Se c’è una cosa che il mondo del cinema horror continua fare negli ultimi anni, è proprio rimettere mano a quegli iconici progetti che hanno fatto la storia del genere, scrivendo dei sequel diretti dell’opera originale. È il caso di Halloween di David Gordon Green del 2018, sequel diretto dell’originale di John Carpenter del 1978 in cui tra i protagonisti torna proprio lei, la Laurie Strode di Jamie Lee-Curtis. Halloween di Gordon Green, concepito come una nuova trilogia, ha visto nel 2021 l’uscita del secondo capitolo: Halloween Kills ed ora in fase di produzione un terzo ed ultimo film. Stessa cosa si può dire con un altro grande franchise slasher degli anno ’70: The Texas Chainsaw Massacre – Non Aprite Quella Porta, che come per la saga di Halloween, ha visto negli anni la nascita di prodotti sequel, reboot, spin-off, (addirittura un film 3D). Torna ora con un sequel proprio di quell’iconica pellicola del 1974 diretta da Tobe Hooper, cancellando tutte le altre varianti della storia raccontate fino ad oggi. Grazie a Netflix abbiamo visto il film in anteprima, e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Durante un sopralluogo nella remota cittadina di Harlow, Texas, i giovani Melody (Sarah Yarkin), Lila (Elsie Fisher), Dante (Jacob Latimore) e Ruth (Nell Hudson) si imbattono in qualcosa che non avrebbero mai dovuto disturbare. Dopo aver accidentalmente fatto irruzione nella casa di Thomas Hewitt / Leatherface / Faccia di Cuoio (Mark Burnham) inizia per loro l’incubo. Braccati a morte del terribile serial killer che negli anni ’70 aveva spaventato l’America, potranno riporre fiducia solo in qualcuno che ha già affrontato il male: Sally Hardesty (Olwen Fouere) .

Diretto da David Blue Garcia, scritto e prodotto da Fede Alvarez (L’uomo nel buio), Non Aprite Quella Porta è il nono film della saga omonima, ma è l’effettivo sequel della pellicola del 1974 diretta da Tobe Hooper. Dopo diversi sequel, uno dello stesso Hooper del 1986, prequel, reboot, e remake (e una serie di fumetti e un videogioco) la pellicola di Garcia si slega completamente dall’universo del franchise e propone un seguito che annulla tutte le altre narrazioni mantenendo intatto lo spirito e l’anima del progetto nel suo insieme. Per chi volesse una narrazione più completa, si potrebbe aggiungere alla visione, oltre al film originale, anche Leatherface – Il Massacro Ha Inizio, prequel delle vicende in cui viene mostrata l’infanzia di Faccia di Cuoio, disponibile su Netflix.

Non Aprite Quella Porta è forse lo slasher per eccellenza. Uscito per la prima volta in un periodo storico particolare, a ridosso della fine della guerra in Vietnam, incarna esattamente le paure di una Nazione allo sbando, in cui il “sogno americano” andava sempre più scemando, lasciando spazio al terrore. Non è un caso che questi siano gli anni dell’uscita dei film horror forse più importanti della storia del cinema, tra i quali Halloween appunto, ma anche Nightmare e qualche anno più avanti di Venerdì 13, film che hanno fatto la storia del sottogenere slasher, uno dei più apprezzati. La particolarità di Non Aprite Quella Porta, oltre ad incarnare i timori del tempo, è quella di insinuare una paura ancora più radicalizzata, essendo la vicenda ispirata a personaggi (più che fatti) realmente accaduti. Thomas Hewitt/Leatherface è infatti la rappresentazione estremizzata su schermo del serial killer Ed Gein, che era già stato fonte d’ispirazione per la figura di Norman Bates in Psycho nel romanzo di Robert Block e successivamente nel film omonimo di Hitchcock. Ed Gein ha poi ispirato altri “mostri” del cinema come Hannibal nel Silenzio degli InnocentiDeranged – Il folle e il personaggio di Bloody Face in American Horror Story: Asylum (QUI la storia vera di Ed Gain raccontata da Marta Suvi – Barbie Xanax nel canale Bix’s Coven).

Non Aprite Quella Porta

Come qualsiasi slasher, anche Non Aprite Quella Porta (2022) decide di concentrarsi più sulla violenza, sulle morti e sul sangue, piuttosto che su una sceneggiatura forte che per quanto riguarda questo genere di film, non è di certo un problema. Basti pensare che il film del ’74 dopo una realizzazione low budget e una distribuzione inizialmente limitata, fu quasi completamente censurato a causa delle scene di estrema ed esplicita violenza; un vero e proprio marchio di fabbrica che ha continuato negli anni e che ha trasformato questo franchise in qualcosa di altamente visivo e sensoriale piuttosto che in un canonico film dell’orrore. Anche in questo caso sequel ad esser preso di mira dalla terribile motosega di Leatherface è un gruppo misto di giovani e anche qui vengono prontamente proposti i topoi del genere slasher: il viaggio iniziale che trasporta i protagonisti nella cittadina di Harlow, la conoscenza con l’isolata comunità locale fuori dal tempo, l’incidente iniziale, la carneficina.

Non Aprite Quella Porta è prima di tutto uno splatter, in cui le brutali ed esplicite morti si susseguono in un continuo crescendo che culmina con la carneficina finale. Quello che questa saga di film ha saputo apportare al genere in maniera davvero sapiente è la schiettezza con cui le scene di estrema violenza si susseguono sullo schermo. Non c’è una studiata costruzione del momento, le morti avvengono senza un preciso schema, sono casuali e proprio per questo terribili perché inaspettate. Questa caratteristica è rimasta invariata anche in questo nuovo sequel, che decide di porsi su un gradino più alto, mostrando scene estremamente esplicite e raccapriccianti.

Ciò che però non convince è forse il ritorno troppo forzato del personaggio di Sally Hardesty, la final girl del primo film, interpretata questa volta da Olwen Fouere, dopo la morte di Marilyn Burns nel 2014. Sally è la sopravvissuta che è riuscita a scappare, che ha lasciato tutto alle spalle e che non ha giurato vendetta, al contrario di Laurie Strode di Jamie Lee-Curtis. Qui la donna ormai anziana, che ha non poco in comune con l’iconica Sarah Connor di Linda Hamilton, viene banalmente richiamata all’azione e considerata l’unica in grado di poter sconfiggere la bestia creando forse troppe ed inutili affinità con la saga di Halloween. Lo stesso Thomas Hewitt/Leatherface in questo caso viene mostrato quasi esclusivamente come una macchina di morte, che in seguito all’incidente che darà il via agli eventi, inizia la sua mattanza. Anche in questo caso al suo personaggio non sono state apportate particolari modifiche, confermandolo come uno degli slasher killer più atipici. Leatherface, nato con una deformazione fisica e un ritardo mentale, cresciuto all’interno di una famiglia di squilibrati, tra cui il fratello maggiore reduce di guerra (appunto del Vietnam) uccide per paura. L’invasone da parte dei giovani è vista da Thomas come una minaccia e per questo deve difendersi nell’unico modo in cui riesce e con l’unica arma a sua disposizione.

Non Aprite Quella Porta si configura come il sequel diretto del film originale del 1974 diretto da Tobe Hooper. Come l’originale, anche qui l’intento è quello di scioccare il pubblico con uccisioni truculente piuttosto che narrare una storia con una sceneggiatura forte. Nonostante ciò, il voler inserire forzatamente dei personaggi iconici non è sempre una buona idea, specialmente quando suddetti personaggi hanno poco a che vedere con la prosecuzione della storia. Non adatto di certo a stomaci deboli, Non Aprite Quella Porta è quello che vi aspettereste, un sano e godibile horror slasher, decisamente splatter.


Non Aprite Quella Porta arriva su Netflix a partire dal 18 febbraio 2022. Ecco il trailer italiano del film:

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