I nomi di Chip Zdarsky e Ramón K. Pérez non dovrebbero suonare nuovi a chiunque bazzichi il mondo dei comics americani da almeno una decina di anni: da un lato abbiamo uno degli sceneggiatori di punta di casa Marvel degli ultimi anni, un autore in grado di passare senza soluzione di continuità da una pungente ironia ai toni più cupi e macabri, maestro nell’arte del dialogo serrato, che recentemente ha messo il proprio nome su due importantissimi capitoli della storia di Daredevil e di Spider-Man; dall’altra, un disegnatore che non ha più bisogno di presentazioni e che, anche se smettesse oggi di lavorare, verrebbe ricordato per l’incredibile qualità messa in mostra su Tale of Sand. Con un duo del genere, Stillwater, nuovo prodotto dell’etichetta Skybound di Robert Kirkman, diventa, a scatola chiusa, un acquisto pressoché imprescindibile.

Un luogo misterioso in cui nessuno muore e tutti hanno un segreto. Stillwater si presenta come la tipica, sonnolenta e monotona cittadina americana di provincia. In realtà, è ben altro: da Stillwater nessuno può andarsene. E nessuno lì può morire. Ed è proprio dove si trasferisce Daniel, un ragazzo che non sa gestire la propria rabbia e che deve ancora trovare il suo posto nel mondo. Ben presto Daniel scoprirà che forse quel posto è proprio Stillwater ma che questo non è affatto un bene. L’orrore e l’inquietudine della provincia americana raccontati attraverso le vite delle persone che la abitano. Un mistero che si svela man mano, trasportando il lettore in una realtà fatta di violenza e in un incubo sempre più profondo.

In questo primo volume di Stillwater, intitolato Rabbia, troviamo un incipit che non brilla certo per innovazione, anzi, ma che, nelle sapienti mani di Zdarsky, riesce a catturare l’attenzione del lettore, grazie anche al perfetto lavoro di Pérez, che senza strafare, ma affidandosi ad uno storytelling solido e che cattura i particolari più importanti, riesce a dare un ritmo perfetto alla narrazione di Zdarsky che, dal canto suo, riesce a tratteggiare, come suo solito, situazioni e personaggi senza dover abusare di didascalie o dialoghi prolissi, anzi, spesso saranno le azioni e le espressioni a mostrarci molto di più, soprattutto per alcuni abitanti dell’inquietante cittadina americana.

Una cittadina americana, quella di Stillwater (un nome che, scoprirete leggendo, è già tutto un programma) che più stereotipata non si può; abbiamo il più classico esempio di cittadina della piccola provincia americana, in cui tutti conoscono tutti e non esistono segreti, se non fosse per un piccolo, insignificante dettaglio: la città stessa è il vero segreto, ed i suoi abitanti, alcuni più riluttanti di altri, faranno di tutto per mantenere questo segreto e difendere l’isolazionismo autoimposto alla città da chi detiene il potere decisionale. In questo contesto, arriverà Danny, che scoprirà con il più classico dei plot twist il segreto della città: il suo arrivo metterà in moto una serie di eventi che porteranno al buonissimo cliffhanger di fine volume, che lascerà il lettore con diversi interrogativi.

Se, ad un primo sguardo, ci troviamo di fronte ad un classico mix tra horror e thriller, con personaggi che sembrano usciti dai più classici film e fumetti di genere, leggendo tra le righe non sarà difficile capire quello che, almeno in questo primo volume, la coppia Zdarsky/Pérez vuole raccontarci: siamo di fronte ad una metafora non troppo velata di quello che può significare l’isolazionismo, sia a livello locale che nazionale, e di come affidare il proprio destino ad un singolo uomo, per quanto possa sembrare spinto dai più nobili intenti, possa sfociare nel disastro. Non serve certo un genio per notare il parallelo tra la piccola cittadina ed una certa politica nazionale che, all’epoca in cui Zdarsky e Pérez stavano concependo l’opera, era un tema non da poco negli USA. E ancora, un’altra critica abbastanza lampante è quella al potere, esercitato nei modi più sbagliati e per fini che non sono quelli sbandierati ai più: è proprio questo l’elemento che porterà al cliffhanger di fine volume e che ribalta, almeno in parte, uno dei personaggi più importanti di questo primo arco di Stillwater. E, in questo turbinio di metafore sul potere e sul suo utilizzo, sull’isolazionismo e sulla violenza, fisica e psicologica, Stillwater ci parla anche dell’invidia, un sentimento che affiora in modi diversi e per le ragioni più svariate, ma che ha come unica conclusione sempre e solo la rabbia che da il titolo a questo primo volume.

Tutti questi contrasti e contrapposizioni sono perfettamente rappresentati dallo stile di Pérez che, se da un lato, come detto precedentemente, utilizza uno stile molto semplice ma contestualmente pop e accattivante, con colori che ricordano a volte la pop-art anni ’60, utilizzato per rappresentare la (finta) normalità della piccola cittadina, dall’altro tira autentici pugni nello stomaco del lettore nelle scene più splatter e horror: un lavoro di contrapposizione che, come tutta la storia e la narrazione imbastita da Zdarsky, ci da un perfetto quadro di quello che è Stillwater, una sorta di paradiso ostile.


Il primo volume di Stillwater, di Chip Zdarsky e Ramón K. Pérez, edito da Saldapress, è disponibile in tutte le fumetterie e librerie dal 9 settembre.

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