Oggi a Venezia è il giorno di un altro film italiano: dopo l’eccellente E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, serio candidato a vincere il Leone D’Oro, in queste ore è stato presentato, come film Fuori Concorso, Ariaferma, di Leonardo Di Costanzo, una pellicola italiana che tratta un tema non troppo presente nella nostra cinematografia, quello del carcere e, stando a quanto affermato dallo stesso regista, “un film che non parla delle condizioni dei carceri in Italia, ma dell’assurdità del carcere”.

Un vecchio carcere ottocentesco, situato in una zona impervia e imprecisata del territorio italiano, è in dismissione. Per problemi burocratici i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti rimane, con pochi agenti, in attesa di nuove destinazioni. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni.
Toni Servillo interpreta l’ispettore di Polizia Penitenziaria Gaetano Gargiulo a cui tocca il compito di sorvegliare e guidare i detenuti nei giorni della transizione.
Silvio Orlando veste i panni del detenuto Carmine Lagioia, nel cast anche il Nastro d’Argento Fabrizio Ferracane e Salvatore Striano.

Ariaferma è un film decisamente interessante sia per la tematica scelta, ma soprattutto per la sua realizzazione: in una serie di ambienti chiusi e pressoché privi di azione, la regia pulita e mai eccessiva di Leonardo Di Costanzo scandisce la narrazione, equilibrata e che da spazio a tutti, dei protagonisti della vicenda. La scrittura, soprattutto per quanto riguarda i personaggi, è eccellente perché, come già detto, si riesce a dar spazio a tutti, portando lo spettatore a conoscere i personaggi che popolano il carcere, dal più importante all’ultimo dei comprimari; anche nei casi di personaggi di cui conosciamo poco e niente, senza accenni al loro background e al vissuto, lo spettatore riesce comunque ad empatizzare e capire le scelte e i comportamenti dei vari detenuti e di chi li circonda nelle vicende.

AriafermaPezzo forte, in questo caso, è anche e soprattutto la fotografia, che svolge magistralmente il proprio ruolo, pur con la poca varietà di ambientazioni e di situazioni, ampliando quel senso di disagio che solo un carcere, per di più in dismissione, può dare, e contribuendo ad ingrandire le ottime performance dei membri del cast.

Perché, ed è quasi scontato dirlo, un film che vede protagonisti Toni Servillo e Silvio Orlando non può che avere nelle performance attoriali il vero punto di forza: entrambi gli attori, due dei migliori interpreti del cinema italiano, riescono ad essere bravissimi anche nei film meno riusciti, e non stupisce quindi che, in una pellicola decisamente valida come Ariaferma, i due siano assolutamente spettacolari, con il loro campionario di espressioni facciali, la giusta teatralità, mai esagerata, mai in overacting, la capacità di esprimersi anche senza parole, arte in cui Servillo è ormai da anni una sorta di manuale vivente. Decisamente convincente, seppur in parte oscurato dai due protagonisti, anche Fabrizio Ferracane, che si dimostra come sempre adatto anche al cinema, pur essendo di formazione prettamente teatrale.

Ariaferma conferma quindi quanto di buono visto fino ad ora in questa edizione di Venezia, un Festival che sta portando diversi prodotti italiani di buono, quando non ottimo, livello, e soprattutto molta varietà: dal distopico Mondocane, al personale e commovente E’ stata la mano di Dio, al claustrofobico eccellente Ariaferma, quest’edizione di Venezia è decisamente un toccasana per il cinema italiano.

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