La maternità è sempre stata considerata una gioia per la donna, un traguardo che potesse completare e far rifiorire la persona. Nightbitch stravolge completamente questa visione e lo fa con una punta di comedy e body horror. Dopo la presentazione fuori concorso al Festival del Cinema di Torino, la pellicola diretta da Marielle Heller approda su Disney +. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Rachel Yoder – pubblicato in Italia da Mondadori -e racconta con coraggio e ironia il lato oscuro del diventare madre. 

Amy Adams interpreta una donna che ha deciso di mettere in pausa la sua promettente carriera di artista per poter fare la mamma a tempo pieno. In una situazione molto comune nella società odierna e passata, tutti gli oneri genitoriali vengono addossati alla donna, dove il marito risulta completamente assente, o quasi. Il sogno e l’idillio della maternità, però, assume ben presto le caratteristiche di un incubo fatto di capricci, giochi, stanchezza ed esaurimento. Da qui la protagonista inizia a sperimentare cambiamenti fisici inquietanti, che ricordano le fattezze di una bestia. Tra questi, crescita della peluria, una specie di coda che inizia a crescere, capezzoli aggiuntivi e l’olfatto che si acutizza. Una lenta ed inesorabile trasformazione che porterà la donna a rivalutare se stessa e la sua intera vita.

Nightbitch unisce in maniera equilibrata il lato comedy e il lato body horror per creare un prodotto che vada a rovesciare completamente gli stereotipi legati alla maternità. Fin dalle prime scene è evidente un contrasto tra l’idea generale dell’essere mamma e quella reale. Il personaggio di Amy Adams è stremato e la sua voce interiore, che si palesa come voce fuori campo, esprime tutta la sua frustrazione a riguardo. La società contemporanea, ma anche quella passata, è solita guardare alla maternità come ad un miracolo, pieno di gioia, delicatezza e amore. E se così non fosse? O meglio, non sempre. La regista mostra allo spettatore il lato più oscuro e drammatico dell’occuparsi totalmente da sola di un altro essere umano, un essere umano che di fatto dipende da noi in tutto e per tutto. In questo alone di drammaticità, la donna perde la sua identità. Emblematico, infatti, che la protagonista non possieda un nome proprio, ma ci si riferisca a lei solamente come “madre”. In egual misura, anche il padre non ha una personalità, ma viene chiamato semplicemente “marito”. Questo aspetto sottolinea l’universalità del fatto che, una volta diventati genitori, gli esseri umani in qualche modo smettono di essere se stessi per assumere un ruolo. La madre inizia a vivere in funzione del figlio e lo fa abbandonando se stessa, i suoi progetti e la sua carriera, ostacolata anche dall’assenza del marito che, invece, sembra proseguire normalmente la sua vita. All’interno di attività ludiche, il personaggio di Amy Adams si sente un pesce fuor d’acqua, circondata da altre donne che sembrano idolatrare la maternità. Heller comunica allo spettatore che questa sensazione è giusta e sacrosanta, che è un diritto fondamentale avere crolli emotivi e fisici per via del peso di doversi occupare di un altro essere umano. Tuttavia, ciò non dovrebbe portare la donna ad annullarsi completamente, la quale invece dovrebbe potersi sentire libera in ogni caso.

Da qui nasce la metafora che vede la madre trasformarsi fondamentalmente in un cane, un animale da branco che ha la possibilità di correre libera nella notte. Ed ecco che entra in gioco il body horror, in un’atmosfera contraddistinta da una fotografia cupa e notturna, in cui la donna si trasforma e riscopre se stessa e ciò che davvero la rende felice. Inizialmente il cambiamento provoca turbamento, ma in seguito sopraggiunge l’entusiasmo. Non solo, questa trasformazione muta anche il rapporto genitore-figlio. In un contesto in cui la donna sente di essere più libera, anche la sua linea genitoriale si modifica, sentendosi molto più vicina al bambino. Il tema dell’assurdo immerso in un contesto tanto reale crea quel contrasto che rende Nightbitch un prodotto unico e sincero. Il coraggio di ammettere che le donne non devono rinunciare alla libertà individuale per diventare madri dovrebbe essere socialmente diffuso. Il lato bestiale della madre emerge in diverse sequenze, che stanno ad indicare quanto l’istinto venga soffocato dagli oneri culturali e sociali. Ed è qui che ritorna il tema animale, in un susseguirsi di sequenze in cui la protagonista letteralmente immagina di reagire aggredendo, verbalmente o fisicamente l’altro, ma di fatto si trattiene. Fondamentale la scena in cui, ormai totalmente sfiancata dalla superficialità del marito, la donna raffigura nella sua mente un’immagine in cui si lancia sull’uomo in maniera del tutto animalesca. Scene e sequenze che sfruttano l’ironia e l’aspetto comedy per sottolineare il messaggio fortemente liberatorio e di denuncia del film. Esiste un enorme tabù legato alla maternità, secondo il quale, una volta scelto questo percorso, non è contemplata la lamentela o l’esaurimento. Nightbitch sviscera questo aspetto dichiarando normale ciò che normalmente viene nascosto sotto il tappeto. È lecito, dunque, ricercare la propria libertà individuale nonostante l’essere diventata madre. 

Amy Adams regala al pubblico un’interpretazione notevole, profonda e toccante, che commuove e diverte e che le è valsa una nomination ai Golden Globes. L’attrice rappresenta in toto il dilemma di essere donna e madre in un contesto sociale che ti vorrebbe perfetta in ogni occasione. L’essere umano, invece, è per natura imperfetto e molte volte si avvicina maggiormente alla bestia. Ed è qui che ritorna il messaggio di Nightbitch, ovvero quello di poter seguire i propri istinti e sentirsi libere pur non rinunciando alla maternità. L’essere madre non deve diventare una prigione, come invece il film inizialmente ci mostra. La protagonista compie diverse azioni ripetute, dal cucinare, al giocare col figlio, ad accompagnarlo al parco. Un loop continuo che porterebbe alla distruzione della donna, se non fosse per il fatto che invece la metamorfosi cagnesca interrompe questo circolo vizioso. Non solo, fondamentale l’aspetto per cui la donna abbandona una carriera che la vede come artista di successo, una posizione lavorativa che le avrebbe permesso di ottenere non solo indipendenza, ma anche soddisfazione personale.

Nightbitch è un body horror/comedy coraggioso e originale, che si avvale si una scrittura brillante e un cast preparato, con lo scopo di turbare lo spettatore e far passare un messaggio fondamentale. Il tutto immerso in un montaggio rapido e serrato che fa della ripetitività una metafora importante, atta a sottolineare il messaggio che vuole veicolare. Attraverso l’esagerazione e l’assurdo il film affronta temi estremamente reali e contemporanei, per dare una visione diversa di una condizione che troppo spesso viene sottovalutata o non trattata affatto. Un film da vedere e comprendere senza pregiudizi, che porta ad evidenziare una condizione umana ingiustamente consolidata.


Nightbitch è disponibile su Disney+. Ecco il trailer italiano del film:

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