza cinematografica solida, coerente e intrigante. In definitiva, Il Mago del Cremlino è un film che, pur romanzando alcune vicende, restituisce un ritratto potente, coerente e cinematograficamente appagante di un mondo spesso misterioso e poco noto, confermandosi come un’opera di grande interesse.
Il Mago del Cremlino arriva al cinema con 01Distribution a partire dal 12 febbraio. Ecco il trailer del film:














