October 15, 2019
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[Recensione] Extremity 1 – L’arte della Vendetta

  • di Nicolò Beretta
  • Febbraio 11, 2018
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Saldapress continua a portare nel nostro paese titoli targati Skybound, l’etichetta fondata da Robert Kirkman, e questa volta è il turno di Extremity, titolo ideato interamente da Daniel Warren Johnson. Il nome dovrebbe suonarvi familiare perché ha lavorato già per le più importanti major del settore come Marvel, DC e Dark Horse.

Per introdurvi al mondo di Extremity non riesco a trovare migliori parole di quelle usate dallo stesso editore italiano: un mix perfetto tra Mad Max e lo Studio Ghibli, nato unendo la violenza e la “cattiveria” dei film di George Miller all’evanescenza di quelli di Miyazaki. La Terra non è più come quella di un tempo, sono trascorsi talmente tanti secoli da renderla ormai irriconoscibile. L’unica cosa che è rimasta uguale è la sete di violenza degli uomini: la guerra tra i clan Roto e Paznina prosegue da anni, ed è stata ulteriormente aggravata da un massacro a seguito del quale ha perso la vita la moglie del leader dei Roto, Jerome. Da allora, la sete di vendetta ha pienamente preso il sopravvento su di lui, tanto da fare di tutto affinché i figli, Rollo e Thea, ereditino l’odio che lo sta consumando; purtroppo per lui, la figlia, mutilata durante la mattanza dei Paznina che l’ha privata della madre, sembra essere invece posseduta da altri demoni, demoni che la vorrebbero invece tenere lontana dagli orrori della guerra.

Riprendendo la definizione di partenza, Extremity, seppur non brilli per originalità, è davvero una lettura veloce e dinamica, proprio come le corse che i personaggi di Mad Max intraprendono tra le dune del deserto, ma che allo stesso tempo si sofferma, rallenta, nei momenti di intimità tra i personaggi, rivelandone le paure, i timori, le angosce che li attanagliano. La violenza rimane un punto fermo della trama, che si mescola in maniera sapiente con un pizzico di spiritualità tipica della filosofia orientale che ha da sempre influenzato la regia dei film dello Studio di Hayao Miyazaki (uno su tutti, La Principessa Mononoke). Tutto questo avviene nel teatro di una guerra tanto efferata e violenta da corrompere gli uomini a tal punto da diventare ciechi come Jerome o sadici come la gran parte dei soldati Paznina. 

In tutto questo però ci sono ancora delle persone che non sono totalmente asservite alla violenza, ma che anzi, vi si oppongono in modi diversi, proprio come i fratelli Thea e Rollo. In particolare la ragazza, che come da titolo del primo numero della serie (“Artista“), cerca di evadere grazie al disegno, nonostante la sua mutilazione. In questo, l’arte assume il ruolo sia di valvola di sfogo per la ragazza, ma anche di strumento di lotta contro la violenza che è costretta a dover sopportare ogni giorno (in qualche modo ricorda molto lo stesso messaggio che Pablo Picasso cercò di trasmettere attraverso il suo quadro Guernica).

Parlando proprio di disegno, il punto forte di Extremity è, a mio avviso, proprio l’impegno di Warren Johnson anche nel comparto grafico della storia. Si tratta esattamente della trasposizione grafica perfetta di quello che l’autore comunica con le parole dei suoi personaggi: la violenza è rappresentata in tutto e per tutto, spargimenti di sangue, mutilazioni, sventramenti sono all’ordine delle vignette, grazie allo stile di disegno dell’autore che strizza parecchio l’occhio a quello dei manga giapponesi, reso di grande impatto grazie anche ai colori accesi di Mike Spicer.

La cura editoriale di Saldapress è ormai un marchio di fabbrica: i primi 6 numeri sono raccolti in un classico brossurato con alette al prezzo di 14,90 euro. 

In definitiva seppur non sia originale, Extremity sa fondere alla perfezione i diversi stili di fumetto, raccontando una storia appassionante e dal messaggio importante.

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