Dopo aver conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2025, Un semplice incidente è stato presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma. Il film è stato accompagnato dal suo stesso autore, Jafar Panahi, che a Roma ha tenuto anche una masterclass dedicata alla libertà creativa e al ruolo del cinema in contesti repressivi.
Distribuito in Italia da Lucky Red, il film arriverà nelle sale il 6 novembre. Nel cast spiccano: Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten e Majid Panahi, interpreti che incarnano, con potenza e sfumature, l’umanità contraddittoria dei personaggi di Panahi. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Una coppia e il loro figlio adolescente viaggiano di notte lungo una strada di montagna. Un cane attraversa improvvisamente la carreggiata: l’impatto è inevitabile. Un gesto istintivo, un “semplice incidente”, che diventa il primo tassello di una spirale di tensione e menzogna. Quella che sembrava una notte da dimenticare si trasforma in una resa dei conti familiare, morale e, in ultima istanza, politica.

Jafar Panahi è attualmente uno dei cineasti più coraggiosi del panorama mondiale. Da oltre vent’anni, il suo nome è sinonimo di cinema di resistenza: dopo l’arresto nel 2010 e il successivo divieto di girare film o lasciare l’Iran, Panahi ha continuato a creare opere in clandestinità (This Is Not a Film, Taxi Teheran, Tre volti), realizzando una poetica in cui il confine tra realtà e finzione diventa terreno di libertà e testimonianza. Ogni suo film è una risposta diretta all’oppressione. Un semplice incidente nasce da questa stessa urgenza, ma con un tono diverso essendo dichiaratamente meno politico. Panahi non punta il dito contro un sistema, ma osserva come la colpa, e la menzogna, si insinuino nelle relazioni quotidiane, innescando un caos interiore che è lo specchio del caos sociale e politico del suo Paese.

Il titolo suggerisce leggerezza, ma il film è tutt’altro. Panahi costruisce un racconto che gioca con le dinamiche della commedia degli equivoci, il fraintendimento, la parola sbagliata, la catena di conseguenze inaspettate, per poi rovesciarle nel dramma più cupo. La tensione nasce dal linguaggio. Tutto è verbale, tutto è spiegato, giustificato, esasperato: i personaggi parlano, discutono, accusano, si difendono. Questa verbosità è arma e prigione di ciascuno di loro. Il film è dunque “una commedia degli equivoci che si rifiuta di esserlo”, come se Panahi ci dicesse che, nel suo Paese, anche il ridicolo finisce per diventare tragico.

Un semplice incidente sfugge a ogni classificazione. È dramma morale, thriller psicologico, satira sociale e tragedia familiare. Panahi intreccia i registri senza mai definirli, creando un linguaggio cinematografico fluido e instabile. Ogni scena può cambiare tono all’improvviso: il dialogo che inizia come ironico si trasforma in accusa, il gesto compassionevole in minaccia. Le interpretazioni sono di grande intensità, talvolta persino sopra le righe. Gli interpreti si muovono su un confine sottile tra realismo e teatralità, incarnando una rabbia che esplode in parole più che in gesti. Panahi, come sempre, lascia che la regia si assoggetti alla narrazione. Niente virtuosismi: l’occhio della macchina da presa osserva, documenta. Tuttavia, nei momenti chiave, la regia si fa struttura drammaturgica: come nel finale memorabile, costruito su un unico piano fisso di durata estenuante, in cui il destino dei protagonisti si consuma senza parole.

In Un semplice incidente, Panahi sposta il proprio discorso politico sul piano esistenziale e morale. Non c’è più lo Stato come avversario, ma l’individuo stesso e la sua incapacità di convivere con la colpa. L’incidente non è più solo fisico, ma una metafora della vita sotto sorveglianza. Panahi sembra dirci che il cinema è ancora l’unico luogo dove la colpa può essere guardata senza condanna e la messa in scena diventa così atto di liberazione.

Un semplice incidente è un film che non concede conforto. Imperfetto, a tratti ridondante. Panahi continua a esplorare i confini del reale, con un coraggio che trascende la forma. È un’opera che conferma il suo ruolo di autore capace di reinventare se stesso a ogni ostacolo. Una pellicola che, partendo da un piccolo errore notturno, finisce per raccontare la fragilità universale.


Un Semplice Incidente arriva al cinema con Lucky Red a partire dal 6 novembre. Ecco il trailer italiano del film: 

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