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Intervista a Kelley Jones | Speciale Lake Como Comic Art Festival

  • di Alberto Tollini
  • 14 Giugno 2019
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Durante il Lake Como Comic Art Festival abbiamo avuto l’onore di intervistare Kelley Jones, leggendario disegnatore di Batman e Deadman. Dopo aver esordito in Marvel come inchiostratore, il suo primo lavoro importante sarà dare nuova linfa al personaggio di Deadman, per poi approdare su Sandaman. Il suo lavoro più famoso però sarà su Batman in coppia con Dough Moench, con il quale realizzerà un ciclo di storie dalle atmosfere horror gotiche, culminanti poi nella creazione di Batman: Red Rain, Elseworld dove Batman è un vampiro. Recentemente il disegnatore californiano ha lavorato sulla miniserie Batman: Kings of Fear, su Swamp Thing Winter Special e ha illustrato alcune pagine di Detective Comics 1000.

Ciao Kelley, benvenuto su RedCapes! È un vero piacere avere la possibilità di intervistarti. Prima di tutto, come stai? È la tua prima volta in Italia?

Ciao RedCapes, è un piacere essere qui. In realtà questa è la mia seconda volta in Italia: sono stato ospite a Roma nel 1995. Sono molto contento di essere qui al Lake Como Comic Art Festival, è davvero un evento unico nel suo genere.

Iniziamo con il parlare della tua carriera: agli inizi hai mosso i primi passi  in Marvel come inchiostratore per poi, alcuni anni più tardi, passare al ruolo di disegnatore. Puoi dirci come è avventuta questa trasizione?

Quando sono stato assunto come inchiostratore avevo disegnato alcune pagine da inchiostrare per mostrare all’editor le mie capacità. All’epoca non disegnavo molte pagine complete, ma per ottenere l’incarico ho dovuto farlo per necessità e il caso ha voluto che i miei lavori piacessero molto a Butch Guice, artista che ho inchiostrato per circa un anno e mezzo. Con l’uscita di Butch dalla serie l’editor era alla ricerca di un nuovo disegnatore e, riguardando le mie vecchie prove, mi ha proposto il lavoro. Inizialmente non ero convinto poichè ritenevo di non essere molto bravo nel disegnare fumetti e, soprattutto, nel rispettare le deadline. Dopo avermi rassicurato e motivato, ho fortunatamente accettato e oggi, riguardando quei primi lavori, sono convinto che mi abbiano aiutato molto a crescere come artista.

Ritieni che l’aver inchiostrato altri artisti ti abbia aiutato a crescere come artista?

Sicuramente. Credo che il lavoro di Jackson Guice abbia avuto l’impatto maggiore su di me. Ricordo chiaramente come le sue pagine, dal tratto molto pulito con un uso sapiente della luce, esprimevano al meglio le sue capacità. Ecco, questa sicurezza e il mai limitarsi nel disegno sono le due caratteristiche che ho assimilato da lui e portato nel mio modus operandi.

Parlando dei tuoi lavori come interior artist, uno dei tuoi primi incarichi è stato Deadman. Assieme a Mike Baron avete rivitalizzato e ridefinito l’iconografia del personaggio. Dal tuo punto di vista, qual è stato l’aspetto più interessante del progetto?

La paura di fallire, ad essere onesto. Neal Adams ha ridefinito il personaggio e chiunque dopo Neal ha dovuto fare i conti con l’ombra del suo magistrale lavoro. Seppur intimorito da questo ingombrante spettro, volevo questo incarico ad ogni costo perché, come credo sia ben noto, adoro il genere horror e Deadman era una grande opportunità per realizzare un fumetto horror, dato che non mi avrebbero mai dato Swamp Thing (ride). Dopo aver accettato il lavoro, ricordo che i primi giorni furono molto frustranti, perché sentivo la pressione del lavoro di Neal e tutto ciò che disegnavo sembrava una pallida imitazione del suo Deadman. Dopo qualche giorno, decisi di provare a disegnare Deadman prendendo alla lettera il suo nome: una figura scheletrica, fluttuante e angosciante, capace di creare un’atmosfera inquietante e diversa dalle precedenti. Ed è proprio questa atmosfera che ha impressionato i vertici della DC e che ha fatto la fortuna del mio Deadman, affascinando i lettori. Inoltre ricevere i complimenti di Neal Adams è stata la grafitazione e il riconoscimento più grande, in quanto nei miei due incarichi più importanti (Batman e Deadman) ho cercato di uscire dall’ombra di Neal, trovando la mia voce.

Come hai appena detto, tu sei un grande fan del genere horror e ciò è abbastanza evidente dai tuoi lavori, come appunto Deadman, Swamp Thing ma anche Batman. Da dove nasce questa tua passione?

Nasce dall’aver paura di queste cose. Nella vita di tutti giorni nessuno, me compreso, ama la sensazione di paura e orrore, ma è innegabile che generi un’atmosfera e una serie di emozioni affascinanti. Per me l’essenza dell’horror non risiede in scene disturbanti o raccapriccianti, ma nell’atmosfera che viene costruita per arrivare al pay-off finale, al superamento di queste paure. Lo stesso discorso si applica ai fumetti horror: a differenza di quelli di supereroi, bisogna creare la giusta tensione, pagina dopo pagina, per poi rilasciarla gradualmente, così da soddisfare il lettore.

Molto interessante come disamina. Rimanendo a parlare dei tuoi lavori, come hai detto prima, l’altro incarico importante della tua carriera è stato Batman. Durante gli anni’90, assieme a Dough Moench, avete aggiunto tantissimi elementi dark e gotici all’universo del Cavaliere Oscuro, realizzando alcune delle storie più spaventose e inquietanti di sempre. Perché avete deciso di prendere questa direzione?

Perchè nel primo numero Bob Kane e Bill Finger sottolineano come la figura del Cavaliere Oscuro avrebbe terrorizzato i criminali. Partendo da questo semplice idea, ho iniziato a disegnare Batman come una siluette, un’ombra che terrorizzasse i criminali solo apparendo. In più Dough ed io abbiamo deciso di focalizzarci di più sul suo essere detective, mettendo in secondo piano l’aspetto supereoistico. Dal punto di vista grafico, ho sempre immaginato Batman come se fosse un demone, avvolto da questo grande mantello, con le orecchie appuntite e con un simbolo sul petto che facesse scappare i criminali a gambe levate solo a guardarlo. Inoltre ho cercato di aggiungere anche una componente presa a piene mani dai vecchi film noir, come la divisione della storia in capitoli e aggiungendo molti simbolismi nei miei disegni, oltre all’influenza horror di cui parlavamo prima.

E a tal proposito, posso affermare senza alcun dubbio che tu sia uno degli artisti che più di tutti ha lasciato un marchio indelebile nell’iconografia Batmaniana. Artisticamente parlando, il tuo Cavaliere Oscuro è uno dei più iconici di sempre, reso famoso dal lungo mantello nero e, soprattutto, dalle lunghissime orecchie appuntite che ho sempre amato. Magari è una domanda sciocca, ma potresti raccontarci come ti è nata l’idea delle orecchie a punta?

Ti ringrazio per i complimenti. Per quanto riguarda le orecchie, essendo Batman un uomo senza poteri, ho deciso di esagerare alcune caratteristiche del suo aspetto per fornirgli un aura inquietante. In fin dei conti, Batman è semplicemente un uomo e se apparisse come tale i criminali non ne sarebbero terrorizzati alla vista. Esagerandone però alcuni tratti, come appunto il mantello e le orecchie, Batman si trasforma in una figura quasi sovrannaturale ed era proprio questo il mio obbiettivo. Inoltre da adolescente ero un grande fan di Marshall Rogers e anche lui nelle sue tavole esagerava le dimensioni delle orecchie, quindi non ho fatto altro che prendere ispirazione dal suo fenomenale lavoro e reinterpretarlo alla mia maniera.

Restando sempre in tema Batman, dopo la vostra run sulla testate principale, tu e Dough avete realizzato Batman: Red Rain, uno dei più apprezzati Elseworld DC, dove Batman è un vampiro.  Potresti raccontarci la storia dietro questa serie?

A Dough piacque molto il mio Deadman e, essendo lui stesso un fan dell’horror, era intenzionato a realizzare storie di questo genere, ma nel mondo dei supereroi. Grazie a Malcom Jones, che ci ha fatto incontrare, Dough mi sottopose l’idea di Batman contro Dracula da sottoporre alla  DC; il pitch di Dough era molto dettagliato, oltre venti pagine dove si evidenziava la simbologia del pipistrello, il rapporto con l’oscurità e le altre chiavi di lettura. Ricordo benissimo come, dopo aver letto la terza pagina, lo chiamai per dirgli che non vedevo l’ora di iniziare a disegnare. Ero davvero elettrizzato per questa serie, perché ritenevo fosse qualcosa di completamente nuovo e anche un modo per analizzare la psiche e la morale di Batman. Specialmente i momenti in cui deve combattere contro la sete di sangue, per non trasformarsi lui stesso nel nemico, sono, a mio avviso, le parti del fumetto che preferisco.

Vi aspettavate che la serie avesse così tanto successo da diventare una trilogia nonché uno degli Elsworlds più celebri?

Onestamente no. Quando mi sono messo a lavorare a Red Rain sapevo che la serie aveva dell’ottimo potenziale, ma non avrei mai immaginato che avesse così successo. Il volume uscì lo stesso giorno di Batman/Judge Dredd di Alan Grant e Simon Bisley e, avendo visto lo stupendo lavoro di Simon, se io fossi stato un bambino, quello sarebbe stato il titolo che avrei comprato. Invece, con mia grande sorpresa, Batman: Red Rain andò esaurito pochi giorni dopo l’uscita e, credimi,  non so ancora spiegarmi come un volume da venticinque dollari e poco pubblicizzato abbia potuto ottenere un simile risultato. Per quanto riguarda i successivi capitoli della serie, in origine non erano in programma, ma un giorno Dough mi sottopose l’idea per il sequel. Ricordo che inizialmente fui scettico,  perchè non volevo realizzare un prodotto che potesse deludere le aspettative del pubblico. Pian piano però mi convinsi che il progetto era solido e che, per qualche strano motivo, fossi in debito con la DC, in quanto si era esposta non poco nella realizzazione del primo capitolo.

Ancora un paio di domande: lo scorso anno sei tornato sulle pagine del Cavaliere Oscuro con la miniserie Batman: Kings of Fear, dove tu e Scott Peterson analizzate come le paure e i dubbi influenzino Batman. Come è stato per te tornare a lavorare sul personaggio dopo alcuni anni?

È stato molto bello tornare su Batman. È un personaggio che adoro e mi ha dato tante soddisfazioni. Ancora una volta il tema principale era la paura che ci ha permesso di capire chi sia davvero Batman e i motivi che lo spingono a portare avanti la sua crociata. Le sue paure non nascono solamente dalla morte dei suoi genitori, ma dal timore di non essere in grado di salvare tutti. La sua determinazione però è talmente forte e salda da non farlo mai cedere, e questa è una delle caratteristiche che più ammiro di Batman e sulla quale abbiamo voluto soffermarci. In aggiunta abbiamo voluto dare risalto a Spaventapasseri e, attraverso il suo gas, fornire un’interessante retrospettiva su cosa sarebbero diventati i villain di Gotham se non fosse mai comparso Batman.

E per chiudere, hai in mente di realizzare altri progetti simili con altri personaggi? Magari su Deadman o Swamp Thing?

Assolutamente sì, mi piacerebbe molto. In realtà al momento sono al lavoro su una storia con protagonista Deadman dal taglio puramente ed esclusivamente horror. Una sorta di uomo morto che cerca di aiutare il mondo con le sue azioni, ma senza combattere supercattivi.

Molto interessante, non vediamo l’ora di saperne di più. Kelley, a nome di tutta la redazione di RedCapes, ti ringrazio per la splendida intervista! È stato un vero piacere poter chiacchierare con te e spero vivamente di rivederti in Italia presto!

Grazie mille a voi! È stato un piacere anche per me e spero di tornare presto nel vostro paese.

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Per gli amici Tollo, ha un debole per gli eroi in tutina Marvel e DC dal luglio del'92. Crescendo scopre Frank Miller e Grant Morrison che gli cambiano il modo di intendere il fumetto e da allora professa instancabilmente la loro parola. Districandosi tra una recensione e un'intervista, sperperà metà del suo stipendio per seeguire ogni singola serie di Rick Remender.
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