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[Recensione] The Flintstones – Gli Antenati vol.1: Benvenuti a Bedrock

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 18 Maggio 2018
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The Flintstones

Annunciato sul finire del 2017 in quel di Lucca, proprio durante il panel di RW Edizioni, sta per essere finalmente pubblicato il primo volume di “Gli Antenati” (The Flintstones) scritto da Mark Russel e disegnato da Steve Pugh. La miniserie, composta di 12 numeri (i cui primi 6 raccolti in questo volume), si colloca all’interno del progetto di rimaneggiamento e reinterpretazione delle proprietà intellettuali di Hanna Barbera, avviato in DC tra il 2016 e il 2017. All’interno dello stesso progetto possiamo trovare Wacky Raceland (una rivisitazione in chiave Mad Max di Wacky Racers), Future Quest, Scooby Apocalypse di J.M DeMatteis e l’attuale gestione dello stesso Russell di The Snagglepuss, all’epoca trasposto con Svicolone.

Le reinterpretazioni sono sempre un territorio abbastanza scivoloso per ogni autore: troppo defilato e si rischia di essere innocui e trasformare un’iniziativa in un’operazione nostalgica; troppo reazionario e si può tradire lo spirito di un personaggio col rischio di attirare le ire dei fan. Mark Russell se la gioca su di una linea sottilissima, e il risultato è una deliziosa rielaborazione di un’icona storica dei cartoon anni 60. Lo scrittore infatti, prende a pretesto la commedia e le situazioni tipiche degli antenati originali per farne una sottile, quanto tagliente, satira della società moderna. Già la primissima pagina di questo volume è di per sé una dichiarazione di intenti.

Ci troviamo all’interno di un museo di storia naturale, nei pressi di quella che un tempo era la vecchia Bedrock. La guida e un visitatore parlano di un ominide risalente all’epoca della pietra e i due indugiano sulle condizioni “terribili” in cui quest’ultimo deve aver vissuto. Con la lettura alle spalle, la cosa risulta “tragicamente” comica, perché quella dipinta da Russell è una società quanto più simile a quella attuale. The Flintstone è infatti un gioco di specchi e rimandi, in cui vengono contestualizzati aspetti propri della nostra epoca, restituendo al lettore quanto paradossale questa possa essere. La miniserie non si limita tuttavia a questo, anzi. Russell introduce molti elementi estremamente maturi per i toni che ci si aspetterebbe dai Flintstone. Per esempio, Fred e Barney sono anche dei veterani di guerra, parzialmente affetti da sindrome da stress post traumatico. I due in passato hanno infatti preso parte al genocidio della popolazione indigena che occupava in precedenza il suolo di Bedrock.

Come spesso – tragicamente – accade in conflitti come questo, la paura è il motore che innesca l’azione dell’uomo, e chi è al potere spesso fa leva proprio su questo aspetto per raggiungere i propri scopi. I due amici, purtroppo, scopriranno troppo tardi che dietro le tante false accuse rivolte al Popolo degli alberi, si celavano interessi edilizi e minerari del signorotto di turno. In tutto questo, Russell non scade mai nel gratuito o nel violento, mixando perfettamente elementi adulti ed elementi comici. In qualche modo ogni episodio, nella sua stravaganza, prende di mira un aspetto della società moderna, lo inquadra all’interno della piccola Bedrock e per rimando, il lettore avverte la distorsione della realtà in cui vive. Una realtà in cui il capitalismo si diffonde a macchia d’olio e dove gli individui tendono sempre più a identificarsi con ‘ciò che posseggono’ e non c’ho che sono, come avviene nell’episodio ‘Acquirenti attenti’. Paradossale come a conti fatti, nella rappresentazione di Russell, sembrino più umani gli ‘elettrodomestici’ che le persone stesse.

Nel resto del volume non mancano riferimenti alla nascita della religione inizialmente intesa come adorazione di oggetti e/o animali, alla xenofobia (nell’episodio con gli alieni), all’introduzione del matrimonio che come tante novità comporta la repulsione sorda e illogica di coloro che vogliono mantenere lo status quo, emblematico al riguardo il giornalista che argomenta così la sua posizione: “credo sia una minaccia immorale alle nostre tradizioni perché quand’ero bambino non c’era”.

Ad ogni episodio Russell tocca le corde giuste mantenendo un tono leggero e ironico. Ad aggiungersi a questa ricostruzione satirica, c’è il tratto di Steve Pugh, il quale si adatta ad ogni situazione passando dal realistico al cartoonesco con grande facilità. Le sue linee morbide e la sua cura per i dettagli donano una nuova linfa ai personaggi creati da Hanna Barbera. Inoltre i suoi sfondi sono un contenitore sterminato di giochi di parole e citazioni sballate, in cui il lettore si perde per minuti interi per cogliere ogni dettaglio e ogni riferimento.

In conclusione un ottimo primo volume che smentisce da subito quelli che possono essere i dubbi del lettore occasionale, che cattura con la sua ironia tagliente, che reinventa un classico e che analizza in maniera intelligente la società contemporanea.


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