Dopo una lunga attesa e molte speculazioni, Superman, il primo film del nuovo DC Universe targato James Gunn, arriva nelle sale italiane il 9 luglio con Warner Bros. Il regista, già autore delle trilogia di Guardiani della Galassia per Marvel Studios e di The Suicide Squad per DC, firma anche la sceneggiatura di questo nuovo capitolo dedicato all’iconico eroe kryptoniano. A interpretare Clark Kent/Superman è David Corenswet, affiancato da Rachel Brosnahan nel ruolo di Lois Lane, Nicholas Hoult in quello di Lex Luthor, e poi ancora Skyler Gisondo (Jimmy Olsen), Isabela Merced (Hawkgirl), Edi Gathegi (Mr. Terrific), Nathan Fillion (Guy Gardner) e Maria Gabriela de Faría (The Engineer). Presente anche Krypto, il super cane supereroe. Grazie a Warner Bros. abbiamo visto il film iun anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Con il suo stile inconfondibile, James Gunn trasporta il supereroe originale nel nuovo universo DC reinventato, con una miscela unica di racconto epico, azione, ironia e sentimenti, consegnandoci un Superman guidato dalla compassione e da una profonda fiducia nella bontà del genere umano.

La sfida era ambiziosa: rilanciare non solo uno dei personaggi più amati e difficili della storia dei fumetti, ma aprire anche ufficialmente la nuova era cinematografica dei DC Studios, dopo il fallimento del DCEU e l’interruzione del percorso avviato da Zack Snyder. Un compito che imponeva un equilibrio delicato tra rispetto per la tradizione e volontà di rinnovamento. Superman, dopotutto, è il supereroe per eccellenza. Dal suo esordio cartaceo nel 1938, ha segnato l’immaginario collettivo, diventando simbolo di speranza, moralità e identità americana. Al cinema, lo si è visto in vesti diverse: l’incarnazione epica e romantica di Christopher Reeve (1978–1987), il tentativo di revival in chiave vintage di Superman Returns (2006) con Brandon Routh, fino alla visione cupa e mitologica di Zack Snyder, che con Man of Steel (2013), Batman v Superman (2016) e Justice League (2017/2021) ha trasformato Superman in un semidio tragico e tormentato. Il Superman di Gunn prova ora a rimettere tutto in discussione

Il film si apre in medias res, con Superman già pienamente operativo, intento a bilanciare la propria vita a Metropolis come giornalista Clark Kent e come difensore del pianeta Terra. Non si raccontano le origini (scelta sensata), ma si gettano subito sullo schermo dinamiche tra personaggi già consolidati: il rapporto con Lois Lane, la diffidenza pubblica verso gli alieni, la rivalità con Lex Luthor e l’arrivo di altri superumani sulla scena. Intorno a Clark gravitano infatti numerosi altri eroi e potenziali alleati, mentre una minaccia mette alla prova la visione idealistica del protagonista. Se l’inizio in medias res risparmia al pubblico l’ennesima riproposizione del razzo su Krypton e dei campi di grano in Kansas, il modo in cui la narrazione si sviluppa ricorda più un sequel che un inizio. Gunn non introduce, ma “rimette in scena”: i personaggi parlano e agiscono come se il pubblico li conoscesse già da tempo, senza il necessario lavoro di costruzione e approfondimento. L’intento è chiaramente quello di evitare il didascalico e puntare su un ritmo più snello e moderno. Ma il risultato è un film involontariamente didascalico, dove i legami si danno per assodati e le trasformazioni interiori dei personaggi restano a livello superficiale.

James Gunn, autore intelligente e capace di unire umorismo e sentimento (Guardiani della GalassiaThe Suicide Squad), qui sembra quasi trattenersi, almeno tematicamente. Lo stile visivo e narrativo rimane riconoscibile, con dialoghi frizzanti e personaggi volutamente sopra le righe, ma si percepisce una tensione interna tra l’esigenza di fare un film “istituzionale” e la sua natura più eccentrica. Il tono è il primo vero problema: Superman si muove costantemente sul filo della commedia, facendo di ogni personaggio una sorta di spalla comica dell’altro. Clark è ironico, Lois è brillante al limite del cinismo, Lex è istrionico, e persino i comprimari minori (Jimmy Olsen, Guy Gardner, Krypto) sembrano competere per la battuta migliore. Il risultato è un tono leggero, ma talvolta disorientante, che impedisce al film di prendersi sul serio nei momenti in cui dovrebbe — specialmente quando affronta temi centrali come la famiglia, l’alienazione, la responsabilità e l’attualità socio-politica (tra tutti uno degli aspetti più interessanti).
E questo è forse il problema maggiore del film, il voler parlare di tante cose senza riuscire ad approfondirle nella giusta maniera, banalizzando purtroppo tutti gli argomenti che vorrebbe trattare.

David Corenswet porta in scena un Superman più umano, sorridente e alla mano. La scelta di abbandonare la figura quasi divina di Henry Cavill per un Clark più accessibile è comprensibile e, in teoria, interessante. Tuttavia, il rischio è che, togliendo la solennità, si tolga anche la forza. Il personaggio appare spesso privo di reale profondità emotiva, e i momenti potenzialmente intensi (il rapporto con i genitori adottivi, il conflitto interiore tra la sua natura aliena e il desiderio di appartenenza) vengono accennati, ma mai esplorati davvero. Rachel Brosnahan, pur dotata di carisma, è penalizzata da una scrittura che riduce Lois Lane alla solita figura della giornalista sagace e invulnerabile, senza permetterle reali momenti di grande sviluppo. Funziona nei dialoghi, ma manca di sostanza narrativa. Nicholas Hoult è un Lex Luthor interessante, meno freddo e più nevrotico rispetto alle precedenti incarnazioni. La sua performance è energica, ma il personaggio è vittima di una scrittura discontinua, che alterna lampi di cattiveria strategica a momenti di eccessiva caricatura. Tra le poche figure che si fanno ricordare con genuina simpatia c’è Krypto, il cane di Superman, che rappresenta una parentesi infantile e giocosa, azzeccata nel contesto, ma anche qui: più mascotte che elemento davvero integrato nel racconto, se non per una parte finale che non vi sveleremo.

Uno dei problemi strutturali del film è l’eccesso di comprimari. L’idea di introdurre fin da subito vari personaggi dell’universo DC — Mister Terrific, Hawkgirl, Guy Gardner, Metamorpho, The Engineer, Ultraman — può sembrare un’operazione di worldbuilding efficace, ma si traduce in una sovrabbondanza che satura la narrazione. Nessuno di questi personaggi viene realmente approfondito, e anche i loro ruoli nell’intreccio sono spesso accessori o meramente funzionali all’azione. Non si ha l’impressione di assistere a una coralità pensata e armonica, ma piuttosto a un accumulo di figure per “mettere le basi” del nuovo franchise.

Dal punto di vista visivo, Superman è coerente con la poetica di Gunn: colori accesi, texture digitali, una resa volutamente “fumettosa” e pop. L’effetto plastico — simile a quello già visto The Suicide Squad — può piacere o respingere, ma qui appare meno curato e più disomogeneo. Alcune sequenze d’azione (soprattutto quelle più intime o su piccola scala) risultano riuscite, con una regia dinamica e leggibile. Altre, invece, si perdono in una confusione visiva generata da coreografie poco chiare e un montaggio frenetico che sacrifica l’impatto drammatico. Gunn sembra trattenersi anche sul fronte del rischio registico: dove un tempo osava con scelte musicali eccentriche e montaggi arditi, qui segue binari più convenzionali, come se temesse di rompere troppo presto gli schemi del genere. Ma nel tentativo di adattarsi al “grande film inaugurale”, finisce per smussare le proprie spigolosità, confezionando un cinecomic né troppo audace né sufficientemente epico.

Superman non è assolutamente un fallimento, ma è un film che fatica a trovare la propria voce. Vorrebbe essere una nuova partenza, ma sembra già un capitolo avanzato. Vorrebbe parlare di ideali e umanità, ma si rifugia troppo spesso nella battuta e nella scorciatoia emotiva. Vorrebbe presentare un eroe “più umano”, ma lo fa sacrificando l’epica che da sempre accompagna il mito di Kal-El. Vorrebbe essere un film politicizzato, ma allo stesso tempo un film leggero, banalizzando argomenti socio-politici che andrebbero trattati in maniera diversa. James Gunn, pur dotato di visione e talento, sembra qui frenato da un’eccessiva prudenza. La sua ironia non basta a sostenere il peso simbolico del personaggio, e il tono oscillante tra commedia e dramma indebolisce entrambe le componenti. Per ripartire, il DCU avrà bisogno di coraggio, più coerenza e — soprattutto — di storie che non diano per scontato ciò che ancora non ci è stato raccontato.


Superman di James Gunn arriva al cinema a partire dal 9 luglio con Warner Bros. Ecco il trailer italiano del film:

2 Commenti

  1. Il DCEU non è affatto un “fallimento”, altrimenti si sarebbe fermati a Justice League. 15 film in 10 anni sono tanta roba.

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