La Voce di Hind Rajab è un film che trasmette un messaggio preciso e prende una posizione netta a sostegno del popolo palestinese, vittima di un genocidio perpetrato dall’esercito israeliano. Il film è prodotto da diverse star hollywoodiane come Joaquin Phoenix, Rooney Mara e Alfonso Cuarón, che hanno espresso apertamente il loro sostegno allo Stato di Palestina, oltre che dal premio Oscar Jonathan Glazer, regista de La zona d’interesse, che sul palco dell’Academy pronunciò un discorso di chiaro appoggio alla causa palestinese. La Voce di Hind Rajab è un film destinato a commuovere, ma ancora di più a suscitare rabbia.

29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata di emergenza: una bambina di sei anni è intrappolata in un’auto sotto attacco a Gaza e implora di essere salvata. Mentre cercano di tenerla al telefono, fanno tutto il possibile per inviarle un’ambulanza. Il suo nome era Hind Rajab.

Il cast è composto principalmente da quattro attori che interpretano i membri della Mezzaluna Rossa impegnati nella chiamata di aiuto di Hind Rajab: Saja Kilani, Clara Khoury, Amer Hlehel e Motaz Malhees. Ognuno di loro recita con intensità viscerale, trasmettendo rabbia, tristezza e angoscia in ogni scena. Le reazioni che vediamo sullo schermo sono autentiche: gli attori, infatti, non avevano mai ascoltato l’audio originale di Hind prima delle riprese.

Alla regia troviamo Kaouther Ben Hania, cineasta tunisina due volte candidata all’Oscar, che firma anche la sceneggiatura. Il film si è aggiudicato il Leone d’argento della giuria a Venezia. La regista segue da vicino i quattro operatori e le loro emozioni durante le chiamate di Hind Rajab. La pellicola si svolge quasi interamente in un unico ambiente, e solo nel finale vediamo il luogo del massacro di Rajab attraverso filmati reali di quanto accaduto. Il film utilizza infatti circa 70 minuti delle vere registrazioni della bambina, mentre assistiamo agli sforzi disperati degli attori per salvarla, pur sapendo sin dall’inizio quale sarà l’inevitabile conclusione.

L’intera opera è girata in un solo set ricostruito in un teatro di posa in Tunisia. Tuttavia, il lavoro più significativo è quello del montaggio nelle parti finali, dove le immagini reali si sovrappongono alla “finzione” cinematografica. Altro elemento tecnico fondamentale è il sonoro: l’audio autentico di Hind Rajab diventa il cuore pulsante del film, un’incisione indelebile. Parlare di questo film risulta difficile non tanto per ragioni critiche o sociali, quanto perché si tratta di un’opera che supera i confini della finzione e trascende il linguaggio stesso del cinema. Se questa recensione può sembrare ripetitiva, è perché qui non si parla di finzione, ma di un genocidio reale che sta avvenendo a Gaza per mano di uno Stato illegittimo come Israele.

La domanda che sorge spontanea è: è corretto valutare questo film come un’opera “solo” politica e attuale, quando oggi ci troviamo a discutere in diretta televisiva su chi sia da considerare un bambino, mentre assistiamo a uno sterminio di massa da parte dell’IDF contro un intero popolo? La risposta è no. Questo film diventa di vitale importanza: va visto e supportato. La Mostra stessa è stata preceduta da una manifestazione pro-Palestina per le strade del Lido. Basti pensare all’assenza di figure come Gal Gadot, nota sostenitrice dello Stato israeliano, così come di altri personaggi legati a quel contesto.

La Voce di Hind Rajab vi lascerà con il volto rigato dalle lacrime, ma ciò che spera di lasciare è soprattutto rabbia: la rabbia per la morte di una bambina trasformata in simbolo, di un popolo che ha perso troppi bambini e adulti sotto le bombe. La rabbia di un film che oltrepassa lo schermo per dirci che siamo responsabili anche noi, così come i nostri governi e quello americano. E ha ragione.

Di seguito un link utile per le donazioni al popolo palestinese: Eye on Palestine | creating freelance journalism and profit-free activism | Patreon.


La Voce di Hind Rajab va oltre la terminologia del cinema: è qualcosa che supera ogni significato e ogni significante. Diventa impensabile parlare di voti o classifiche. La parte più importante è il messaggio che intende trasmettere, relegando in secondo piano tutti gli altri aspetti tecnici. È un film che va visto, perché non ha uno sguardo neutrale, ma uno sguardo di verità su ciò che da decenni accade in Palestina. Anche se dal punto di vista tecnico non è impeccabile, diventa fondamentale sostenerlo e guardarlo. Al cinema dal 25 settembre con I Wonder Pictures. Ecco il trailer del film: 

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