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Joker – Todd Phillips spiega il finale del film [SPOILER]

  • di Luca Brindani
  • Ottobre 8, 2019
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Joker

Joker ha fatto molto parlare di sé negli ultimi mesi e, ora che è uscito, il suo finale ha infervorato gli spettatori, le cui teorie ora vengono confrontate dal regista Todd Phillips.

Quando la parola “Fine” appare su schermo è davvero la fine. A differenza dei tantissimi film sui fumetti che sono venuti prima di lui, il finale del film è davvero la conclusione della storia di Arthur Fleck, non incontrerà altri personaggi DC o creerà un suo franchise, è solo uno stand alone. Questo viene ribadito nelle dichiarazioni, ma non solo.

Ma, nonostante quella sia la fine, non è detto che il film non lasci modo di fantasticare gli spettatori. Numerose sono le teorie che circondano il finale. Mentre gli spettatori lasciano il cinema si chiedono se sia solo un dipinto di una società a cui non importa nulla di nessuno, il cui protagonista rappresenta un emarginato che viene portato alla violenza da una società sull’orlo del caos oppure se ci sia molto di più nel finale.

Sia Todd Phillips, che ha diretto e co-scritto Joker, che il protagonista, Joaquin Phoenix, hanno confermato che il tutto è voluto.

Questo film richiede una certa partecipazione per l’audience. Sei tu a decidere come interpretarlo e come vivere l’esperienza. Non ti vengono presentati i fatti, ma più che altro le possibilità..

Ad agosto, quando il film non era ancora nelle sale e non aveva nemmeno vinto Il Leone D’Oro a Venezia, Phillips aveva poi parlato di queste possibilità.

Dall’inizio, il regista aveva dichiarato di essersi interessato al personaggio del Clown principe del crimine proprio per le numerose iterazioni che ha avuto nei decenni precedenti, sopratutto perché non ve ne è stata mai una univoca della sua backstory. Sicario diventato genio criminale? Ex ipnotista e maestro della mimetizzazione? Mafioso caduto in una vasca d’acido? In vari punti di tutta la storia di Batman, Joker è stato tutto questo e molto altro.

Phillips ha apprezzato l’opportunità e la libertà che questo personaggio dai mille volti gli dava.

Ho amato il fatto che, con questo personaggio, ci abbiano permesso di prenderlo e farci quello che volevamo. E’ stato uno degli script più divertenti da scrivere per me, stavamo solo rompendo regole.

Come d’altronde il Joker ha dichiarato in The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland, che è stato in parte fonte di ispirazione del film, sopratutto dato che dipingeva il personaggio come un fallito comico:

Non sono sicuro cosa sia successo. Alcune volte la ricordo in un modo, altre in un’altro…Se devo avere un passato, preferisco sia a scelta multipla.

Phillips e Scott Silver hanno preso l’ambiguità del personaggio, e il fatto che sia un narratore inaffidabile, per raccontare la sua turbolenta storia.

All’inizio del film sappiamo che Fleck ha passato del tempo all’Arkham State Hospital, un manicomio noto per i criminali malati di mente nell’universo di Batman e che era stato rilasciato con dei farmaci che avrebbero dovuto aiutarlo, ma che non hanno aiutato abbastanza, e l’uomo ora sente che questi farmaci non lo stanno più aiutando a contenere la rabbia. Da lì in poi la linea che divide quello che è reale e quello che è la fantasia di Arthur diventa sempre più flebile, come per esempio alcuni momenti chiave, come la relazione con la sua vicina (Zazie Beetz), che si rivela un’invenzione della sua psiche disturbata.

Nella scena finale del film, Fleck istiga una sorta di rivolta in città, che porta anche all’omicidio di Murray Franklin (Robert De Niro) per mano dell’uomo e successivamente a quello dei coniugi Wayne in un vicolo, da parte di un criminale qualunque. La scena dell’omicidio della famiglia Wayne è interessante, perché è intervallata con Arthur che ride e successivamente stacca sull’interrogatorio che la psichiatra sta facendo ad Arkham. Quando la dottoressa chiede cosa avesse da ridere,  Arthur risponde che stava pensando ad una battuta ma che ora non gli veniva in mente.

Alla fine del film vediamo Fleck correre su e giù per il corridoio sulle note della canzone di Frank Sinatra, “That’s Life”, mentre lascia delle tracce di piedi col sangue, facendo capire allo spettatore di aver fatto un’altra vittima, probabilmente la dottoressa.

Data la natura estremamente particolare della pellicola, gli spettatori si sono chiesti dunque se l’intera vicenda non sia avvenuta tutta nella mente di Arthur e che in realtà sia stato dentro Arkham tutto il tempo.

Il regista non ha voluto tendere nessun ramoscello d’ulivo ai fan, dando un’interpretazione effettiva del finale.

Io, Scott e Joaquin non abbiamo mai voluto parlare di cosa avesse, è un narcisista, è quello o è quell’altro. Non volevo che Joaquin, essendo quel tipo di attore, si mettesse a cercare quelle cose. Non sta bene. Non so nemmeno cosa abbia mentalmente. Mette sempre solo il piede sbagliato fuori dal letto.

Data la psiche di Arthur, Phillips dunque può immaginare quanto i fan stiano speculando proprio sul finale della pellicola.

Ci sono tantissimi modi con cui puoi guardare a questo film. Come una storia a scelta multipla. Nulla è accaduto. Non voglio dirlo, ma molte persone a cui l’ho mostrato alla fine mi hanno detto: ‘Ho capito, se l’è inventata, l’intero film è uno scherzo. E’ questa cosa che questo tizio in Arkham ha inventato. Potrebbe addirittura non essere nemmeno Joker’ Magari il personaggio di Joaquin ha ispirato il vero Joker. Non puoi davvero mai saperlo. La sua ultima battuta nel film è ‘ Non la capiresti’. Interessante, no?

Questa spiegazione potrebbe dunque spiegare come mai il Joker sia già presente quando Bruce Wayne ha solo otto anni e non è nemmeno vicino a diventare Batman, dato che, proprio nelle più note incarnazioni cinematografiche, il pagliaccio è sempre stato vicino come età a Bruce, sia nei film di Burton che in quelli di Nolan, che persino in Suicide Squad.

L’ultima cosa che Phillips ha dichiarato riguardo proprio la risata a fine film.

Quella risata, è l’unica volta che ride genuinamente. C’è la risata del dolore di Arthur, c’è la sua falsa risata quando tenta di essere tra le persone, che è la mia preferita. Poi c’è quella quando è ad Arkham, la sua unica risata genuina in tutto il film.

Il regista però non è intenzionato a fare un sequel del suo film, dove possibilmente questo Joker si scontrerà con Batman, non ne ha l’intenzione e quindi i fan, a quanto pare, potranno solo godersi questo viaggio al cinema, con un finale a scelta multipla, come l’origine del Joker che conosciamo dai fumetti.

Fonte: LA Times

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