Il 2 Aprile, distribuito da Lucky Red, arriva in sala Lo Straniero, il nuovo film diretto da François Ozon e presentato alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia. Il regista francese affronta una delle opere letterarie più celebri del Novecento francese, portando sullo schermo una nuova versione del romanzo di Albert Camus. Protagonista è Benjamin Voisin, affiancato da Rebecca Marder, Pierre Lottin e Denis Lavant. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Ambientato nell’Algeria coloniale degli anni Trenta, il film segue la vicenda di Meursault, un impiegato solitario e apparentemente indifferente a tutto ciò che lo circonda. Dopo la morte della madre, alla quale reagisce con un distacco che scandalizza chi gli sta attorno, Meursault riprende la sua vita quotidiana fatta di piccoli gesti e relazioni superficiali. Un giorno, durante una gita al mare, un alterco apparentemente banale si trasforma in tragedia: sotto il sole accecante della spiaggia, Meursault uccide un uomo. Arrestato e processato, scoprirà presto che il tribunale sembra interessato meno al delitto in sé che alla sua incapacità di aderire alle convenzioni emotive della società.
Pubblicato nel 1942, L’Étranger di Albert Camus è uno dei romanzi più emblematici della letteratura del Novecento francese e uno dei testi fondamentali per comprendere la filosofia dell’assurdo. In poche pagine, Camus costruisce una storia essenziale, capace di mettere in discussione il rapporto tra individuo, morale e società. Al centro dell’opera c’è Meursault, protagonista enigmatico. Non è un ribelle né un personaggio tragico o romantico: è piuttosto un uomo che vive nel presente più immediato, incapace, o forse semplicemente non disposto a conformarsi alle aspettative sociali che regolano i rapporti umani. La sua indifferenza davanti alla morte della madre, così come la sua reazione quasi meccanica agli eventi che lo coinvolgono, destabilizzano chi gli sta attorno e finiscono per diventare il vero oggetto del giudizio pubblico. Il processo legale, che occupa la seconda parte della storia, assume una dimensione simbolica. Meursault non viene giudicato soltanto per l’omicidio commesso sulla spiaggia, ma soprattutto per la sua incapacità di partecipare alla “recita” sociale, per non aver pianto al funerale della madre, per non aver mostrato pentimento nei modi attesi, per non aver cercato spiegazioni che rendessero il suo gesto comprensibile.
Il film di François Ozon si confronta con questa impostazione filosofica con grande rispetto, traducendo in immagini la stessa tensione e consapevolezza esistenziale che attraversa il romanzo. Non è la prima volta che la storia di Meursault approda sul grande schermo: il precedente più noto resta Lo straniero di Luchino Visconti, realizzato nel 1967 con Marcello Mastroianni. L’adattamento di Ozon si presenta dunque come un nuovo tentativo di confrontarsi con uno dei personaggi più complessi e sfuggenti della letteratura moderna, riportando al centro del racconto quella domanda fondamentale che attraversa tutta l’opera di Camus: come vivere in un mondo che non offre alcun significato? Con Lo Straniero, François Ozon torna a collaborare con Benjamin Voisin dopo il bellissimo Été 85. Se nel film del 2020 il regista lavorava su un racconto di formazione intriso di memoria e desiderio, qui sceglie invece una direzione quasi opposta: un cinema di sottrazione, della disciplina formale e del controllo.
Il film si muove infatti all’interno di una struttura estremamente rigorosa, che sembra riflettere la stessa essenzialità narrativa del romanzo di Camus. Ozon costruisce una messinscena che raramente devia dai propri binari: ogni scelta, dal ritmo delle scene alla composizione dell’inquadratura, appare calibrata con precisione quasi maniacale. Non c’è spazio per l’enfasi melodrammatica o per scorciatoie emotive; al contrario, la regia procede con una linearità che rispecchia perfettamente la distanza di empatia del protagonista. Il film è girato in un bianco e nero di straordinaria eleganza, capace di evocare un cinema quasi d’altri tempi. Non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di qualcosa che rafforza il tono astratto del racconto: la luce abbagliante della spiaggia, i volti immobili dei personaggi, gli spazi spogli dell’aula di tribunale acquistano così una qualità simbolica.
Anche le interpretazioni seguono una direzione molto precisa. Le performance sono volutamente manieristiche, quasi teatrali, ma sempre controllate e perfettamente focalizzate. Benjamin Voisin, in particolare, costruisce un Meursault trattenuto e opaco, fatto di gesti minimi e sguardi imperscrutabili. Il risultato è un film che non cerca di reinterpretare radicalmente il testo, ma che piuttosto ne abbraccia con coerenza lo spirito e l’impianto filosofico.
Con Lo Straniero, François Ozon firma un adattamento rigoroso e coerente, capace di confrontarsi con un testo complesso come L’Étranger senza cercare scorciatoie narrative o interpretative. È un film che abbraccia fino in fondo la natura filosofica dell’opera di Albert Camus, scegliendo una strada fatta di precisione e controllo formale. Il risultato è un’opera volutamente distante, quasi austera, che potrebbe spiazzare chi si aspetta un adattamento più emotivo o spettacolare. Ma proprio in questa scelta risiede la sua forza: Ozon non tenta mai di rendere Meursault più “comprensibile” o di addolcire la radicalità del personaggio lasciando che il pubblico si confronti con la sua opacità e con il vuoto di senso che attraversa la storia. Ne emerge un adattamento elegante e consapevole, che dialoga con il precedente cinematografico di Luchino Visconti, ma che trova una propria identità grazie alla sensibilità e al rigore del suo autore.
Lo Straniero di François Ozon arriva al cinema con Lucky Red a partire dal 2 Aprile. Ecco il trailer del film:















