Negli ultimi giorni sta facendo un gran parlare di sé un nuovo documentario presente su Netflix. Si tratta di The Social Dilemma, prodotto che promette di proiettare il proprio faro su aspetti ritenuti abbastanza oscuri del mondo del web e, in particolare, di quello dei social. Tra le varie realtà verso cui il film punta il dito, c’è proprio Facebook.
A differenza di altre compagnie accusate che però non hanno dato peso alle affermazioni di The Social Dilemma, il social network di Mark Zuckerberg ha deciso di provare a smontare, pezzo-pezzo, tutte le diverse accuse del documentario di Jeff Orlowski.
Il documento è raggiungibile cliccando qui e, sostanzialmente si rimbalzano le parole del film presente su Netflix e anzi, si accusa il suo regista di un’insensata e inappropriata ricerca di sensazionalismo, al fine di mettere in luce unicamente gli aspetti negativi del web. La risposta di Facebook inizia proprio così, infatti: “Bisognerebbe effettivamente parlare dell’impatto che i social media hanno sulle nostre vite. Ma The Social Dilemma riduce tutto il discorso al sensazionalismo. Il film dà una visione distorta di come i social media lavorano, in realtà, per creare una scappatoia da quelli che sono difficili e complessi problemi sociali”.
Il documento parla poi del concetto di dipendenza, uno degli aspetti negativi denunciati dal documentario. Facebook, invece, spiega a chiare lettere come stanno le cose: “Costruiamo i nostri contenuti per essere di qualità, non origine di dipendenza”. In seguito si spiega come certe scelte prese per aumentare la qualità dei feed e incrementare le interazioni socialmente importanti abbiano, in realtà, portato un calo delle ore che ogni utente passa su Facebook, ma l’importante per la piattaforma è dare alle persone “la possibilità di poter controllare come usare i prodotti della piattaforma. Per questo motivo ci sono tool per gestire il tempo, come una bacheca delle attività, promemoria giornalieri, ma anche un modo per limitare le notifiche”.
Dopodiché, la piattaforma si concentra sul secondo punto: l’essere gratis. Per The Social Dilemma l’osservazione è semplice: se non paghi un prodotto è perché, in realtà, il prodotto sei tu. Facebook smentisce fortemente la cosa: il social è tenuto in piedi dalle inserzioni pubblicitarie ed è proprio grazie a questa dinamica che l’accesso resta gratuito. Il documento spiega che le informazioni degli utenti non sono assolutamente vendute a nessuno e che, in ogni caso, le preferenze per gli annunci sono modificabili in qualsiasi istante. Ovviamente, è difficile pensare che qualcuno possa essere convinto che Facebook venda specifiche informazioni di una specifica persona: The Social Dilemma è chiaro su questo punto e nel comunicato, la piattaforma social ribadisce il concetto, chiarendo però che gli annunci rendono il sito gratis per gli utenti, e non sono gli utenti a rendere il sito popolato di annunci.
La risposta alle accuse sull’algoritmo “pazzo” di Facebook è forse la più ballerina. “Usiamo gli algoritmi per mostrare contenuti che siano più collegati a ciò che interessa alla gente, che siano post di amici o inserzioni pubblicitarie”. Qui si tratta più di una differenza di vedute: secondo Facebook l’algoritmo garantisce un servizio, per The Social Dilemma questo servizio è proprio il problema, perché visto come una vera e propria invasione della privacy.
Punto quattro: i dati. The Social Dilemma accusa Facebook di fare un uso improprio dei dati personali dei propri utenti e, anzi, di non proteggerli abbastanza. Anche in questo caso la risposta del social non è troppo convincente: si può riassumere in un “sappiamo tutto, stiamo migliorando”. Considerando che il film sarà stato girato lo scorso anno, le critiche mosse alla piattaforma sono assolutamente motivate e degne di nota, anche perché tanti dei problemi evidenziati dal documentario sono ancora presenti e Facebook non è ancora riuscito a sistemare tutto, nonostante, a suo dire, il social “ha apportato miglioramenti nella compagnia per proteggere sempre meglio la privacy delle persone”.
Gli ultimi punti, che coincidono anche alle ultime battute del film, sono più politici che psicologici. Il primo di questo tris finale è quello della polarizzazione. Facebook afferma di non mirare assolutamente a far pendere la sua community verso un determinato schieramento ideologico. La percentuale di questi contenuti è minima rispetto a tutti gli altri e quindi nel documento si spiega come le accuse di The Social Dilemma tendano a fare di tutta l’erba un fascio.
Penultimo punto: le elezioni. The Social Dilemma addita Facebook di essere uno strumento politico in periodo di voto. Il social di Mark Zuckerberg lo nega assolutamente e spiega come, nel corso degli anni, abbia cercato di migliorarsi proprio perché consapevole del suo ruolo centrale nella vita dei propri utenti: comunicazioni più trasparente e scevre da ideologie sulle elezioni e policy più stringenti nei confronti dei politici che cercano di fare propaganda negli spazi del social.
Infine, la disinformazione: “Facebook combatte le fake news, la disinformazione e i contenuti dannosi utilizzando una rete globale di verifica rapida dei fatti”. A differenza di quanto detto da Jeff Orlowski, il social spiega di non favorire la diffusione di notizie false e che, anzi, si impegna per evitare che contenuti del genere possano girare. Ma anche in questo caso, Facebook ammette i propri limiti, spiegando di conoscere i propri punti deboli e di essere al lavoro per migliorare, dando quindi in parte ragione a The Social Dilemma.
Per approfondire il tutto, il consiglio è chiaramente quello di vedere il documentario per poi leggere il documento in cui la piattaforma si difende dalle accuse.
The Social Dilemma è disponibile su Netflix.
Fonte: Facebook















