L’invisibilità è considerato dai più uno dei superpoteri più desiderati di tutti, perché appunto permette di sparire e spesso e volentieri si vorrebbe utilizzare questa possibilità per fuggire dalle problematiche della vita, ritagliandosi così il proprio angolo di mondo. Antonio Dikele Distefano per Zero, la sua prima serie prodotta per Netflix, ha deciso di sovvertire totalmente questo concetto, prendendo un personaggio pressoché invisibile, socialmente parlando, dandogli il superpotere di sparire dalla vista, facendolo diventare sempre più presente agli occhi delle persone che deciderà di aiutare.

Omar (Giuseppe Dave Seke) è un ragazzo che abita nel Barrio, una zona di Milano che non ha nulla a che vedere con altri luoghi ben più noti e ben più agiati della città, come per esempio City Life. Caratterizzata da un rapporto estremamente freddo con il padre e da un lavoro che non lo soddisfa, la vita di Omar è basata su due concetti molto importanti per il ragazzo: il ricordo della madre scomparsa e il sogno di diventare un fumettista famoso in tutta Europa. Come le tavole dei suoi manga, però, la quotidianità di Omar è priva di colore, ma le cose sono destinate a cambiare quando incontrerà prima Anna (Beatrice Grannò), una ragazza con la quale sarà amore a prima vista e poi la crew del Barrio, composta da Sharif (Haroun Fall), Sara (Daniela Scattolin), Momo (Richard Dylan Magon) e Inno (Madior Fall): insieme i ragazzi si imbarcheranno in una missione per scoprire la verità dietro dei misteriosi atti vandalici che stanno affliggendo il quartiere. Per farlo, tutti quanti decideranno di sfruttare il superpotere di Omar, l’invisibilità. Tuttavia, le forze in gioco sembrano essere più di semplici criminali di strada.

Come si può evincere dalle premesse, il mondo di Zero è estremamente ampio e stratificato. Tutto l’universo narrativo, man mano che si va avanti, si connota come effettivamente quello che è, la parte più piccola di un contesto ben più grande in cui i personaggi della serie si ritroveranno catapultati. Il world building è gestito praticamente alla perfezione nell’arco degli otto episodi, non lasciando quasi nulla al caso e inserendo gli elementi giusti al momento giusto per contribuire ad aumentare la curiosità nel pubblico e invogliare così la visione.

Dal punto di vista della scrittura, Zero si dimostra un titolo che alza notevolmente l’asticella qualitativa delle produzioni italiane, non avendo il timore di osare e di mettere in scena situazioni che nell’industria cinematografica dell’Italia sono forse troppo rare e troppo lasciate da parte. Su tutte, per fare un esempio, finalmente la città di Milano è protagonista della serie e non fa più da semplice sfondo. Si è abituati ormai a prodotti in cui Roma è un fattori attivo della narrazione, basti pensare a titoli come Suburra o Lo Chiamavano Jeeg Robot, nei quali effettivamente Roma è quasi una protagonista. In Zero questo trattamento viene riservato anche a Milano, con il Barrio (ispirato a zone come la Barona) che è uno dei punti di forza della serie, proprio perché presentato come parte integrante, e soprattutto fondamentale, del tessuto narrativo che fa da base alla storia che si vuol raccontare. Da rivedere, invece, la gestione del finale, che è apparso eccessivamente affrettato e poteva essere spalmato su due episodi. L’intenzione era sicuramente quella di aumentare la frenesia e trasmettere la sensazione dei protagonisti in un mondo più ampio, ma alcune sottotrame sono state archiviate in maniera troppo sbrigativa. Sia chiaro, il tutto resta molto coerente con quello che si è visto prima, ma vista la breve durata degli episodi, una puntata in più avrebbe dato la possibilità di concludere meglio determinate situazioni e, perché no, preparare ulteriormente il terreno per un eventuale futuro.

Anche la regia è notevolmente ispirata. I campi larghi sulla città sono uno spettacolo per gli occhi e portano a scoprire alcune zone magari sconosciute ai più e che classificano il capoluogo lombardo come una metropoli estremamente variegata, con tante luci ma anche con tante ombre. Le scene d’azione, che non sono tantissime, sono gestite nel migliore dei modi, anche grazie all’utilizzo di effetti speciali a dire la verità molto semplici ma veramente molto interessanti da vedere e che rendono al meglio il superpotere di Omar/Zero, soprattutto alla luce delle rivelazioni che arrivano nel finale.

Da dieci e lode la colonna sonora di Zero, composta da musiche dei maggiori artisti pop del momento in Italia, come Mahmood, Madame, Marracash e Gué Pequeno, che riescono a trasmettere quella stessa atmosfera che respirano i ragazzi nella loro quotidianità. In particolare, la OST della serie permea totalmente la comunità del Barrio e alla fine risulta come un vero e proprio personaggio aggiuntivo della serie, che riesce a comunicare direttamente con il pubblico che sta guardando le puntate. Degna di nota è anche la danza, che spesso accompagna i momenti in cui i personaggi ascoltano quelle stesse tracce che fanno parte della colonna sonora e contribuiscono ad aumentarne la potenza ed a sottolinearne la puntualità della presenza musicale.

Per quanto riguarda gli attori, le prove sono tutte molto buone ma soprattutto “oneste”. Per Giuseppe Dave Seke, interprete di Omar, si tratta della prima esperienza attoriale e riesce a regalare al pubblico un personaggio fatto di fragilità ma anche di decisione e risoluzione, quando capisce qual è, o crede di averlo capito, il suo posto nel mondo. Sharif e Sara, interpretati rispettivamente da Haroun Fall e Daniela Scattolin, sono due facce della stessa medaglia: due leader, uno più chiassoso e desideroso di popolarità e l’altra più silenziosa e più portata alla gestione del gruppo di amici. Entrambi, però, sono complementari, perché all’intelligenza di Sara va affiancato il coraggio di Sharif: i due attori sono praticamente perfetti e riescono a creare quell’aura di importanza attorno ai due personaggi grazie alla loro prova attoriale. In particolare, la performance di Haroun Fall contribuisce a dare profondità a Sharif, grazie soprattutto ai momenti di silenzio, cosa non facile, vista la natura ben più “sonora” del personaggio. Richard Dylan Magon, con Momo, rappresenta un po’ il collante del gruppo, ossia quell’amico che con il suo spirito riesce a tenere uniti tutti quanti. L’impressione è che, vista la naturalezza dell’attore, Magon sia così anche nella vita reale e parziale conferma è arrivata anche dal diretto interessato, che in sede di conferenza stampa ha spiegato di essere uno sempre con la battuta pronta. Il personaggio di Inno ha avuto meno spazio rispetto agli altri, ma è sicuramente il rappresentante degli ostacoli che molti ragazzi dalla pelle nera riscontrano nella realtà quotidiana: Madior Fall riesce, con il poco tempo a disposizione, a restituire una prova estremamente cinica ed essenziale, in linea con il suo personaggio.

In conclusione, Zero è un gran bel prodotto e Netflix conferma ancora una volta la propria lungimiranza. La storia di Omar è la storia di un ragazzo che crede di esser nulla ma è destinato a diventare l’eroe della sua gente, intesa come le persone che fanno parte della sua vita, e forse anche molto di più. Una sceneggiatura ben pensata e messa in scena anche meglio, accompagnata da musiche pop che risaltano i punti di forza della serie, fanno di Zero un vero e proprio titolo che si spera faccia da apripista in Italia, al fine di raccontare, unendola alla fantasia, la quotidianità del Paese, che si tratti di persone bianche o nera. L’importante è farlo in maniera aderente alla realtà e con la voglia di trasmettere un messaggio. Antonio Dikele Distafano, ideatore della serie, riesce a farlo, mettendo in parte sé stesso nel prodotto e riuscendo a portare al pubblico una vera e propria chicca che oltre alla sua aderenza alla vita vera dimostra di avere anche ambizioni piuttosto alte, confermando il respiro internazionale dello show.


Zero sarà disponibile su Netflix a partire dal 21 aprile. Di seguito, il trailer ufficiale della serie:

RASSEGNA PANORAMICA
Zero: Stagione 1
8
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".
zero-stagione-1-from-zero-to-hero-recensioneZero è un gran bel prodotto e Netflix conferma ancora una volta la propria lungimiranza. La storia di Omar è la storia di un ragazzo che crede di esser nulla ma è destinato a diventare l'eroe della sua gente, intesa come le persone che fanno parte della sua vita, e forse anche molto di più. Una sceneggiatura ben pensata e messa in scena anche meglio, accompagnata da musiche pop che risaltano i punti di forza della serie, fanno di Zero un vero e proprio titolo che si spera faccia da apripista in Italia, al fine di raccontare, unendola alla fantasia, la quotidianità del Paese, che si tratti di persone bianche o nera. L'importante è farlo in maniera aderente alla realtà e con la voglia di trasmettere un messaggio. Antonio Dikele Distafano, ideatore della serie, riesce a farlo, mettendo in parte sé stesso nel prodotto e riuscendo a portare al pubblico una vera e propria chicca che oltre alla sua aderenza alla vita vera dimostra di avere anche ambizioni piuttosto alte, confermando il respiro internazionale dello show.

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