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[Recensione] Westworld 2×04 – The Riddle of the Sphinx

  • di Luca Brindani
  • 14 Maggio 2018
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Westworld 2x04

La puntata di questa settimana di Westworld riannoda alcuni fili lasciati indietro dalle scorse puntate, per traghettare lo spettatore verso tutto ciò che verrà dopo tra cui l’apertura ad altri parchi, un’apertura più inclusiva di quella mostrata nelle prime puntate di questa seconda stagione.

Bernard (Jeffrey Wright) viene condotto da un Clementine in un caverna dove troverà Elsie (Shannon Woodward) che come ben sappiamo era stata rapita proprio da questi nella prima stagione su ordine di Ford, i due instaurano un’alleanza per riuscire a scappare da quella zona di guerra che è il parco. Intanto, William (Ed Harris) e Lawrence (Clifton Collins Jr) sono costretti a fare una deviazione nella cittadina natale di quest’ultimo, dove li attenderanno i confederati pronti a tutto pur di raggiungere Glory.

La puntata riesce in maniera più o meno riuscita su alcune cose a riannodare delle questioni lasciate in sospeso dalla prima stagione di Westworld, come il destino di Elsie e il compito di Bernard quando ancora era sotto il controllo di Ford che, seppur ancora non completamente chiaro, sembra sempre di più avere anch’esso a che fare con Glory e con William.

All’interno della puntata possiamo anche rivedere Jimmi Simpson tornare come William, seppur brevemente e per dei flashback che servono a mostrare quale fosse effettivamente l’importanza per Jim Delos del parco, al contempo mostrano un’altra faccia di colui che sarà poi noto come l’uomo in nero all’inizio del suo percorso e alla fine di esso, poco prima del disastro.

Dal punto di vista della scrittura, la serie continua a dimostrarsi un ottimo prodotto, solido e che non lascia nulla al caso. Tornano dei dialoghi, vecchie scene prendono un respiro e un senso diverso alla luce delle scoperte di questa puntata, sopratutto per William e la sua storyline, mentre altre mantengono ancora il mistero, lasciando però degli indizi su dove potrebbe andare a parare la trama.

E’ inutile quanto sia sempre di qualità anche visivamente questa serie, l’impegno di tutta la troupe, tra cui anche Lisa Joy che firma questa puntata in qualità da regista è encomiabile. Per quanto non ci troviamo di fronte ad un prodotto che voglia innovare i classici tratti della regia televisiva, riusciamo comunque ad avere scene dal forte impatto e soluzioni visive, sopratutto riguardo a Bernard e all’uomo in nero, che dimostrano tutta l’attenzione che vi è stata nel costruire questi personaggi e metterli in scena. Inoltre, se in parte il lavoro del regista è narrare la storia al meglio, questa puntata di Westworld ha dimostrato che anche gli sceneggiatori stanno veramente dando il massimo, soprattutto quando si tratta di costruire nuove aggiunte al cast e preparare colpi di scena che non risultano forzati quanto più inevitabili conseguenze di altri avvenimenti.

L’inevitabilità della morte continua ad aleggiare sul parco e gli scrupoli delle compagnie come Delos sono sempre pesantemente criticate in questa quarta puntata, che ci pone un’interessante interrogativo sulle precedenze dell’essere umano, sempre più interessato al profitto che alla sola idea di sviluppo del potenziale umano, di questo Jim Delos ne è un esempio. Al contempo la sua parabola si dimostra anche una delle più significative per William e attuali per lo spettatore e per ciò che rappresenta.

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