La Valle dei Sorrisi, il nuovo e rivoluzionario horror di Paolo Strippoli è una produzione italo-slovena firmata da Fandango, NightSwim e SPOK Films, in collaborazione con Vision Distribution — che ne cura anche la distribuzione — con il supporto del MiC e della Friuli Venezia Giulia Film Commission. Strippoli, già vincitore del Premio Solinas come miglior soggetto nel 2019 con L’Angelo Caduto (poi ridenominato con il titolo attuale), conferma la sua crescita come autore di riferimento per il genere.

Remis è un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne, abitato da persone insolitamente felici. Una destinazione che sembra perfetta per Sergio Rossetti, nuovo insegnante di educazione fisica tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela, giovane proprietaria della locanda, Sergio scoprirà che dietro l’apparente serenità del luogo si cela un inquietante rituale: una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente capace di assorbire il dolore altrui. Il tentativo del professore di salvare il ragazzo risveglierà il lato più oscuro di colui che tutti chiamano l’angelo di Remis.

Il cast unisce nuove promesse della recitazione a interpreti già affermati, capaci di conquistare pubblico e critica. Michele Riondino, reduce dal successo come regista e protagonista di Palazzina LAF e dalle serie I leoni di Sicilia e Il Conte di Montecristo, offre un’interpretazione intensa di un uomo diviso tra dolore e dubbio, dando corpo a un personaggio complesso e tormentato. Accanto a lui Romana Maggiora Vergano — rivelazione di C’è ancora domani e premiata con il Nastro d’Argento per Il tempo che ci vuole di Comencini — colpisce con una prova straordinaria, lavorando con precisione sulla voce e sulle inflessioni dialettali, per dar vita a una donna distrutta dall’esistenza che cerca solo di sopravvivere. Tra i giovani spicca Giulio Feltri nei panni di Matteo: la sua interpretazione è viscerale, restituendo l’intensità di un ragazzo che allevia il dolore altrui con un gesto semplice e universale, un abbraccio.

Dopo A Classic Horror Story e Piove, Strippoli torna con un nuovo horror che affronta apertamente il tema del trauma e delle sue forme di elaborazione, scegliendo come sfondo una valle isolata. Uno degli elementi più riusciti del film è proprio la regia, caratterizzata da un’attenzione maniacale alla costruzione dell’immagine: carrellate lente e tese, giochi con i codici del linguaggio visivo, suggestioni che rimandano tanto ad Ari Aster (Midsommar) quanto al folk horror di Robert Eggers (The Witch). Remis diventa così un luogo sospeso e inquietante, una comunità abbracciata dalle montagne e custodita da un segreto che corrode lentamente chi la abita: tutto questo emerge con forza dalla regia di Strippoli.

La sceneggiatura, scritta da Paolo Strippoli insieme a Jacopo Del Giudice e Milo Tissone — già collaboratori dei suoi film precedenti — si distingue per una direzione precisa e incisiva. Non risponde volutamente a tutte le domande poste dal mondo diegetico: insistere troppo sui dettagli rischierebbe di perdersi in inutili labirinti narrativi, mentre il non detto si rivela molto più efficace. La struttura in tre atti è solida e funziona bene: se il terzo può sembrare meno potente, in realtà rappresenta un’evoluzione coerente con il tipo di storia che si vuole raccontare. Non un racconto classico, ma una narrazione di sguardi laterali e grande forza estetica, che regge senza cedimenti per due ore in sala.

La scenografia, curata da Marcello Di Carlo, differenzia con attenzione i diversi ambienti: dalla scuola alla casa del professore, fino alla stazione abbandonata. La zona più affascinante e suggestiva è quella degli abbracci di Matteo, luogo sacrale dominato da una vetrata che raffigura un angelo discendente dal cielo, teatro di un climax angosciante nel finale. Trucco e costumi lavorano soprattutto sul personaggio di Matteo: i capelli bicolore lo rendono immediatamente riconoscibile e iconico, con un bianco candido che evoca simbolismi biblici. La fotografia di Cristiano Di Nicola predilige toni freddi, esaltando la natura e il paesaggio di Remis, fino a trasformarli in parte integrante della narrazione. L’uso sapiente della penombra contribuisce all’atmosfera perturbante, accompagnata dalle musiche di Federico Bisozzi e Davide Tomat: una colonna sonora fatta di sussurri e rumori naturali, lontana dai classici jump scare, che amplifica la dimensione di un horror più meditativo e viscerale.

Il film si presta a numerose chiavi di lettura, come ogni horror di matrice sociale. Può essere visto come un coming of age in chiave perturbante, vista l’età del protagonista e la sua parabola, ma anche come un racconto che intreccia corpi queer e religione. La presenza queer non è casuale e offre un ulteriore livello di lettura, riscrivendo le regole del “mostro” in chiave horror. Se il genere, fin dalle origini, ha messo in scena corpi percepiti come non conformi, nel contesto italiano questo elemento risulta una novità assoluta e si intreccia con il sottotesto religioso della vicenda. Matteo, infatti, è venerato come una figura salvifica: ma cosa accadrebbe se la comunità scoprisse una natura sessuale non eterosessuale? Il riferimento evangelico del nome Matteo non è affatto casuale.

Come in ogni horror, l’ambientazione è liminale: i fatti si svolgono in spazi abbandonati o immersi nella natura, ai margini della civiltà. Remis, stretta nell’abbraccio delle montagne, rispecchia quello di Matteo, che la popolazione usa come rifugio dal dolore. Gli abbracci, non sempre mostrati ma spesso suggeriti, sono ormai entrati a far parte della vita della comunità. Eppure, c’è chi rifiuta di partecipare, venendo così estromesso dalla vita pubblica e considerato pericoloso, perché non accetta la figura salvatrice condivisa dal resto del paese. Il film assume così un forte valore simbolico: corpi venerati e sfruttati, difficoltà adolescenziali, luoghi liminali. Tutti elementi che Strippoli affronta con coerenza lungo le due ore di durata.

L’horror in Italia gode oggi di ottima salute: è vivo e torna a parlare di grandi temi sociali e politici, come dimostra la filmografia di Strippoli. In pochi anni, con tre film e una decina di cortometraggi, il regista ha saputo imporsi con uno stile autoriale chiaro e riconoscibile. C’è grande attesa per il suo prossimo progetto, L’Estranea, già in post-produzione, che promette di consolidare ulteriormente la sua visione creativa.


La Valle dei Sorrisi arriva al cinema a partire dal 17 settembre. Ecco il trailer del film:

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