Ok, ok, lo sappiamo che After Life di Ricky Gervais è una serie comedy uscita già da un po’ su Netflix, ma perché fare la recensione ora? Primo, perché non era stata ancora fatta e mi andava di parlarne dalle pagine di Redcapes.it. Secondo, perché è scritta e diretta da Ricky Gervais che, in questo preciso momento, sta girando la seconda stagione, almeno così mi ha detto Ricky l’ultima volta che ci siamo sentiti al telefono.

Terzo, perché provo sentimenti contrastanti nei confronti di Ricky Gervais e lui lo sa. Anche l’altro giorno gli ho mandato un vocale per ricordargli che è uno dei miei cinque Stand-Up Comedian preferiti in assoluto, ma quando scende dal palco per scrivere e dirigere film, il risultato mi fa venire voglia di tirargli i coppini sul collo. Forti.

After Life di Ricky Gervais
Dietro di me Cinismo e Buonismo, anche se il Buonismo ha il vizio del fumo

Nulla da dire, Ricky Gervais è un fenomeno sul palco. Cinico, sarcastico, sagace, graffiante, non guarda in faccia a nessuno, ma quando si mette dietro la macchina da presa, anche se ha delle belle idee di partenza, sembra perdere tutto il coraggio e imbocca questa deriva buonista e zuccherosa che fa a mazzate con le premesse. Non si capisce se sia una sua precisa volontà, o siano i produttori che lo guardano in cagnesco e lo minacciano da dietro le quinte per tenerlo a freno. Se volete un perfetto esempio di quello che ho appena detto, cercate nelle pieghe di Netflix Il Primo Dei Bugiardi (The Invention Of Liyng) e guardatelo una sera che avete un’ora e mezza buca, tipo quando aspettate che la vostra ragazza si palesi dopo aver detto: “5 minuti e scendo!”.

Con After Life è più o meno la stessa cosa. La deriva buonista, non la ragazza che ci mette una vita a prepararsi. Ma voglio mettere le mie manine cicciotte e sporche di Nutella avanti e rispondere ad alcune domande:
– La prima stagione After Life di Ricky Gervais è bella? Sì.
– Fa ridere? Sì.
– Vale la pena vederla? Sì.
– C’è il Ricky Gervais che conosciamo dai tempi di The Office (UK, non il remake mericano)? Sì
– Quindi ti è piaciuto? Sì e no.
– Ma se hai detto che è bello e fa ridere e c’è Ricky e tutto il resto? Se smettete di fare domande ve lo spiego!

After Life di Ricky Gervais
Mediocrità ovunque, mi piove addosso

Il protagonista di After Life è Tony, interpretato da Ricky Gervais (ma và?!), che dopo aver perso la moglie per un cancro al seno, decide che non ha più voglia di vivere, che non gliene frega più niente di essere condiscendente e carino e che è solo fatica sprecata usare i filtri del buon vivere quotidiano. Perché lui soffre e tutti lo devono sapere, nel modo più brutale possibile. Insomma diventa una di quelle persone che investiresti volentieri con la macchina.
Tony vive in questo paesino inglese provincialotto, ingenuotto e banolotto, e tutti gli “otto” che volete aggiungere, facendo il reporter per un giornale locale gratuito. Ogni giorno è costretto a scrivere di tutta l’amena banalità che i provinciali riescono a escogitare per dare un senso alla loro vita e finire su quel giornale.

Fino a qui l’anima feroce di Ricky Gervais è palese, riesce a inventarsi una serie di personaggi talmente macchiettistici ed esilaranti da risultare perfettamente credibili in quel contesto, anche grazie alla bravura dei comprimari. Inserisce situazioni davvero border line, a tratti scioccanti, di una realtà talmente asciutta che quasi si spera nella virata comica e, quando non arriva, ci si ritrova a fare i conti con quella situazione e con quel punto di vista e il tutto potrebbe non far piacere. E qui adoro il buon Gervais.

After Life di Ricky Gervais
Quella laggiù, quella è la vastità del ca**o che me ne frega della gente

Dall’altro lato di After Life c’è tutta la parte poetica e romantica legata alla morte della moglie e alla sua mancanza. In una occasione mi sono anche commosso, io che non mi commuovevo dal 1985, quando Mickey Walsh saluta per l’ultima volta Willy l’Orbo. E anche qui Ricky Gervais è bravo nella scrittura e nella messa in scena, senza indulgere in momenti troppo sdolcinati, senza essere troppo stucchevole o costruire situazioni strappalacrime fini a sé stesse.

È tutto questo che mi fa piacere e non piacere After Life contemporaneamente: questo continuo cambio di direzione senza soluzione di continuità: un attimo prima Tony si preoccupa di non mettere in imbarazzo una prostituta davanti ad altre persone, un attimo dopo minaccia di morte un bambino con un martello. L’andamento altalenante si riflette nello sviluppo delle sei puntate della prima stagione di After Life, fino al repentino e spiazzante cambiamento di Tony che, in un niente, senza una vera causa scatenante, fa un dietro front che sembra un’inversione a U in autostrada e va incontro a un finale di stagione edificante, roseo, con gli uccellini che cinguettano, i coniglietti che saltellano di qua e di là perché la vita è bella e vale la pena di essere vissuta. Punto.

After Life di Ricky Gervais
Ciao, sono la parte poetica, romantica e commovente della serie, piacere di conoscerti!

Visto che ci sono arrivato a spiegare il “sì e no“? Bastava avere un minimo di pazienza e smettere di fare domande.

Rimetto le mani avanti, non voglio per forza finali cinici o tragici, i “lieto fine” mi piacciono, anche tanto. Però ci deve essere coerenza tra il finale e tutto quello che c’è prima. Insomma, cosa direste se un Venerdì 13 finisse con Jason Voorhees che corre allegro nei campi con i suoi nuovi amichetti perché, in fondo, desiderava solo essere amato e accettato per quello che è? Direste che è un finale di me… lma, no?

In ogni caso, After Life vale la pena di essere visto per tante ragioni. In primis alcuni dei monologhi di Ricky Gervais sono spassosi. Seguono a ruota le trovate che usa per tratteggiare l’ingenuità, che sfiora l’ignoranza pura, della provincia inglese. Infine ci mettiamo le strizzatine d’occhio e le citazioni meta-cinematografiche (o meta-seriali, non so come si chiamano in questi casi). Per esempio, il personaggio più stupido, qualunquista e superficiale della serie ha una passione smodata per “Kevin Hart, la persona più divertente d’America”. Se questo non è un roast favoloso verso Kevin Hart da parte di Ricky Gervais, non so cosa sia. O lo stesso Ricky Gervais che si improvvisa heckler a una serata di Stand-Up Comedy ammazzando atmosfera, comico e pubblico in un colpo solo. Come fanno i veri, maledetti heckler.

After Life di Ricky Gervais
Bravino ‘sto comico, non come Kevin Hart, ma sento questo irrefrenabile impulso di rompergli le palle…

Piccolissima nota a margine su After Life. Molti considerano questa serie un inno alla vita, all’amore e al superamento dei momenti difficili che tutti dobbiamo affrontare.

Io ho visto altro. Magari mi sbaglio, ma After Life è anche un monito a non renderci satelliti delle altre persone che fanno parte della nostra vita, a rimanere comunque protagonisti, senza metterci da parte e senza appoggiarci fino in fondo a chi amiamo. Perché, nel bene o nel male, non ci saranno per sempre e se sono loro tutto il nostro mondo e non abbiamo punti fermi in noi stessi, nel momento in cui mancano, cadiamo inesorabilmente per terra, senza punti di riferimento, appigli e capacità di rialzarci. Ecco, forse quest’ultimo sottofondo cinico della serie è quella cosa che mi sta facendo aspettare la seconda stagione e mi ha fatto digerire le mancanze della prima.


Guarda il trailer italiano ufficiale della prima stagione di After Life di Ricky Gervais, serie tv disponibile su Netflix