Dopo la puntata precedente della serie, finalmente Watchmen sgancia la vera e propria grande rivelazione che si nascondeva proprio in bella vista.

Angela Abar (Regina King) è sotto le cure di Lady Trieu (Hong Chau) dopo l’overdose di Nostalgia che l’ha colpita nell’episodio precedente, intanto Laurie Blake (Jean Smart), si avvicina sempre di più al segreto della settima kavalleria grazie alle rivelazioni riguardo al Ciclope durante il periodo allucinatorio di Angela. Nella prigione di Adrian Veidt (Jeremy Irons) è in corso invece il processo del secolo, il suo.

Questa settima puntata ci mostra come il grande mistero dietro ad Hooded Justice/William Reeves fosse solo un grande diversivo per non distogliere gli spettatori dal vero segreto di Tulsa, un segreto così ben custodito che nemmeno l’agente Blake è riuscita a scoprirlo, pur standogli a pochi centimetri. Questa puntata tira le fila di tutta la narrazione, dal legame tra Lady Trieu e Will Reeves, al vero obiettivo della settima kavalleria, così come il segreto di Angela Abar, che non è quello che si poteva pensare. Tutti i personaggi in questa grande serie iniziano a collegarsi ed iniziano a svelarsi gli altarini che hanno portato un nuovo accavallarsi di eventi pronti ad esplodere in un conflitto che, senza la grande forza di un nuovo gruppo di eroi, non può essere sventato. Lindelof in questa settima puntata palesa l’idea che era nella mente di tutti gli spettatori dall’inizio: non è una storia a parte del mondo di Watchmen, è un seguito diretto ed ispirato del fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons, che rivede la rinascita degli “eroi” in un certo senso, in una realtà che li ha demonizzati completamente almeno dal punto di vista legale, e sarà proprio il ruolo di Joe Keene (James Wolk) a sorprendere ancora di più gli spettatori, e ad essere l’artefice di questa rinascita. Proprio l’erede del creatore della legge anti vigilanti diventa fondamentale in più istanze della serie, sia per il suo rapporto con Judd Crawford (Don Johnson), sia per l’aver chiamato a Tulsa l’ex Spettro di Seta, Laurie Blake, per indagare sulla morte proprio di Judd, e sopratutto per essere il volto finanziatore ed occulto della settima kavalleria come abbiamo visto nel quinto episodio. Diventa quindi, subito dopo Will Reeves, il principale artefice del perché la serie stia avvenendo e funziona proprio per il ruolo marginale che gli è stato dato e poi espanso notevolmente nelle ultime puntate; Il segreto di Keene non è un gran colpo di scena, ma ha avuto una costruzione proprio da fumetto, che dimostra quanto l’attenzione ai dettagli in questa serie sia maniacale. Attraverso easter egg, riferimenti al fumetto originale e una sorta di enciclopedia realizzata dall’agente Petey, abbiamo scoperto come si è evoluto il mondo dopo la seminale miniserie del 1985 ed è estremamente appagante sia assistere a questa narrazione che collegare tutti i punti in sospeso, così come in un buon giallo, cosa che in parte era il fumetto originale di Moore e Gibbons, un giallo con un Dio e dei vigilanti, che qui si ripete, ribaltando alcune concezioni che pensavamo fossero destinate a ripetersi.

Tutte le puntate iniziano a convergere e riunire i protagonisti che fino ad ora hanno agito da soli sotto un’unica bandiera: Sister Night, Looking Glass, Will Reeves, Laurie Blake, Petey, Calvin Harris, Lady Trieu e probabilmente persino Ozymandias.

David Semel, regista di questa puntata di Watchmen, alterna la narrazione del presente ai ricordi effettivi dell’infanzia di Angela, raccontandoci le difficoltà che questa donna ha superato diventando prima una poliziotta e poi una madre, una storia che in parte è uno specchio di quella del nonno, Will Reeves/Hooded Justice, storia straziante che dimostra un certo superpotere della famiglia di Angela, la tenacia.

Watchmen continua la narrazione di un mondo senza supereroi, ma pieno di persone che vogliono fare la cosa giusta nonostante tutto, ma anche un mondo di segreti, perché cosa sarebbe un mondo senza segreti e misteri? Noioso, probabilmente, e questa serie non lo è per nulla.

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