“Uomo libero, sempre amerai il mare”, diceva Charles Baudelaire. Perché il mare, spesso e volentieri, è considerato un po’ lo specchio dell’anima: quell’elemento che porta l’uomo a guardare più a fondo dentro di sé, scoprendo nuove ambizioni e a volte anche sorprese del proprio essere. Il mare e questo suo potere sono una delle parte fondamentali de La Belgica, opera di Toni Bruno ed edita da Bao Publishing che racconta una storia di mare ma anche una storia di terra, unendo le due parti con una grande intelligenza artistica da parte del suo autore.

La belgicaLa Belgica sta per salpare alla volta dell’Antartide, in una spedizione scientifica. Suo malgrado, Jean si ritroverà coinvolto in questo viaggio che è destinato a cambiarlo profondamente, perché la vita in mare per lui è una novità assoluta e le relazioni con l’equipaggio e con il mare stesso lo faranno crescere ma, soprattutto, gli faranno capire che tipo di uomo vuole diventare. Mentre il protagonista viaggia per mare, però, sulla terraferma ad aspettarlo c’è Claire, la sua compagna che è rimasta improvvisamente da sola ma non per questo rimane inoperosa: anche la donna affronterà un percorso, quello dell’affermazione dei diritti femminili, in attesa, e nella speranza, che il suo amato possa tornare a casa. Jean e Claire così vivranno due avventure separate ma parallele che, in qualche modo, influiranno sul resto della loro vita.

Toni Bruno per La Belgica parte da una storia vera, quella appunto della Belgica, una baleniera adattata a nave da spedizione che nel 1897 fu la protagonista della prima spedizione invernale in Antartide. Partendo dai diari del capitano de Garlache e dalla storia di un membro dell’equipaggio che sembra più un mito che una parte effettivamente della vicenda reale, Bruno ha costruito su questa impalcatura la storia di Jean Jansen, il protagonista assoluto del primo volume dell’opera, Il Canto delle Sirene, e co-protagonista della seconda parte, La Melodia dei Ghiacci. Ciò che ne nasce è una narrazione che vorrebbe subito catapultare il lettore nella frenesia dei fatti, ma che in realtà ci mette un po’ a carburare, esattamente come un’onda nel mare, che parte lentamente e man mano monta, fino a quando non va ad infrangersi sulla costa: traslando, l’attenzione del lettore viene attirata con l’incedere delle pagine, con la storia che si destreggia tra problematiche, dubbi esistenziali, ammutinamenti, scontri, scioperi e lotte per i diritti, fino al finale che potrebbe lasciare dell’amaro in bocca, ma che ha assolutamente un senso di compiutezza.

Se la vicenda procede senza troppi intoppi e, in realtà, non è originalissima nell’ambito dei prodotti che raccontano storie di mare, ciò che colpisce assolutamente appena si sfogliano i volumi de La Belgica è la parte grafica. Innanzitutto, il tratto di Toni Bruno si rivela essere assolutamente adatto a quest’opera: più spigoloso, duro e sporco in alcune parti, soprattutto quelle riguardanti Jean, e più tondeggiante e pulito in altri momenti, specie quando si sta raccontando nel secondo volume la storia di Claire. I tratti poi sono corredati da una colorazione a mezzetinte che contribuisce a far immedesimare il lettore nel mondo che si sta raccontando e che, soprattutto, con quella scala di grigi trasmette effettivamente quel senso di difficoltà provato dai personaggi che stanno vivendo forse un’esperienza che li ha portati a non essere più in grado di vedere i colori della vita, ma solo tanto grigiore. Piccola chicca del processo di inchiostrazione, è stata fatta con una boccetta di Pelikan 4001, inchiostro così nominato nel 1898, quindi in un momento quasi parallelo al racconto del fumetto: questa coincidenza ha portato Toni Bruno a volerlo utilizzare per dare “colore” alle tavole de La Belgica. Inoltre, essendo stata utilizzata la stessa boccetta per entrambi i volumi, con il procedere del processo di inchiostrazione, il liquido ha perso del suo colore tipicamente nero, arrivando ad essere più sul blu: questa dinamica contribuisce a rappresentare ulteriormente il mare, anche in scene in cui non lo si può vedere effettivamente, dando dunque la sensazione che l’acqua permei tutto quanto il racconto.

I colori, in particolare il bianco, è importante anche nel collegamento tra le storia di Jean e Claire. Ad una prima riflessione le due parti potrebbero sembrare scollegate, ma l’intenzione dell’autore è chiara: non si voleva rendere la donna un semplice personaggio in attesa, letteralmente in stand-by, del ritorno di Jean. Toni Bruno quindi, approfittando del momento storico e rilevante per i diritti delle donne in Belgio, le ha costruito attorno una storia, la sua personale odissea e, soprattutto, la sua personale Antartide, rappresentata da un determinato personaggio con la quale si scontrerà Claire. Non a caso, questa “nemesi” della donna è colorata di bianco, o meglio, non è colorata: il tratto del personaggio non è riempito e quello che si vede, sostanzialmente, è il colore della pagina bianca sotto la stampa, perché l’obiettivo è quello di paragonare l’ostacolo che questo rappresenta per Claire e l’ostacolo fisico che è effettivamente il ghiaccio per Jean. In questo mare di mezzetinte sarà possibile per il lettore non accorgersene e la scelta si rivela essere estremamente azzeccata.

Infine, vale la pena spendere qualche parola per i due protagonisti, Jean e Claire. Da un lato abbiamo un personaggio, il primo, la cui crescita è sotto la luce del sole ed estremamente palese: partito come uomo vittima degli eventi, Jean man mano acquisisce sempre più consapevolezza del viaggio (formativo) che sta vivendo, crescendo e passando da vittima a vero e proprio fattore per ciò che succederà durante la traversata della Belgica, in particolare ad un certo punto nel quale il lettore resterà sicuramente colpito dal comportamento del neo-marinaio. Dall’altro lato c’è Claire, una donna estremamente triste e disperata nella prima parte della storia, decisamente più risoluta e attiva nella seconda, quando capisce che restare ferma e passiva alla vita non è la cosa giusta da fare. Se come detto, il percorso di entrambi è accomunato da queste due odissee diverse ma parallele, si può anche riflettere su un elemento in particolare: la devozione. Le scelte fatte da Jean sono fatte in primis per non sfigurare davanti agli occhi di Claire, che rappresenta un po’ la sua vita. D’altro canto, le azioni della donna sono costantemente accompagnate dai pensieri verso quello che stava per diventare suo marito. In questo modo, Toni Bruno collega ulteriormente le due storie, facendo appassionare il lettore.

In conclusione, La Belgica di Toni Bruno è un’opera che riesce a coinvolgere il lettore con l’andare avanti delle pagine e che se non lascia il segno per una storia originalissima e ricca di colpi di scena, riesce sicuramente a dare il suo meglio per l’aspetto grafico, grazie ad un tratto assolutamente azzeccato e un’inchiostrazione a mezzetinte che conferisce a tutta la narrazione un’atmosfera marinaresca che contribuisce a far immergere il lettore nel mondo di Jean e di Claire. Quella de La Belgica è una storia di cambiamenti e di crescita, ma anche di destino, perché sembra che entrambi i protagonisti, tanto in mare quando sulla terraferma, vadano incontro unicamente a ciò che la vita riservava per loro e ciò per cui, effettivamente, sembrano essere portati.


I due volumi che compongono La Belgica di Toni Bruno sono ora disponibili in tutte le fumetterie, librerie e store online al prezzo di 20,00€ cadauno.

 

RASSEGNA PANORAMICA
La Belgica Vol. 1 e 2 di Toni Bruno
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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