Il 2 luglio arriva nei cinema con Universal Pictures Jurassic World – La Rinascita, nuovo capitolo del celebre franchise iniziato con Jurassic Park nel 1993. Diretto da Gareth Edwards (GodzillaRogue One), il film punta a rilanciare una saga che, negli ultimi anni, ha perso molto del suo smalto originario. Nel cast: Scarlett Johansson, Mahershala Ali, Jonathan Bailey, Rupert Friend, Ed Skrein, Manuel Garcia-Rulfo, Luna Blaise e David Iacono. Eppure, nonostante le premesse ambiziose e l’idea di una “rinascita”, il film fatica a trovare un’identità forte, risultando spesso ripetitivo, fiacco e incapace di restituire il senso di meraviglia che aveva reso grande l’opera di Spielberg. Grazie a Universal Pictures Italia abbiamo visto il film in antperima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Cinque anni dopo Jurassic World Dominion, una spedizione affronta regioni equatoriali isolate per estrarre il DNA da tre enormi creature preistoriche per una rivoluzionaria scoperta medica.

Con Jurassic World – La Rinascita, Universal tenta un’operazione tanto ambiziosa quanto rischiosa: riportare in vita un franchise ormai in evidente crisi d’identità. Affidando la regia a Gareth Edwards, autore che aveva già dimostrato un certo talento nel gestire creature giganti (Godzilla), lo studio punta a una rifondazione narrativa che possa prendere le distanze dagli eccessi del capitolo precedente, Il Dominio – quest’ultimo uscito nel 2022, aveva segnato il punto più basso della saga – un film d’azione confusionario, slegato dalle atmosfere originali, dove i dinosauri diventavano comparse in un pastiche di sottotrame globali con tanto di cavallette. La Rinascita, almeno nelle intenzioni, doveva essere il film della “seconda possibilità”, capace di ricondurre la narrazione a una dimensione più contenuta: isole deserte, esperimenti genetici fuori controllo, uomini e dinosauri costretti a convivere in un ecosistema ostile, una formula che aveva funzionato trent’anni fa. Ma se il progetto appare sulla carta come un ritorno alle origini, nella pratica si rivela un esercizio timido e incapace di scrollarsi di dosso le stanche dinamiche di un franchise che si ripete senza evolvere davvero.

Il film si regge su due linee narrative principali che corrono in parallelo ma raramente si potenziano a vicenda. Da una parte, un gruppo di ricercatori ed esploratori – guidato dal personaggio interpretato da Scarlett Johansson – è inviato su un’isola per recuperare campioni genetici di dinosauri, con l’obiettivo (teoricamente nobile) di sviluppare un farmaco per malattie rare. Dall’altra, una famiglia sopravvissuta ad un incidente sullo stesso territorio, cerca rifugio dalle creature preistoriche. Sulla carta, il doppio binario avrebbe potuto offrire una sorta di tensione incrociata con punti di vista contrastanti, ma la sceneggiatura – scritta da David Koepp, già autore dello script del primo Jurassic Park – opta per uno sviluppo schematico, dove i due filoni si alternano senza mai convergere in modo organico. Il risultato è una storia che sembra girare a vuoto: ogni arco narrativo procede con il pilota automatico, senza una progressione reale. I personaggi restano sagome: Johansson è algida e trattenuta, Mahershala Ali cerca di dare spessore morale al suo ruolo ma viene sacrificato da dialoghi ridondanti. Jonathan Bailey offre un minimo di dinamismo, ma è tutto troppo scritto, troppo didascalico. Mancano il carisma, il conflitto interno e la spontaneità dei primi film.

Le battute si rincorrono, si ripetono, in molti casi si ha la sensazione che gli stessi concetti vengano reiterati tre o quattro volte nel giro di pochi minuti, con leggere variazioni. L’effetto è quello di una narrazione rallentata che tende a intellettualizzare ciò che sarebbe meglio mostrare. Questa eccessiva verbosità danneggia soprattutto il target giovane e generalista che si aspetta un film di dinosauri in grado di stupire e spaventare. I momenti di tensione sono pochi e mai sostenuti da un crescendo credibile. Anche le sequenze più tese sembrano sempre frenate da una volontà di restare in un tono medio, di non osare davvero né in direzione horror, né in quella dell’avventura pura.

Gareth Edwards ha sempre mostrato una certa attenzione per il rapporto tra l’uomo e il colosso naturale o tecnologico. E in alcune sequenze questo stile emerge ancora ma queste intuizioni sono soffocate da un comparto tecnico disomogeneo. La CGI dei dinosauri alterna momenti convincenti ad altri decisamente sotto la media. Alcune creature risultano poco dettagliate, con movimenti goffi o scarsamente integrati nel paesaggio. L’interazione con gli attori, spesso girata con green screen evidentemente posticcio, non regge il confronto nemmeno con i film della trilogia precedente, figuriamoci con gli animatronic artigianali eppure perfetti del 1993.

Jurassic World – La Rinascita è un film che, paradossalmente, ha paura di rinascere davvero. È un tentativo di rilancio privo di visione, costruito su un terreno ormai troppo sfruttato. Non è un disastro come Il Dominio, ma è solo un miglioramento timido, formale, che non incide. Il vero problema è che il film non ha cuore, non ha centro, non ha voglia di stupire. Colpisce come la parte più viva e coerente del franchise sia oggi rappresentata da prodotti animati come Jurassic World: Nuove Avventure Chaos Theory, disponibili su Netflix. Serie pensate per un pubblico giovane ma capaci di affrontare la complessità morale dell’incontro tra scienza e natura, con personaggi sviluppati, un ritmo calibrato e una scrittura sorprendentemente matura.


Jurassic World: La Rinascita è al cinema dal 2 luglio. Ecco il trailer italiano del film:

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