Il 28 Gennaio ha debuttato con tutti i suoi otto episodi, Wonder Man, nuova miniserie televisiva Marvel Studios con protagonista Yahya Abdul-Mateen II, sarà riuscito questo primo progetto lungo di “Marvel Spotlight” a dare una spinta ai progetti? Scopriamolo.
Dopo un lungo sviluppo iniziato nel 2021 e attraversato da annunci, silenzi e rinvii, Wonder Man arriva finalmente il 28 gennaio 2026 con tutti i suoi otto episodi. Un percorso produttivo tortuoso che, col senno di poi, sembra quasi necessario per permettere alla serie di trovare una voce chiara e distinta. Inserita sotto l’etichetta “Marvel Spotlight”, Wonder Man si presenta fin da subito come un progetto diverso: meno interessato all’espansione dell’universo condiviso e più concentrato sul racconto di personaggi, relazioni e tematiche intime. Ed è proprio quando la serie smette di preoccuparsi di “essere Marvel” che riesce a diventare qualcosa di davvero speciale.
Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) è un attore con passione ma in difficoltà, quando un fortuito incontro con l’attore in disgrazia, Trevor Slattery (Ben KInglsey) lo porta sulla strada del nuovo film di Von Kovak, regista premio oscar, impegnato nel remake del classico supereroistico, Wonder Man. Nel frattempo però, forze governative si muovono nell’ombra per tornaconti politici e paure del diverso.
Il merito principale di Wonder Man risiede senza dubbio nella sua sceneggiatura. Non perché rivoluzioni le strutture narrative televisive, ma perché compie una scelta sempre più rara nel MCU: raccontare una storia ben definita, con un inizio, uno sviluppo e una fine coerenti, senza cedere alla tentazione dello spettacolo superfluo o del fan service compulsivo.
La serie rifiuta consapevolmente di essere una classica origin story. I poteri di Simon Williams esistono, ma non vengono mai trattati come il centro emotivo o narrativo del racconto. Il vero percorso è quello interiore: la riscoperta della propria umanità da parte di Simon e, in parallelo, la lenta ricostruzione della fiducia nel prossimo di Trevor Slattery. Due traiettorie che si intrecciano in modo naturale grazie a un elemento che diventa il vero motore della serie: l’amicizia.
Un’amicizia scritta con una delicatezza sorprendente, che evita i conflitti forzati, le rotture artificiali e le dinamiche tossiche spesso associate ai rapporti maschili sullo schermo. Simon e Trevor non sono legati da un destino eroico o da una missione comune, ma da una vulnerabilità condivisa. È una relazione che cresce nei dialoghi, nei silenzi, negli sguardi, e che la sceneggiatura lascia respirare senza mai sentirsi in dovere di “giustificarla” con eventi eclatanti. In questo senso, Wonder Man richiama inevitabilmente il rapporto tra Wonder Man e Bestia nei fumetti, ma ne distilla solo l’essenza più umana, eliminando completamente la componente supereroistica. Rimane un legame maschile raro, profondo e non performativo, che diventa il vero superpotere della serie.
Accanto al racconto intimo dei personaggi, la serie costruisce una riflessione sorprendentemente lucida sull’industria cinematografica. Hollywood non è semplicemente uno sfondo, ma un sistema complesso che Wonder Man osserva con affetto e disincanto allo stesso tempo. La serie riflette su cosa significhi essere catapultati nel meccanismo come fenomeno improvviso e, allo stesso modo, su cosa comporti sacrificare tutto per restarne ai margini. Il discorso è maturo, mai cinico, e soprattutto ben integrato nella narrazione. Non ci sono monologhi didascalici o prese di posizione urlate: la critica emerge dalle situazioni, dalle scelte e dalle conseguenze che queste hanno sui protagonisti.
L’episodio 4, Doorman, rappresenta il punto più alto di questa ambizione tematica. Una deviazione narrativa consapevole che spezza il flusso della serie per raccontare una storia autonoma, introducendo un personaggio memorabile e una vicenda traumatica, per certi versi speculare a quella di Simon. È una puntata che parla di sogni infranti e di come spesso come un diavolo, lo star business poi chieda il conto. Questa puntata riesce nell’impresa non semplice di arricchire la serie senza disperderne il senso complessivo, facendo da ponte a quello che verrà dopo.
All’interno di questo impianto narrativo così controllato trova spazio anche uno degli antagonisti più interessanti e sottovalutati del MCU recente: il Damage Control. Non un villain tradizionale, né una minaccia fisica costante, ma una presenza silenziosa, burocratica e insinuante che attraversa l’intera serie. Il suo ruolo non è quello di creare conflitti esplosivi, bensì di esercitare un potere opaco, fatto di osservazione, archiviazione e interventi mirati, spesso tardivi o strumentali. Proprio questa natura indiretta lo rende inquietante e perfettamente coerente con il tono di Wonder Man, che preferisce suggerire piuttosto che mostrare.
Il Damage Control diventa così un antagonista profondamente contemporaneo, capace di risuonare nello spettatore anche al di fuori della dimensione supereroistica. I discorsi politici e meta-narrativi che lo riguardano non vengono mai esplicitati, ma emergono potentemente: è un’istituzione sovrafinanziata, poco preparata ad affrontare l’umanità dei soggetti che dovrebbe “gestire”, e proprio per questo portata a ridurli a pratiche, casi studio o potenziali problemi da contenere. In questo senso, la serie lo utilizza come contraltare ideale rispetto ad altre rappresentazioni di agenzie federali nel MCU, costruendo un parallelo evidente con realtà statunitensi oggi sotto l’occhio del ciclone per inefficienze e mancanza di responsabilità. Senza mai trasformarsi in un eccedere troppo nel politico, Wonder Man riesce così a dare al suo villain più silenzioso un peso enorme.
Se la sceneggiatura è il cuore di Wonder Man, la recitazione ne è il volto. Yahya Abdul-Mateen II offre una delle interpretazioni più misurate e convincenti viste nel MCU recente. Il suo Simon Williams è fragile, spaesato, spesso silenzioso, lontano dall’archetipo dell’eroe carismatico e risolto. Mateen lavora molto con il linguaggio corporeo che racconta più delle battute stesse, e questo lo fa risaltare.
Ben Kingsley compie invece un’operazione sorprendente su Trevor Slattery. Mantiene intatta l’ironia del personaggio, ma la arricchisce di malinconia, stanchezza e bisogno di riscatto, trasformandolo in una figura finalmente tridimensionale. La chimica tra i due è palpabile e funziona su più livelli, sia nelle scene più intime sia in quelle meta-cinematografiche ambientate sui set cinematografici interni alla serie. Senza questo rapporto credibile e stratificato, Wonder Man semplicemente non reggerebbe.
La regia di Destin Daniel Cretton e Stella Meghie è coerente con l’impostazione autoriale del progetto. Non cerca mai di sovrastare la storia, ma sa essere ispirata nei momenti giusti. L’approccio è sobrio, spesso intimo, con un uso intelligente dei primi piani e dei tempi morti, elementi raramente concessi alle produzioni Marvel più recenti.
Ci sono sequenze visivamente molto riuscite, soprattutto nella seconda metà della serie, e almeno un momento nell’episodio sette che riesce a tradurre in immagini lo stato emotivo dei personaggi senza alcun bisogno di spiegazioni verbali. Anche qui, la parola chiave è controllo: nessuna azione esasperata, nessun climax artificioso, ma una costruzione graduale che rispetta il tono stabilito fin dall’inizio.
Wonder Man è una serie particolare, forse persino controcorrente rispetto al panorama attuale del MCU. I superpoteri non sono il centro del racconto, l’azione non è mai fine a sé stessa e il finale evita volutamente l’esplosione spettacolare tipica di molte produzioni Marvel. In questo senso, richiama WandaVision per ambizione autoriale, ma ne evita gli eccessi, scegliendo una conclusione più coerente e meditata.
È una serie che parla di amicizia, identità e disillusione, di un sistema che trasforma e spesso corrompe, ma anche dell’amore autentico per un’arte che continua a sopravvivere nonostante tutto. Wonder Man non salva il mondo, ma ricorda al MCU qualcosa di fondamentale: a volte, per ritrovare la propria forza, basta rallentare e raccontare bene una storia.
Wonder Man, è disponibile su Disney+ con tutti gli otto episodi della serie dal 28 Gennaio 2026 anche in Italia.
















