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[Recensione] Captain America: Civil War – Super Smash Bros Marvel

  • di Simone Prina
  • 19 Aprile 2018
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Captain America

Dopo un esordio davvero niente male con “Captain America: Il Primo Vendicatore” e un sorprendentemente coinvolgente “Captain America: The Winter Soldier” il terzo lungometraggio dedicato al vendicatore a stelle e strisce non potrà che rappresentare lo zenit dell’intera trilogia… no?

Tralasciamo per un attimo il peso che un titolo come “Captain America: Civil War” rappresenta per i fan del media da cui questi film traggono ispirazione. Mettendo su schermo un film del genere, in una nazione nel pieno di una campagna presidenziale quantomai controversa, ci si aspetterebbe di cogliere parecchi spunti di riflessione. Nonostante qualche occasionale rimprovero pubblico abbastanza scontato e un imponente uso improprio di eventi riconducibili (forzatamente) ad una qualche interpretazione allegorica, il terzo film dedicato a Captain America perde il treno del “film impegnato nel sociale” rimanendo uno pseudo evento culturale pop nella norma (ammesso che Tony Stark non vi ricordi uno strano ibrido tra Elon Musk Donald J. Trump).

Captain America

Ma perché i fratelli  Anthony e Joe Russo portano il MCU alla Civil War? La prima parte del film ci porta in Nigeria, mostrandoci la missione di una squadra ridotta degli Avengers, comandata da Captain America (Chris Evans) e composta da: Falcon (Anthony Mackie), la Vedova Nera (Scarlett Johansson) e Scarlet (Elizabeth Olsen). Al culmine della caccia agli ultimi agenti dell’Hydra sopravvissuti, Crossbones (Frank Grillo) causerà un’esplosione che ucciderà se e farà saltare in aria un palazzo pieno di dignitari del Wakanda (centro). Tale evento, rappresenterà la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso e porterà le Nazioni Unite a prendere dei provvedimenti per regolamentare le attività degli Avengers.

Captain AmericaFirmare o meno gli “accordi di Sokovia” (il documento che limiterebbe i poteri del gruppo) divide gli Avengers in due schieramenti: quello di Cap, un militare vecchio stampo che ricorda la lotta contro Hitler come se fosse ieri (perché, beh, lo sapete), è riluttante a mettere il loro potere nelle mani di un gruppo di governanti; e quello di Tony Stark / Iron Man (Robert Downey Jr.) che pensa che il potere incontrollato possa mettere in pericolo ancora più persone.

Ed eccoci al primo e fondamentale problema del film: i protagonisti e hanno entrambi ragione e il resto del loro gruppo è semplicemente costretto a scegliere da che parte stare.

Captain America

Il catalizzatore dello scontro tuttavia non è rappresentato dallo “scontro ideologico” ma bensì dal ritorno di Bucky (Sebastian Stan). Il Soldato d’Inverno, più o meno volontariamente, ha commesso delle azioni che lo hanno reso un ricercato a livello mondiale, ma Cap è fermamente convinto che, lavaggio del cervello a parte, in lui ci sia ancora del buono e che sia sua responsabilità riportarlo a casa. L’arrivo del misterioso Zemo (Daniel Brühl), che si unisce a pieno titolo alla schiera di cattivi irresistibilmente carismatici del MCU, riattiverà la “modalità killer senz’anima” di Bucky, costringendo Steve a proteggere il suo vecchio amico da parte dei suoi nuovi amici.

Questo è, come dovrebbe essere (al meno da quel che dice il titolo), un film su Cap e in effetti lo Steve Rogers di Evans dimostra ancora una volta di essere il cuore e l’anima del MCU. È un brav’uomo che deve prendere decisioni difficili pur di fare la cosa giusta, cosa che essenzialmente lo rende solo al mondo nonostante, la compagnia dei suoi amici (anzi, super-amici).
Il Tony di Downey fomenta il contrasto dimostrandosi ancor più lunatico di quanto non lo fosse in Age of Ultron e in Iron Man 3 (e non è facile eh).
Avendo entrambi argomenti di discussione più che validi, la sua battaglia ideologica tra Cap e Tony non evolve mai, lasciando ai due schieramenti una sola cosa da fare: picchiarsi.

Captain America

Sul fronte “combattimento” Civil War mantiene (e spesso alza) il livello delle scene d’azione viste nelle pellicole precedenti. I momenti “Battle Royale” sono ben coreografati e danno spazio a ogni singolo eroe, inclusi i novelli Spider-Man di Tom Holland e Black Panther di Chadwick Boseman che si rivelano due personaggi ottimi sotto tutti i punti di vista (per quanto scarsamente caratterizzati, causa il poco tempo a disposizione).

Per quanto la relazione tra Cap e Tony sia messa alla prova qui, è in definitiva la devozione “bromance-tuesca” tra Cap e Bucky che trionfa su tutto il resto. Sebastian Stan trova ancora una volta la parte umana nel freddo guerriero assassino che interpreta, riuscendo a ritagliarsi uno spazio nel duo Cap/Falcon venutosi a creare durante l’ultima pellicola dedicata a Steve. Il loro rapporto funge da “sollievo comico” per aiutare a compensare il tono schiacciantemente teso e cupo del film (ehi, ti ricordi quanto era divertente picchiare i nazisti? Ahah, bei tempi…).

Captain America

 Bromance a parte, la parte migliore del film è senz’altro rappresentata dalla nuova incarnazione di Peter Parker/Spider-Man. Dopo (solo) cinque tentativi, Holland si rivela essere il primo attore in grado di portare il dualismo Spidey/Peter sul grande schermo in modo efficace, con tutto il comparto sentimentale e action necessario per far presa sul pubblico.
Il tutto nonostante Spider-Man sia un personaggio che, se fosse tolto completamente dal film, non intaccherebbe in alcun modo lo svolgimento della pellicola.

Più amalgamato nella trama, il misterioso Black Panther di Boseman è un personaggio ben riuscito, sia a livello recitativo che visivo. Il costume e le coreografie di combattimento che lo vedono protagonista, sono realizzate con cura e sono perfettamente aderenti al personaggio.

Captain America

L’unico difetto legato a T’Challa? Il Wakanda: uno stato nascosto dotato di tecnologie all’avanguardia tenute segrete da anni che capeggia un comitato per imbrigliare i più potenti eroi in calzamaglia delle terra? Qualcuno ha detto ipocrisia? No? Per concludere, una menzione d’onore per Paul Bettany che ritorna nei panni (da dandy) di Visione. Il personaggio di Bettany e quello della Olsen dimostrano qui di avere un potenziale inespresso che (forse) vedremo sfruttato in una futura pellicola.


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Conosciuto anche come "ComicsFreak", è un fan della cartaccia quadricromatica fin dall'ormai lontano 1996. Collezionista ossessivo compulsivo di pupazzame e robaccia di plastica, ha una vera e propria ossessione per Batman e Spider-Man. Da buon amante di letteratura, cinema, setie TV e videogiochi, tra ciò che più adora spiccano: i romanzi di Kurt Vonnegut, "Léon", "Star Trek" e la saga di "The Legend of Zelda".
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