Distribuito da Sony Pictures in collaborazione con Eagle Pictures, 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa arriva nelle sale italiane il 15 gennaio, segnando un nuovo tassello nell’evoluzione di uno dei franchise horror iniziato con 28 Giorni Dopo. Il film è il seguito diretto di 28 Anni Dopo (2025) e rappresenta il secondo capitolo della nuova trilogia ambientata nel mondo inaugurato dal film del 2002. Ancora una volta la sceneggiatura è affidata ad Alex Garland, mentre la produzione vede il ritorno di Danny Boyle, qui in un ruolo più defilato ma decisivo. La vera novità è però dietro la macchina da presa: la regia passa a Nia DaCosta. Nel cast torna: Ralph Fiennes interpretando il dottor Ian Kelson, Jack O’Connell dà volto a Jimmy Crystal, Alfie Williams a Spike. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Ambientato poco dopo gli eventi del film precedente, Il Tempio delle Ossa ci riporta in una Gran Bretagna ancora profondamente segnata dal virus della rabbia. Gli infetti continuano a rappresentare una minaccia costante, ma il vero pericolo sembra annidarsi nelle nuove forme di organizzazione umana emerse dalle macerie della civiltà. In questo contesto si intrecciano le vicende di un giovane sopravvissuto e di un enigmatico medico, mentre una comunità brutale e ritualistica mette in discussione ogni residua idea di umanità e redenzione.
28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa conferma fin da subito di non voler essere un semplice sequel. Pur proseguendo in maniera lineare la narrazione della nuova trilogia, il film sceglie di ridefinire il proprio linguaggio, segnando una netta discontinuità di tono rispetto a 28 Anni Dopo (2025). È una scelta rischiosa ma Garland e DaCosta sembrano perfettamente consapevoli che, per mantenere vivo il franchise, non basta replicarne le formule più riuscite. Se il primo film funzionava come una sorta di “rinascita” della saga, questo secondo capitolo assume il ruolo di rottura, ampliando lo spettro dell’orrore e spostando il baricentro dal trauma individuale a una riflessione più ampia. Il confronto con il film del 2025 è inevitabile. Lì dominava un approccio più autoriale e intimo, costruito attorno a un percorso di formazione e a un dramma familiare che rendeva l’apocalisse uno sfondo per raccontare la perdita e la crescita. Il Tempio delle Ossa, invece, abbandona consapevolmente quell’empatia, scegliendo di osservare i personaggi con maggiore distanza.
Questo non significa che il film sia privo di emozioni, ma decide di raccontarle attraverso un’estetica più aggressiva e disturbante. La violenza diventa più esplicita, la messa in scena più barocca a tratti grottesco. Ed è qui che emerge la natura volutamente più “tamarra” del film ch si manifesta in esplosioni gore, momenti splatter e musica metal. Nia DaCosta non teme l’eccesso, ma lo utilizza come strumento espressivo, trasformando alcune sequenze in veri e propri rituali di orrore, dove il corpo diventa simbolo e sacrificio. La regista ha infatti una visione precisa e riconoscibile. Il suo sguardo è meno interessato al realismo sporco dei primi capitoli della saga e più attratto da una dimensione spirituale, fatta di spazi simbolici, e comunità che sembrano sospese tra religione e follia. Il “tempio” evocato dal titolo non è solo un luogo fisico, ma una metafora della necessità umana di costruire significati anche tra le rovine. Dal punto di vista visivo, il film è più ambizioso e talvolta persino ridondante. La macchina da presa insiste sui dettagli, sui corpi martoriati, sui volti segnati, mentre la violenza diventa spettacolo disturbante e riflessione sul potere.
Come da tradizione della saga, gli infetti restano una minaccia costante, ma non sono mai il vero fulcro del racconto. Il Tempio delle Ossa sposta l’attenzione sulle derive sociali, sulle forme di potere che emergono quando ogni struttura precedente è crollata. Le comunità che si incontrano nel film sono organizzate secondo logiche tribali, ritualistiche, spesso violente, in cui la sopravvivenza giustifica qualsiasi brutalità. Alex Garland continua così il suo discorso sulla fragilità della civiltà e sull’ambiguità morale dell’essere umano, ma lo fa attraverso un linguaggio più estremo, meno rassicurante. Nel contesto della nuova trilogia, Il Tempio delle Ossa appare come un film di passaggio, meno compatto emotivamente del predecessore ma fondamentale per espandere l’universo narrativo e prepararne gli sviluppi futuri.
Come già accadeva nel film precedente, anche Il Tempio delle Ossa dimostra una notevole consapevolezza nel dialogo con i generi cinematografici, ma lo fa in modo diverso e più stratificato. Se 28 Anni Dopo si configurava principalmente come un dramma familiare e un racconto di formazione, questo secondo capitolo sceglie una strada più imprevedibile, contaminando la narrazione con suggestioni che spaziano dal buddy movie alla rom-com, senza mai perdere di vista la componente action. Questi inserimenti non risultano mai parodistici né fuori luogo, ma contribuiscono a rendere il film più dinamico, spezzando la cupezza costante tipica del genere post-apocalittico. È proprio in questo equilibrio instabile tra orrore e ironia che mette in mostra il suo non voler rimanere intrappolato in una formula prestabilita. I protagonisti sono costruiti in modo da essere fortemente riconoscibili, sia nelle dinamiche che nei conflitti e si muovono all’interno di un immaginario visivo altrettanto definito. Questa riconoscibilità non diventa mai prevedibilità: al contrario, permette al film di osare sul piano estetico.
Il Tempio delle Ossa svolge un ruolo di cerniera all’interno della nuova trilogia, preparando il terreno per il capitolo conclusivo. Tuttavia, il film riesce a sottrarsi alla classica “legge dei secondi capitoli”, che spesso li condanna a essere meri episodi di passaggio. Qui il racconto non si limita a spostare pedine, ma sviluppa una trama autonoma, con un arco narrativo chiaro e un’evoluzione coerente dei personaggi. Pur lasciando alcune questioni aperte e suggerendo sviluppi futuri, il film possiede una propria identità e una sua completezza interna, qualità non scontata in un contesto seriale di questo tipo.
28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa conferma che la nuova trilogia sa sorprendere e rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. Pur assumendo un tono più estremo e sopra le righe, il film mantiene una trama coerente, personaggi memorabili e un immaginario riconoscibile, riuscendo a essere al contempo un sequel di passaggio e un capitolo con una propria identità.
28 Anni Dopo: Il tempio delle ossa arriva al cinema a partire dal 15 gennaio. Ecco il trailer del film:















