October 16, 2019
  • facebook
  • twitter
  • telegram
  • youtube
  • instagram
  • paypal
  • Homepage
  • >
  • Special
  • >
  • [Recensione] La Casa di Carta – Attacco alla zecca di stato

[Recensione] La Casa di Carta – Attacco alla zecca di stato

  • di Leonardo Cardini
  • Febbraio 11, 2018
  • Comments Off
LA Casa di Carta

Nel campo delle serie televisive, che da qualche anno si sta affermando sempre di più come alternativa al cinema tra gli spettatori più giovani, stanno facendo capolino sempre nuove produzioni nazionali nel tentativo, sì, di variare l’offerta, ma anche di contrastare lo strapotere anglofono nel settore.
E quale mezzo potrebbe farsi carico di quest’onere più del colosso dello streaming, Netflix?
Attraverso la produzione di serie in lingua straniera, come la nostrana Suburra, o la teutonica Dark, ma anche attraverso la distribuzione di piccole perle sconosciute al pubblico internazionale, ed è proprio a questo proposito che voglio parlarvi della serie spagnola La Casa De Papel, conosciuta in Italia come La casa di carta.
La Spagna, o perlomeno, i paesi di lingua spagnola, non hanno mai avuto una grande e venerata tradizione cinematografica, se non nelle figure di Luis Buñuel e Pedro Almodovar, né tantomeno sono mai riusciti a sfondare nel mondo delle produzioni televisive di qualità, non considerando le tonnellate di telenovele,di cui, appunto, i paesi ispanofoni sono precursori, ma La casa di carta potrebbe rappresentare un vero e proprio spartiacque sia per la tv spagnola, sia per la concezione futura di “heist movie”, produzioni cinematografiche in cui la rapina è il fulcro dell’azione.
Ma andiamo per gradi.
La serie, creata da Alex Pina, tratta di un misterioso uomo chiamato Il Professore, riunisce otto persone dalle spiccate capacità criminali con l’obiettivo di colpire la zecca di stato, penetrare nella struttura e stampare in modo autonomo un’esorbitante cifra di denaro.
Idea geniale, no?
Ad ognuno dei rapinatori viene assegnato il nome in codice di una città: la sfuggente Tokyo, che sarà anche la narratrice della vicenda, Mosca e suo figlio Denver, gli energumeni Oslo e Helsinki, lo spietato Berlino, la sensuale Nairobi e l’imprevedibile Rio.
Dopo mesi di preparazione e di tattica nella campagna di Toledo, a cui lo spettatore prenderà parte attraverso dei flashback in tema con la puntata, la banda entra in azione ed assisteremo ad un vertiginoso vortice di azioni, reazioni, relazioni e conseguenze devastanti, in cui si inserirà immancabilmente l’ispettore Raquel Murillo, incaricata di seguire la vicenda.
Dal punto di vista tecnico, meglio togliersi subito il dente malato, in tutta franchezza ed onestà: la scuola attoriale spagnola non ha mai prodotto talenti di grande calibro e tutto ciò si nota particolarmente nelle performance degli interpreti; imbolsiti, dall’eccessivo gesticolare e poveri di espressività, gli attori sono fortemente aiutati dalla sceneggiatura, vero punto forte di questa serie, di cui parleremo in seguito.
Regia e montaggio, con svariati e fondamentali flashback, si adattano perfettamente alla scrittura degli episodi, assolutamente privi di tempi morti e filler di ogni tipo (qualcuno ha detto Stranger Things 2?).
La cura dei personaggi, come anticipato, è eccezionale: sono dinamici, a tutto tondo, capaci di agganciare lo spettatore sin dalle prime scene. Il fascino del professore, la determinazione di Raquel, lo charme delle ragazze… ingredienti fondamentali per la creazione di personaggi iconici, probabili futuri cult.
Gli episodi, raddoppiati da Netflix rispetto alla messa in onda originale, non calano mai di ritmo, sono ricchi di cliffhanger, suspense, colpi di scena, dialoghi taglienti e straordinari monologhi su argomenti profondi e complessi, oltre a riferimenti a serie iconiche come Breaking Bad, che ora non vi rivelo, perché vi svelerei un gigantesco spoiler. La sceneggiatura è il punto forte, il vero fulcro della serie, è ineccepibile, incalzante, praticamente priva di difetti, riuscendo a spiegare diversi punti apparentemente illogici e addirittura sopperisce a diverse mancanze, come la già citata abilità recitativa degli attori.
Avremo sicuramente un’altra stagione, dato lo sconvolgente finale della prima serie, con la speranza che la serie non si perda come successe ad altre illustre colleghe come The Following, Da Vinci’s Demons e Prison Break.
La casa di carta è una serie che profuma di fresco, un geniale mix di generi come l’heist movie, il thriller, il noir-crime e la black comedy, con un’ottima ed accattivante premessa, dei personaggi potenti, con sequenze visivamente e musicalmente indimenticabili, con una grandissima morale anarchica, contro l’ordine costituito per distruggerlo dall’interno: usare il potere per combattere il potere.
Perché il denaro è il potere. E quale miglior motivazione per dei comuni cittadini di creare potere dal nulla?

A Chiara, senza la quale tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Previous «
Next »
error: Il contenuto è protetto!