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Aladdin

Aladdin di Guy Ritchie – Il live action Disney con Will Smith | Recensione

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 22 Maggio 2019
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Disney continua la propria opera di trasposizione in live action di alcuni dei più celebri classici dell’animazione: dopo film convincenti come La Bella e La Bestia, ed altri meno riusciti come Dumbo, è la volta di Aladdin, adattamento, ad opera di Guy Ritchie, del celebre film d’animazione del 1994, basato su una delle storie più famose tratte dalle novelle orientali de “Le Mille e una Notte”.

Ambientato sullo sfondo del mitico regno orientale di Agrabah, Aladdin narra le avventure di un giovane intraprendente, un diamante grezzo che sogna di fuggire da una misera esistenza di strada per sposare la bellissima principessa Jasmine, figlia del Sultano. Il destino vuole che Aladdin venga incaricato dal Vizir del Sultano, l’infido Jafar, di recuperare una lampada dalle proprietà soprannaturali, celata nelle profondità della “Caverna delle Meraviglie”. Aladdin riesce a trovare la lampada e, con essa, il vivacissimo genio che la abita, conquistando così la possibilità di esprimere tre desideri, scatenando però le ire del potente Jafar. Il nostro protagonista diventerà così un principe, il grandioso Principe Ali di Ababwa, e si presenta a palazzo per provare a conquistare il cuore della principessa Jasmine.

Nonostante le prime impressioni non entusiasmanti e contrastanti a causa dei poster e del trailer, ci troviamo di fronte ad una pellicola ben realizzata, che vede in Will Smith, nei panni del Genio della Lampada, il vero mattatore del film. Partiamo proprio dal personaggio interpretato dall’attore più famoso del cast, Smith è pressoché perfetto nei panni del Genio, ed esattamente come nel film d’animazione, è il personaggio che traina tutti gli altri, senza il quale il film non sarebbe stato lo stesso, tanto che la pellicola stenta a decollare nei primi minuti, prendendo letteralmente il volo proprio dall’arrivo in scena del Genio.

La regia di Guy Ritchie è altalenante, si passa da scene schizofreniche come l’inizio del film, con un finto piano sequenza che segue Abu mentre ruba nella città di Agrabah, a scene meno ispirate, come la prima fuga di Aladdin dalle guardie, in cui cambi di ritmo troppo forzati rovinano delle ottime coreografie. Su tutte, sicuramente la scena della grotta è quella più riuscita; Gli effetti speciali poi sono senza dubbio di buon livello, ed ogni inserimento in CGI è ben nascosto, mantenendo un’omogeneità sicuramente apprezzabile. La sceneggiatura poteva sicuramente essere migliore, per quanto Aladdin sia fortemente ispirato al celebre film d’animazione, alcuni cambi, soprattutto in fase di scrittura del personaggio di Jafar, annullano buona parte della dinamicità della pellicola, rendendo l’intreccio più scontato e prevedibile, e facendo dunque perdere interesse allo sviluppo della trama. Ma, nonostante un Jafar sicuramente meno sfaccettato rispetto allo spietato calcolatore del film animato, gli altri personaggi sono decisamente ben resi: su tutti, sicuramente la Jasmine di Naomi Scott è quella che ha un’evoluzione maggiore rispetto al film del ’94.

Tra gli attori, come già detto, Will Smith è la star incontrastata della pellicola: perfettamente a proprio agio nelle parti cantate, così come nelle gag del Genio; decisamente meno felice la performance di Marwan Kenzari nei panni di Jafar, personaggio che avrebbe meritato sicuramente un attore più dotato in ambito di espressioni facciali. La già citata Naomi Scott ed il protagonista Mena Massoud forniscono una prova discreta, pur non eccellendo nelle parti cantate, nelle quali si nota una certa rigidità, laddove attori con un’impostazione più teatrale (basti pensare a La Bella e la Bestia) avrebbero probabilmente reso meglio.

E, parlando delle canzoni, queste ultime sono senza dubbio, insieme al Genio, la parte migliore ed uno dei principali punti di forza di tutta la pellicola: in italiano sono cantate dal doppiatore Manuel Meli (Aladdin), dall’ex-finalista di X-Factor Naomi (Jasmine) e dall’attore teatrale Marco Manca (Genio). Anche a livello visivo le parti cantate sono rese al meglio, su tutte “Un amico come me”.

Prima di concludere però lasciatemi fare un piccolo appunto. A differenza del film animato del 1994, dove la città di Agrabah era palesemente una città araba, questo nuovo live action sembra più ispirato alle atmosfere dell’India, dai costumi alle coreografie ai balli e alle strutture degli edifici che compongono la città.

In conclusione Aladdin, pur non presentandosi nel migliore dei modi con poster e trailer poco convincenti, si rivela un buon film d’intrattenimento che funziona per molti versi, tra alti e bassi in fase di regia, grazie ad un Will Smith trascinatore, scritto e messo in scena in modo da donare dinamicità e carattere all’intera pellicola. Parliamo dunque di una sufficienza piena per un film che, pur non attestandosi ai livelli de La Bella e la Bestia, è sicuramente migliore di altri live action dalle stesse pretese. Per quanto ci siano ancora aspetti da migliorare per rendere onore ai capolavori d’animazione dai quali sono tratti, siamo sicuramente sulla buona strada: non resta ora che aspettare luglio, con l’attesissimo Il Re Leone, diretto da Jon Favreau.

Aladdin di Guy Ritchie

Aladdin, pur non presentandosi nel migliore dei modi con poster e trailer poco convincenti, si rivela un buon film d'intrattenimento che funziona per molti versi, tra alti e bassi in fase di regia, grazie ad un Will Smith trascinatore, scritto e messo in scena in modo da donare dinamicità e carattere all'intera pellicola. Per quanto ci siano ancora aspetti da migliorare per rendere onore ai capolavori d'animazione dai quali sono tratti, siamo sicuramente sulla buona strada.
6.5
Godibile
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