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[Recensione] Captain America: The Winter Soldier – Shakerato, non mescolato

  • di Simone Prina
  • 15 aprile 2018
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Captain America

Per realizzare un film su un personaggio come Captain America, occorre prima di tutto spiegare la ragion d’essere di un super-soldato vestito come una bandiera: quale significato ha? Cosa rappresenta e, di conseguenza, cosa rappresenta l’America?

Il precedente lungometraggio dedicato a Cap, firmato da Joe Johnston, gettò delle buone basi, ma senza distinguersi molto dal resto dei cine-comics usciti nello stesso periodo. Del resto, era il quinto vagone del treno diretto a tutta velocità (senza passare per Milano Rogoredo) verso “The Avengers“, per cui il lavoro di Johnston si limitava alla mera introduzione del personaggio nell’Universo Cinematografico Marvel.

Il buon vecchio Steve Rogers, interpretato da Chris Evans, all’epoca combatteva una malvagia organizzazione, figlia del Terzo Reich, chiamata Hydra. L’Hydra proposta nel MCU ha molto poco in comune con i nazisti, se non forse il sarto e il gusto per le uniformi da villain con ambizioni di conquista globale (tutti quegli uomini tristi con addosso trench neri… o sono malvagi, o dei fan del Corvo).

Lasciati i teatri di guerra di “Captain America: il primo vendicatore” e l’azione super-eroica più pura di The Avengers, arriviamo nell’odierna Washington DC, ambientazione principale di “Captain America: the Winter Soldier“, film del 2014 diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo.

Captain AmericaNel panorama politico Americano dipinto in questo film, il concetto di libertà sembra essere un ideale difendibile tanto quanto un campo di grano è difendibile da una falce (la Marvel aveva forse previsto Trump?).
Il primo indizio che qualcosa non va, a patto che abbiate abbiate visto “I tre giorni del condor” e/o “Tutti gli uomini del presidente“, è la presenza di Robert Redford, che interpreta Alexander Pierce, il direttore del servizio d’intelligence SHIELD.

Lo SHIELD, unitamente al governo Americano, è intenzionato a lanciare dei nuovi helicarrier (le basi mobili dello SHIELD, simili a delle portaerei in grado di alzarsi in volo) allo scopo di porre, a sorveglianza del mondo, dei grossi occhi armati fluttuanti targati USA. Al Capitano Rogers sfugge il modo in cui ciò sia anche solo vagamente patriottico o legato ai valori rappresentati dalla bandiera con cui avevano cucito il suo vecchio costume.

Riusciremo a neutralizzare molte minacce preventivamente.” Si giustifica Il comandante Nick Fury (Samuel L. Jackson). “Pensavo che la punizione venisse dopo il crimine.” Ribatte Cap. “Noi non possiamo permettercelo.” Conclude Fury.
Jackson più che mai qui ha incarna il ruolo della super-spia, con nervi d’acciaio e una perenne espressione severa e granitica.

Captain America

Un piccolo off-topic (ma neanche tanto): i “Winter Soldiers” erano un gruppo di veterani della guerra del Vietnam che cercavano di sensibilizzare l’opinione pubblica sui crimini di guerra commessi dal governo USA durante quel conflitto nei primi anni ’70. Il film fa palesi riferimenti a quel movimento di protesta, unitamente alle sue allusioni agli attacchi dei droni (qui sostituiti dalle mega-portaerei-volanti) per mano della NSA in conflitti internazionali più recenti e la paranoia legata alle intercettazioni dei mezzi di comunicazione, derivante dal ciclo thriller/fanta-politico PollackPakulaCoppola (combo breaker).
Tutto ciò, non fa che dare risalto alla pellicola rendendo questo capitolo cinematografico, dedicato a Captain America, un vero e proprio spy-movie in salsa super-eroica.

Nonostante questi punti di riferimento presenti e ben tangibili, il film non ha quella costante atmosfera ansiogena tipica dei film sopracitati. Al contrario, The Winter Soldier mette tutti gli elementi thriller e spy in sospeso per tutta la prima metà del film, per far esplodere l’intera pellicola in un fungo atomico fatto di complotti venuti a galla all’improvviso e scene d’azione che sembrano coreografate dal figlio illegittimo di Steven Seagal e Jan Clod Vandam. Questo “cambio di rotta improvviso” camuffato da grossa esplosione, rappresenta il vero e proprio fulcro del film (un riferimento a “Heat – La Sfida” di Michael Mann?) il che, sul momento, è sorprendente e adrenalinico ma rappresenta anche un grosso disadattamento della trama.

Captain America

I registi, i fratelli Anthony e Joe Russo, provengono da una serie di lavori televisivi e dalla commedia romantica “Tu, Io e Dupree” (“You, Me e Dupree” 2006), un film che avrebbe davvero beneficiato di una sparatoria di massa, in stile Heat, nel mezzo di una strada affollata, in pieno giorno… I fratelli Russo compensano il “piattume” televisivo, reso in alcuni momenti del film, con la rivalutazione dei personaggi di supporto, rendendo le “spalle” del protagonista qualcosa più che dei coraggiosi aiutanti. Scarlett Johansson, di ritorno nei panni di Vedova Nera, ha qui ricevuto il (primo?) ruolo femminile più complesso nella serie di cine-comics Marvel da Avengers fino ad oggi. Contemporaneamente, il Falcon di Anthony Mackie, giustifica tutte le spettacolari scene di combattimento aereo presenti nel film.

Il taglio thriller-spy unito ad una trama (giustamente) “Cap-centrica” ha sicuramente giovato al personaggio di Evans, il cui potenziale di crescita è stato sfruttato in modo ottimo, sia per l’alter ego in maglietta aderente che per quello dal costume stellato.

Uno degli aspetti più sorprendenti di The Winter Soldier è l’audacia con cui la Marvel sembra disposta ad osare un cambiamento. Non solo il film può potenzialmente scuotere la struttura canonica dei cine-comics, ma ha in se il potenziale per creare una diversificazione relativa alla natura dei protagonisti che, ipoteticamente, renderebbe i film di genere fruibili ad un pubblico più vasto e diversificato. Nel complesso, i fratelli Russo hanno gettato delle  basi molto interessanti, ma la Marvel continuerà su questa strada? La risposta, ahimè, è nascosta quanto un segreto conservato da Nick Fury…


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