Dopo la conclusione della saga nel 2016, diretta per quattro capitoli su sei da Paul W. S. Anderson e interpretata dalla moglie Milla Jovovich, arriva il reboot che si pone l’obiettivo di essere più fedele all’opera originale, ossia uno dei videogiochi più famosi della storia, Resident Evil. Con questo reboot, dunque, si è optato per cambiare totalmente il registro del film, affidando innanzitutto la regia a Johannes Roberts, grande fan della saga videoludica tant’è che è anche autore della sceneggiatura. Chiaramente è stato cambiato anche tutto il cast, così da sperare di riuscire ad introdurre in una maniera più forte i personaggi e farli entrare nel cuore dei fan, così da far partire da questo Resident Evil: Welcome to Raccoon City un vero e proprio franchise.

Quella che un tempo era la sede del colosso farmaceutico Umbrella Corporation, Raccoon City, è ora una città morente del Midwest. L’esodo della compagnia ha trasformato la città in una landa desolata con un’insidiosa minaccia che si annida sotto la superficie. Quando questa viene liberata, un gruppo di sopravvissuti dovrà collaborare per scoprire la verità dietro la Umbrella Corporation e, soprattutto, restare in vita.

Questo nuovo Resident Evil, nella sua struttura, richiama per certi aspetti alcuni classici e veri e propri capolavori come 1997 – Fuga da New York e La Cosa, entrambe pellicole di John Carpenter. Purtroppo il richiamo si limita alle intenzioni, perché il risultato è tutt’altro che simile a quello dei film sopracitati. Volendo fare un paragone con i precedenti Resident Evil, nonostante fossero mal scritti e in un certo senso proprio sgraziati, le pellicole con Milla Jovovich riuscivano comunque ad essere divertenti sotto certi aspetti. Questo Welcome to Raccoon City, invece, soffre di un problema che ultimamente è molto diffuso nei blockbuster: si prende eccessivamente sul serio. Senza mai riuscirci, ovviamente.

A livello registico il film riesce a dare, in qualche frangente, una sensazione di claustrofobia e riesce a portare bene su schermo il fatto che la storia sia ambientata praticamente in un’unica location, ossia proprio la città del sottotitolo. Infatti, nelle due ore di durata del film, i personaggi esplorano molto bene l’ambiente e la macchina da presa riesce così a mostrare in maniera abbastanza approfondita Raccoon City.

Uno dei problemi principali del film è il fatto che non ci sia un vero e proprio protagonista, ma un gruppo di personaggi e dunque di attori principali dei quali, però, nessuno riesce a spiccare perché nessuno ha ricevuto la giusta caratterizzazione. Se nei precedenti film la Jovovich era la forza principale, in questo caso Kaya Scodelario dovrebbe essere il nome di spicco, ma la sensazione è che la sua presenza scenica non sia adatta a questo tipo di film e infatti non riesce ad essere convincente nel ruolo della protagonista. Presenze di contorno quelle di Robbie Amell, Tom Hopper e Neal McDonough: anche loro non riescono a spiccare. Ma la vera nota dolente di questo film è da ritrovarsi negli effetti speciali. La CGI, infatti, non risulta all’altezza e non è affatto ben realizzata. In particolare, nella seconda parte del film sono presenti scene con un gran numero di infetti e di mostri che non si amalgamano affatto bene su schermo nelle inquadrature e non riescono a dare credibilità a quello che viene narrato.

Proprio la narrazione è ciò che manca a questa controparte cinematografica di Resident Evil. Non è sufficiente trasporre la trama di un famoso videogioco per fare un bel film, poiché si tratta di due mezzi di comunicazione completamente differenti nonostante alcune caratteristiche in comune. Ciò che viene raccontato in questo film è un qualcosa di già visto e senza nessun nuovo apporto che dia effettivamente un motivo valido per vedere la pellicola. Solo il primo film di circa vent’anni fa riusciva in questo intento, raccontando una storia, la sua storia, dall’inizio alla fine. In Welcome to Raccoon City, inoltre, manca quasi totalmente la componente horror: si notano diversi tentativi di spaventare o inquietare lo spettatore, ma il regista non riesce a costruire una buona tensione legata allo storytelling.

Resident Evil Welcome to Raccoon CityResident Evil: Welcome to Raccoon City vorrebbe dare il via ad un franchise –vista anche la presenza di una scena dopo i titoli di coda– e vuol provare a fare qualcosa di diverso rispetto ai precedenti film. Il risultato, però, è assolutamente non all’altezza, perché l’eccessiva voglia di fedeltà al videogioco va a pregiudicare la narrazione, che qui zoppica non poco. La CGI è totalmente da rivedere e gli attori non danno quella marcia in più alla storia. In caso di futuri capitoli si spera in un cambio di rotta perché questo Resident Evil: Welcome to Raccoon City annoia e non riesce a dire nulla di più rispetto a quanto avevano già fatto i videogiochi o anche i film precedenti.


Resident Evil: Welcome to Raccoon City è disponibile in sala. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

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