Dopo il successo di Evil Dead Rise, il regista irlandese Lee Cronin torna al cinema con La Mummia, una rilettura contemporanea di una delle creature più iconiche dell’immaginario cinematografico. Il film, arriva nelle sale italiane il 16 aprile distribuito Warner Bros. Pictures. A guidare il cast: Jack Reynor e Laia Costa, affiancati da May Calamawy, dalla giovane Natalie Grace e da Verónica Falcón. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

A seguito della scomparsa della piccola Katie in Egitto, la sua famiglia resta devastata e senza alcuna spiegazione. Le ricerche non portano a nulla e, con il passare degli anni, il dolore si trasforma in una ferita impossibile da rimarginare. Otto anni dopo, però, accade qualcosa di impensabile: Katie ricompare all’improvviso. La bambina sembra stare bene, ma non ricorda nulla di ciò che le è successo. Quello che dovrebbe essere un miracolo diventa presto motivo di inquietudine. Con il passare dei giorni emergono comportamenti strani, segnali difficili da spiegare e la sensazione crescente che qualcosa di oscuro sia tornato insieme a lei. E mentre la famiglia prova a capire cosa sia davvero accaduto, diventa sempre più chiaro che Katie potrebbe non essere più la bambina che avevano perso.

Lee Cronin è emerso definitivamente dal panorama horror internazionale con Evil Dead Rise, costruendo il proprio linguaggio cinematografico attorno a una concezione dell’orrore profondamente fisica. Nel suo cinema il corpo è il focus narrativo, non nel senso stretto di body horror, ma più legato ad un concetto di disgusto. Anche con La Mummia quindi Cronin dimostra una certa dimestichezza con lo splatter e con un gusto per il gore che non ha paura di spingersi verso orizzonti volutamente eccessivi. Come già accadeva nel film legato alla saga di Evil Dead, la violenza grafica non viene trattata soltanto come elemento shock, ma come parte integrante dello spettacolo horror, spesso portata fino a sfiorare il grottesco. Tuttavia, sotto la superficie stilistica e al di là del “riferimento” al celebre mostro cinematografico, il film rivela una struttura narrativa molto più tradizionale di quanto ci si potrebbe aspettare. Più che una vera reinterpretazione del mito, l’opera è in tutto e per tutto un horror di possessione.

Non è tanto la figura del mostro il punto del film, quanto la dinamica legata al ritorno della bambina scomparsa e alla trasformazione subita. Il film gioca così su un meccanismo narrativo ormai familiare al pubblico del genere: l’idea che qualcosa di estraneo e maligno si sia insinuato nel corpo o nell’identità di una persona. Cronin prova comunque a introdurre alcune variazioni interessanti su questo schema, spostando l’attenzione su una dimensione più intima e familiare dell’orrore. L’elemento domestico è uno spazio inquieto, mentre il racconto costruisce lentamente una sensazione di contaminazione che invade la quotidianità dei protagonisti. Non mancano momenti riusciti, sequenze visivamente efficaci e alcune intuizioni registiche che dimostrano come il regista abbia una certa capacità di lavorare con le atmosfere e con le immagini.

Eppure, proprio quando il film sembra trovare una direzione interessante, emerge quello che probabilmente rappresenta il suo limite più evidente: la durata. La Mummia tende infatti a dilatare il proprio sviluppo ben oltre il necessario, accumulando passaggi narrativi che finiscono per appesantirne il ritmo. Questo allungamento narrativo finisce per indebolire l’impatto delle intuizioni migliori. Un altro elemento che caratterizza in modo evidente La Mummia è la sua forte inclinazione verso un horror esplicitamente fisico, costruito spesso attorno al disgusto e all’impatto visivo. Lee Cronin non rinuncia infatti a quella componente splatter e gore che ormai rappresenta una vera e propria cifra stilistica del suo cinema. Il film abbonda di sequenze pensate per scioccare lo spettatore, momenti in cui il corpo diventa teatro di trasformazioni disturbanti, mutilazioni e deformazioni. Questa scelta non costituisce necessariamente un limite, lo è però quando è uno dei pochi elementi capace di mandare avanti la storia. In diversi momenti del film la sensazione è che alcune sequenze di violenza grafica vengano costruite quasi ad hoc, come parentesi pensate soprattutto per prolungare la durata o per aumentare il tasso di shock visivo, senza però contribuire in modo significativo allo sviluppo della storia o alla costruzione della tensione.

Cronin sembra muoversi all’interno di un immaginario costruito attraverso decenni di cinema di genere, disseminando lungo il racconto rimandi più o meno espliciti a opere che hanno definito il linguaggio dell’horror moderno. Alcune dinamiche narrative e alcune scelte visive richiamano apertamente L’Esorcista, soprattutto nel modo in cui viene rappresentata la progressiva perdita di controllo del corpo e dell’identità. Allo stesso tempo non mancano richiami al cinema legato alla saga di The Evil Dead con sequenze che recuperano quel particolare equilibrio tra orrore ed eccesso che ha reso iconico il lavoro di Sam Raimi. In alcuni passaggi emergono persino suggestioni che ricordano lo spirito più ludico e volutamente esagerato di Drag Me to Hell, soprattutto quando la messinscena si lascia andare a momenti di puro eccesso visivo.

La Mummia di Lee Cronin è un film che lascia emergere chiaramente le ambizioni ma anche i limiti del suo autore. Da un lato si percepisce la volontà di proporre una rilettura più cupa e contemporanea di una figura classica dell’immaginario horror, dall’altro, però, il film finisce spesso per appoggiarsi a schemi narrativi ben noti, avvicinandosi più a un tradizionale horror di possessione che a una vera reinvenzione del mito della mummia. Il talento visivo di Cronin resta evidente in diverse sequenze, soprattutto nella gestione degli effetti gore e nella costruzione di momenti pensati per colpire lo spettatore sul piano sensoriale. Tuttavia, l’insistenza su questi elementi e una durata eccessiva finiscono per diluire la tensione e appesantire il ritmo del racconto, rendendo l’esperienza complessiva meno incisiva di quanto le premesse avrebbero potuto far sperare.


La Mummia di Lee Cronin è al cinema con Warner Bros. Ecco il trailer del film:

RASSEGNA PANORAMICA
La Mummia di Lee Cronin
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Alessandro Pallotta
Classe 1995, laureato in critica cinematografica, trascorro il tempo tra un film, una episodio di una serie tv e le pagine di un romanzo. Datemi un playlist anni '80, una storia di Stephen King e un film di Wes Anderson e sarò felice.

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