Sidney Prescott è tornata: dopo la pausa presasi per stare con la sua famiglia, la Scream Queen (di fatto e pure di nome) torna nel nuovo capitolo della saga, “Scream 7”. Sin dal primo capitolo, uscito nell’ormai lontano 1996, Scream si è imposta come una delle più importanti e innovative saghe del cinema horror, non solo per i suoi jump scare o l’iconicità del Killer, ma anche perché, di fatto, portava su schermo una parodia metacinematogafica del genere. Ecco il nostro parere sul film.

Una serie di brutali omicidi riporta l’iconica maschera di Ghostface al centro della scena. Quando il passato torna a farsi sentire, vecchi e nuovi volti si ritrovano coinvolti in un gioco mortale fatto di segreti, sospetti e regole non scritte del cinema horror.

Questa saga infatti, a differenza di tutte le altre, non si basava solo su un carismatico protagonista Killer che uccide giovani ragazzi indifesi, ma era caratterizzata da una fortissima consapevolezza di sé. Tutte le trame giravano infatti intorno agli stereotipi del cinema horror slasher e, sin dal primo capitolo, siamo messi davanti delle regole cardine che vengono elencate dai personaggi che, all’interno del film, sono fan del genere. Scream quindi, più che un semplice film horror slasher, è una vera e opera di decostruzione del genere e per ogni film possiamo identificare cosa viene analizzato. Il primo film è una parodia dei già citati film di genere Slasher, il secondo è quella dei sequel che devono alzare il tiro rispetto al primo; nel terzo analizziamo i capitoli finali, nel quarto abbiamo un remake anni 2000/2010 dei classici con un gruppo di ragazzi letteralmente identico ai protagonisti originali. Col quinto capitolo, il primo non diretto dal maestro dell’horror Wes Craven, venuto a mancare nel 2015, pochi anni dopo Scream 4, ci troviamo all’analisi del Requel, ovvero un seguito che allo stesso tempo è un remake per continuare la saga con una nuova generazione di protagonisti. E proprio col quinto film Scream apre una nuova parentesi all’intendo della saga che, pur mantenendo ancora una volta i protagonisti dei capitoli originali, introduce due nuovi volti, Sam e Tara Carpenter, interpretate rispettivamente da Melissa Barrera e Jenna Ortega.

Sin dai primi minuti si capisce perfettamente l’intento del quinto capitolo: la storia di Sidney ormai ha detto tutto quello che c’era da dire e, per rilanciare il franchise, bisognava avere delle nuove protagoniste e nuovi co-protagonisti, sempre protetti dall’immancabile plot armor che rende in grado i nostri eroi di essere feriti a morte ma di ritornare magicamente in ogni sequel successivo. E l’operazione riesce, “Scream 2022” (o più semplicemente Scream 5) è un grande successo e rilancia il franchise, tant’è che viene subito messo in cantiere un nuovo sequel che, anche per via di dispute sulla paga, non avrà come protagonista Neve Campbell ma si baserà solo sui nuovi personaggi introdotti nel quinto capitolo.

Arriviamo quindi a Scream 6, il primo capitolo senza la protagonista storica che introduce dei grossi cambiamenti all’interno della saga. La serie che si è sempre svolta, anche se nel terzo capitolo solo su un set cinematografico, nella cittadina di Woodsboro, si sposta a New York e inizia a perdere la peculiarità che l’aveva sempre distinta: l’autoironia e la consapevolezza di sé. Scream 6 porta la saga verso una direzione meno metacinematografica e più slasher, le motivazioni dei personaggi sono labili e, sopratutto, non c’era più molto da analizzare e da decostruire, avendo ormai detto tutto quello che si poteva dire in merito. Dopo Scream 6 era chiaro che la saga sarebbe andava avanti a forza perché il box office lo avrebbe giustificato senza tutto ciò che l’aveva resa grande e infatti, poco dopo la sua uscita, viene confermata la lavorazione del terzo capitolo della saga delle sorelle Carpenter.

Un terzo capitolo che non vedremo mai perchè, durante i primi mesi di lavorazione del film, Melissa Barrera viene improvvisamente licenziata dopo essersi schierata apertamente con la Palestina. Dopo il suo licenziamento anche Jenna Ortega e il regista Christopher Landon abbandonano il progetto per solidarietà alla collega, e Scream 7 rimane quindi senza le sue protagoniste principali, senza regista e con una sceneggiatura completa ma totalmente da buttare e rifare. Paramount quindi, di fronte ad uno scenario molto complicato, sceglie la soluzione “conservativa”: fa riscrivere la sceneggiatura, richiama Neve Campbell e affida la regia a Kevin Williamson, sceneggiatore dei quattro film originali, e il risultato è terrificante, ma non nel senso che avrebbe la produzione.

Scream 7 è infatti un film pigro che sembra scritto da un’intelligenza artificiale, non ha niente a che vedere con l’acume e la sagacia dei film precedenti e non si regge in piedi. La trama è quanto di più forzato e scontato possibile, i colpi di scena sono telefonati e il film inganna lo spettatore; non lo fa però in maniera intelligente come nei precedenti, ma solo per il gusto di poter dire “vi abbiamo fregato!”. In aggiunta, la regia di Williamson è banale e non trasmette la tensione necessaria. I personaggi, poi, sono tutti delle macchiette che passano su schermo e anche i protagonisti storici, sempre carismatici nei film precedenti, sono piatti ed emotivamente assenti e, alla fine della vicenda, si ha la sensazione che non sia stato aggiunto niente alla loro storia e crescita personale. In ultimo le motivazioni del Killer, che non vi sveleremo qui, sono altrettanto imbarazzanti e pigre, niente a che vedere con quelle dei capitoli precedenti.

Scream 7 è un film troppo pigro che sembra scritto da una intelligenza artificiale a cui è stato inserito nel prompt “Scrivimi un’altro episodio di Scream con protagonista Sidney Prescott”. Questa saga, una volta famosa per la sua intelligenza, sagacia e autoironia è diventata esattamente come quelle che parodiava, l’ennesima serie slasher senza ne capo ne coda.


Scream 7 è al cinema con Paramount Pictures Italia e Eagle Pictures. Ecco il trailer del film: 

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