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[Recensione] Happy! di Grant Morrison e Darick Robertson

  • di Luca Brindani
  • 26 Aprile 2018
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Happy! Di Grant Morrison e Darick Robertson torna in fumetteria in una nuova versione riveduta e cartonata con sketch, sceneggiature e una nuova cover in occasione dell’uscita su Netflix della serie tv omonima di SyFy!

Il fumetto segue le vicende di Nick Sax, un ex detective della polizia di New York, ora divenuto killer, che eseguendo l’omicidio dei tre Fratelli, commissionatogli dal boss della malavita, Blu per un errore d’ira ucciderà anche Mickey, il più giovane e unico detentore della password del Don. Nick sarà trasportato di urgenza all’ospedale, dove è attesa da Smoothie e dai suoi scagnozzi, pronti a estorcergli la password per il loro capo, Blu. Come se non bastasse, l’uomo subisce delle “allucinazioni” vedendo un misterioso cavallo blu volante, Happy, che vuole che lo aiuti a liberare una bambina, Hailey, dalle grinfie di un rapitore. Nick affronterà quindi le intemperie, le allucinazioni per arrivare a una scoperta che metterà a soqquadro la sua vita in questa lunga vigilia di Natale, tra mafiosi, poliziotti corrotti e pedofili.

Grant Morrison insieme a Darick Robertson ci porta nella frenetica e senza sonno città di New York, nei tre giorni che anticipano il Natale e insieme a Nick ci porta anche nei meandri più oscuri di questa metropoli Statunitense, vista dagli occhi di un disilluso ex detective. La storia è quanto di più semplice Morrison poteva tirare fuori, effettivamente potrebbe benissimo essere un’idea di Garth Ennis, più che dello scozzese. Robertson noto soprattutto per Fury l’uomo che amava la Guerra e The Boys, appunto di Ennis, ben rappresenta la sporcizia dei vicoli di New York, lo squallore delle bettole e di quegli appartamenti in quartieri affollati, tutti identici tra di loro e dove si potrebbero consumare nell’ignoranza e nel disinteresse del mondo, i fatti più atroci. Le tavole del fumetto sono molto pesanti in certi punti causa dei colori fin troppo scuri e che non riescono sempre a rendere bene la scena soprattutto se vi sono ostacoli naturali come neve o copiosi schizzi di sangue, essi migliorano nella parte finale del volume in mano, non più a Richard P. Clark ma a Tony Avina. Certe scene però sono d’impatto e si vede pesantemente che sono pensate per una rappresentazione non solamente su carta ma anche su schermo.

Happy non è un fumetto con un plot complicato, non mira a farti scervellare per portare nuovi contenuti che possano arricchirti e non tenta di mettere in luce aspetti del medium fumetto che non siano già stati fatti, è un divertissment di Morrison che per una volta abbandona il suo stile e vuole raccontare qualcosa di sregolato e grottesco, qualcosa che non gli è molto congeniale, riuscendo a produrre un interessante plot per un qualsivoglia regista o sceneggiatore abbastanza pazzo da realizzarlo a pieno, sfruttando quei punti divertenti e grotteschi dell’opera.

Un fumetto fine a sé stesso che forse potrebbe trovare più fama presso il pubblico grazie alla sua trasposizione televisiva ma niente di più di questo.

In fine una noto sull’edizione che BAO ha riproposto a differenza della precedente versione brossurata e più piccola, questa è cartonata ed in formato comic book, con le cover dei numeri singoli, sketch, sceneggiature e delle descrizioni dei personaggi molto divertenti che impreziosiscono questo “mondo”.


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